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Giovanni Miccolis – Durante la terribile peste che interessò Mola dal 19 gennaio 1691 al 13 marzo 1692 i territori dei paesi colpiti dal morbo furono isolati dal resto del Regno. Si trattò di un severissimo isolamento di Conversano, Mola, Castellana, Monopoli e Fasano dal resto della provincia per mezzo di un cordone di baracche controllate da soldati. La costa era sorvegliata continuamente da feluche che rendevano impossibile l’allontanamento dalla riva di qualsiasi barca. La quarantena era completata da un cordone di baracche controllate da soldati.Altra misura di sicurezza attuata dalle autorità fu una seconda delimitazione di territorio per un controllo totale del contagio e che comprendeva i territori di Bari, Bitonto, Palo, Modugno, Bitritto, Loseto, Cellamare, Turi, Rutigliano, Capurso, Triggiano e Noja. [vedere “Un triste periodo della storia di Mola”- Città Nostra n. 44].Il 5 aprile 1692 i sopravvissuti si raccolsero nelle chiese cittadine e tra canti di gioia salutarono la fine del terribile flagello; allo stesso tempo forse maledissero l’insensibilità del feudatario, Simone II Vaaz.Dimenticati i lutti, i molesi ripresero con tenacia a riorganizzare la loro esistenza e le loro attività. Costanza e fermezza ammirate dai cittadini dei paesi confinanti che definivano i molesi “capa tosta”. In breve la popolazione crebbe fino a novemila abitanti. Aumentarono le produzioni di carrube, olio, mandorle, legumi, fichi secchi. Si sviluppò il commercio dei prodotti agricoli dei paesi limitrofi. Furono costruiti frantoi che producevano olio pregiato. Le barche di Mola trasportavano i prodotti della terra in ogni porto dell’Adriatico e riportavano in patria derrate e manufatti di altri paesi. Molte famiglie borghesi si arricchirono e mostrarono il loro prestigio con palazzi grandiosi e splendide masserie.Il clero era anch’esso ricchissimo per i numerosi lasciti testamentari degli appestati. Possedeva notevoli proprietà terriere, tanti beni immobili, consistenti rendite. I francescani di Santa Maria del Passo si dedicavano anche alla commercializzazione, o per meglio dire al contrabbando di prodotti agricoli.L’Università di Mola chiese di passare sotto il Regio Demanio per allontanare gli odiati feudatari. Un obiettivo raggiunto nel 1755: i Vaaz perdettero la città di Mola, ma continuarono ad abitare nel castello e nei palazzi posseduti….. 

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