Carlo d’Angiò, per un comodo soggiorno durante le sue visite, fece costruire sue residenze che chiamò “Palatia” a Bari, Barletta, Brindisi, Melfi, Mola e Villanova.
I primi quattro palazzi furono edificati all’interno dei castelli fortificati preesistenti, gli altri due (Mola e Villanova) nelle nuove città, al momento stesso della costruzione delle mura. Per il palazzo di Mola utilizzò due angoli delle mura e si trovava quindi all’interno della nuova città e lungo le mura (Patrick Boucheron, Jacques Chiffoleau – 2004 “Les palais dans la ville: espaces urbains et lieux de la puissance publique …”? – Pagina 88). Per dire il vero, questa soluzione interpretativa in parte contrasta con il testo del documento (predictum palatium fieri debet ab uno capite muri ambitus dicte terre, usque ad aliud caput eiusdem terre), ma sembra la più logica perchè, date le misure delle mura innanzi citate, non si comprende dove potesse essere situato il palazzo per stare fra due mura opposte. Il Re, con lettera del 19 gennaio 1279, ordinò al Giustiziere di Terra di Bari di realizzare il Palatium con relativa cisterna, sotto la guida del soprastante Alberico de Mornay. Il Giustiziere s’impegnò immediatamente a realizzare un fabbricato lungo 10 canne, largo 3 canne e mezza ed alto 4 canne, con annessa cisterna di 10 canne per 3 (non furono date indicazioni precise nei documenti angioini sull’ubicazione del palazzo molese, che alcuni studiosi ritengono sia il nucleo del fabbricato poi ampliato da Gaspare Toraldo nel 1509, l’attuale castello; fatto improbabile, come vedremo tra poco). Il palazzo fu completato nel luglio 1280, l’anno successivo la cisterna (o cisterne) e l’annesso giardino. Si deve ritenere che le cisterne, realizzate successivamente, affiancassero il palazzo: secondo le istruzioni regie dovevano avere una profondità necessaria fino a ritrovare acqua (usque quo perveniretur ad aquam vivam). Questo particolare ci fa presumere che il fabbricato non poteva trovarsi sul litorale, perché scavando avrebbero trovato soltanto acqua marina, non utile quindi per usi potabili. Ci fa ritenere anche che non poteva coincidere con l’attuale castello in riva al mare e fuori delle mura della città; il riferimento che si fa come “castello angioino” dovrebbe ritenere inesatto. Durante la prima dominazione veneziana, nel giugno/luglio 1495, anche gli abitanti di Mola preferirono arrendersi ai veneziani senza combattere. Per quanto riguarda Mola occorre dire però che fu conquistata solo la città, mentre il castello, che era separato dalle mura, rimase in saldo possesso degli Aragonesi. Tuttavia subì notevoli danni con l’assedio veneziano e Toraldo, il feudatario, attuò un radicale restauro tramite l’architetto militare Evangelista Menga da Copertino, che gli diede l’attuale forma di poligono stellato. Anche durante la seconda dominazione veneziana non fu possibile espugnare il castello di Mola che rimase, ancora una volta, nelle mani degli imperiali. Castello di Mola, come già detto, che era all’esterno delle mura e non all’interno come il palazzo fatto costruire da Carlo I d’Angiò. Nelle relazioni veneziane fu scritto: «Polignano è del tutto nostro et cussì Monopoli; la terra de Mola se ha reso, ma el Castello se tiene». Dal castello gli imperiali sparavano con le bombarde sulla città e sulle navi. Una galea veneziana (la Bemba) fu colpita da una bombarda. L’abitato di Mola, vicinissimo alle artiglierie, subì molti danni, come risulta da una relazione del barone di Lecce, il quale arrabbiato concluse: «vol levarsi e andare a prendere la rocha di Mola che ha molto danizà la terra». Il castello, quindi, era al di fuori delle mura e non risulta da alcun documento che le mura fatte costruire da Carlo d’Angiò dopo il 1277 fossero state modificate, “in peius”, peraltro, restringendo l’area della città che aveva invece bisogno di più spazio per l’aumento degli abitanti.
14 Commenti
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23:28 del 10 dicembre, 2009
SIG/DOTT. MICCOLIS, RITENGO L’ARGOMENTO MOLTO INTERESSANTE MA POTREBBE SCRIVERE L’ARTICOLO IN UN MODO MENO “PESANTE” PER CHI LO LEGGE?
AD ESEMPIO CON PERI0DI + CORTI E UNA RIGA DI SPAZIO TRA UN PERIODO E L’ALTRO. O COMUNQUE ANDANDO A CAPO DOPO IL PUNTO.
08:00 del 11 dicembre, 2009
L’inconveniente riscontrato dall’interlocutore anonimo sopra citato è dovuto all’impaginazione del testo e non ad altro.
08:46 del 11 dicembre, 2009
Gli articoli di Miccolis sono sempre belli, interessanti e ben documentati. Complimenti.
17:49 del 11 dicembre, 2009
LEO CHI HA DETTO IL CONTRARIO?
SE DIPENDE DALL’IMPAGINAZIONE NON SI PUò FARE NULLA PER RENDERLO DI + FACILE COMPRENSIONE? LA SOLUZIONE è FARE UN COPIA-INCOLLA SU MS WORD E SCIOGLIERE LA MATASSA.
DOTT. MICCOLIS NESSUNA OFFESA, NON LA STO CRITICANDO. QUANTO AL MIO ANOMIMATO, POTREI ESSERE UNO QUALUNQUE, NESSUNO O CENTOMILA, E LA COSA NON CAMBIEREBBE NULLA.
14:44 del 13 dicembre, 2009
Come sempre ogni comunicazione per essere efficace deve sempre tenere conto di quanto si vuole comunicare (significato) e del suo aspetto nel comunicarsi (significante). Forse la forma ha valore?
L’articolo è comunque interessante.
18:02 del 13 dicembre, 2009
SE DEVO SCRIVERE UNA LETTERA AD ES. UN RECLAMO, O PER UNA ASSUNZIONE, LO DEVO FARE BENE ALTRIMENTI CHI LA RICEVE NON LA LEGGERA’ FINO IN FONDO. IL SENSO è QUESTO E ANCHE LA FORMA HA VALORE.
IL DISCORSO PUò ESTENDERSI A UN QUALSIVOGLIA ARTICOLO DI GIORNALE. L’ARTICOLO QUI SOPRA VISTO COSì è UN MATTONE COMUNQUE INTERESSANTE DA LEGGERE.
08:19 del 14 dicembre, 2009
Chiedo scusa se il testo dell’articolo, così come è riportato nel sito, appare pesante o noioso per la sua “compattezza”.
Ciò è dovuto al modo di elaborazione della e-mail al direttore del sito ed, a sua volta, alla trasmissione dell’articolo ricevuto al web-master.
Tale inconveniente può essere accaduto altre volte (vedere da ultimo: “Puglia- il 5,20% dei cibi è contaminato”), ma trattasi di un problema secondario.
Lo scopo del mio intervento era di poter stabilire – con l’aiuto di lettori autorevoli del sito- se effettivamente il nostro castello è “angioino”, così come è riportato dappertutto, ovvero “aragonese”.
14:47 del 14 dicembre, 2009
e quando dura l’approvazione ?
14:49 del 14 dicembre, 2009
Senza nessuna pretenzione a qualificarmi ” lettore autorevole”, provo a dire la mia (breve) idea riguardo al soggetto.
Se ci fidiamo delle date e dagli scritti riportati da Wikipedia,Carlo I d’Angiò (21 marzo 1226 – Foggia, 7 gennaio 1285), spostata la sede della capitale del suo regno, da Palermo a Napoli (1266), nel suo nuovo insediamento passo’ comanda (1279) per la per la costruzione del Maschio Angioino a Napoli ( http://it.wikipedia.org/wiki/Castel_Nuovo#Le_origini_e_il_periodo_angioino ) da dove addirittura due anni prima (1277) passava comanda per il maniero molese. http://it.wikipedia.org/wiki/Mola_di_Bari#Castello_Angioino
Stando a quanto riportano gli scritti, la presenza aragonese è stata pressochè ininfluente al di sopra della penisola salentina (li’, vi fù presenza più impregnata) e comunque, più o meno le date e gli scritti riportati coincidono in un modo da risultare più propensi ad un castello “Angioino” piuttosto che “Aragonese” in quel di Mola.
19:17 del 14 dicembre, 2009
Senza nessuna pretenzione a qualificarmi ” lettore autorevole”, provo a dire la mia (breve) idea riguardo al soggetto.
Se ci fidiamo delle date e dagli scritti riportati da Wikipedia,Carlo I d’Angiò (21 marzo 1226 – Foggia, 7 gennaio 1285), spostata la sede della capitale del suo regno, da Palermo a Napoli (1266), nel suo nuovo insediamento passo’ comanda (1279) per la per la costruzione del Maschio Angioino a Napoli da dove addirittura due anni prima (1277) passava comanda per il maniero molese.
Stando a quanto riportano gli scritti, la presenza aragonese è stata pressochè ininfluente al di sopra della penisola salentina (li’, vi fù presenza più impregnata) e comunque, più o meno le date e gli scritti riportati coincidono in un modo da risultare più propensi ad un castello “Angioino” piuttosto che “Aragonese” in quel di Mola.
13:24 del 10 febbraio, 2010
Il palacium di Mola ,congiuntamente a quello di Villanova, fu concepito nel Novembre del 1278 nel corso della visita del Sovrano al cantiere della costruzione delle mura , il cui termine per la consegna era stato stabilito nel Marzo 1279. Esso avrebbe costituito, una volta ultimato, un posto di tappa sulla via marittima da Bari a Brindisi allora scarsamente utilizzato dalla Corte che normalmente percorreva la strada interna con posti di tappa nei centri abitati. la gestione del Palazzo il cui progetto si deve agli stessi ideatori del circuito delle mura ,fu affidata ad un apposito ufficio della Corte ( officium Grafferii hospicii nostri) e notificata al Giustiziere di terra di Bari, che aveva il compito di seguire ed affiancare il sovrastante di tale ufficio, nel gennaio del 1279. I dettagli delle caratteristiche costruttive della nuova costruzione si possono leggere nei registri della cancelleria Angioina, trascritti prima della loro distruzione avvenuta nel Settembre del 1943. Il palazzo era comunque ubicato all’interno del recinto. Sovrastante ai lavori fu in primo momento nominato il piccardo Baucelin del Linnays, funzionario del predetto Ufficio che fu poi sostituito da guidone del Monastero di S. Giovanni. L’attribuzione di questa funzione ad Alberico de Mornay, più volte segnalato da coloro che si sono occupati a vario titolo della storia di Mola è erronea poichè costui nello stesso periodo era in Sicilia castellano del castello di Bove ( probabilmente da qui nasce la confusione)prima e successivamente di Caltabellotta ). Peraltro basterebbe esaminare il documento ciatato dal Minieri Riccio e riportato dal De Santis ( Reg. Ang. 1278-79 H 33 fol 167t) per rendersi conto della svista. L’assuntore delle opere, lo stesso che aveva realizzato le mura di Mola suggerì di utilizzare per alimentare la cisterna l’acqua d un pozzo esistente nei pressi che avrebbe comodamente fornito di acqua la nuova struttura, ma il sovrano dette disposizione di costruire una cisterna alimentata con acqua piovana, lasciando il pozzo a disposizione degli abitanti. ( tale pozzo, chiamato in epoca cinquecentesca fontana della Torre, fu in funzione sino al 1798, quando con la demolizione del manufatto fu deciso il suo atterramento). Segue
13:43 del 10 febbraio, 2010
una volta completato venne affidatao alla custodia di un contergius ovverosia un custode che almeno sino al 1312 custodirono il manufatto che aveva solo funzioni rsidenziali. In qualche caso, come documentato dai Registri contabili della cancelleria Angioina, si trattava di reduci di guerra. (si conoscono i nomi di almeno 5 custodi; l’argomento sarà oggetto di un prossimo articolo). Il Palazzo ed il castello sono stati costruito all’interno delle mura e ne poteva essere diversamente; una testimonianza di viaggiatori della metà del xv secolo certifica che ” Mola è circondata da forti mura ed ha un piccolo fortilizio nel suo circuito”. La separazione del castello dal circuito difensivo delle mura avvenne infatti all’inizio del XVI secolo, a seguito dell’occupazione di Mola da parte dell’armata veneta che dal Luglio del 1495
tenne in possesso la terra di Mola, mentre il castello era nelle mani degli Aragonesi. A seguito di fatti di armi tra le due fazioni il Sovrano su richiesta dei Veneti autorizzò la separazione, tramite un fossato ed un antemurale ,della fortezza dalla città. La comunità di Mola fu quindi costretta ad erigere una nuovo baluardo utillizzando le pietre vive che erano state accantonate per la ricostruzione della Chiesa Matrice. Segue
13:54 del 10 febbraio, 2010
Ritornato nelle mani del Feudatario, che nel 1503 era stato reimmesso dagli Spagnuoli con il titolo di Castellano nel possesso del Castello, ch la struttura subì una serie di adeguamenti alle nuove esigenze della guerra, dopo i primi lavori di fortificazione eseguiti al tempo dell’ultimo sovrano Aragonese che aveva provveduto con mantellette a renderne più sicuri gli spalti. Gli studi più recenti hanno comunque escluso che l’autore delle fortificazioni più recenti siano opera di Evangelista MENGA da copertino, il quale si limitò a tracciare il disegno della fortezza per ordine del Sovrano e forse realizzò il bastione verso mare che oggi risulta demolito. Tale bastione fu certamente realizzato dopo la seconda ed effimera dominazione veneta (1528); anche in questo caso la citta si offrì ai Veneziani mentre il Castello, in cui si erano asserragliati gli Spaguoli ed i seguaci dei Toraldo, provocò danni gravissimi. Il comandante della flottiglia veneta, Agostino da Mula dovette concludere una tregua con il presidio Spagnuolo. (agosto 1528). Segue
22:10 del 6 marzo, 2010
Io devo fare i miei complimenti, perche’ un approfondimento storico di mola ci vorrebbe, anzi aldilà dei punti e delle virgola, magari ci fosse unarticolo o uno spazzietto che davvero di facesse conoscere la storia di mola sarebbe bellissimo ed affascinante conosce dall’inizio ad oggi!!!