Il nostro Domenico Clemente sarà in scena all’ Auditorium Vallisa di Bari dal 21 al 24 gennaio con la rappresentazione di “Rosso profondo – in punto di morte” di Luigi Lunari e per la regia dello stesso Clemente.

E’ una produzione Teatroinsieme, chye si avvale del sostegno di Regione Puglia, Provincia di Bari, Comune di Bari, Università degli Studi di Bari , Teatro Pubblico Pugliese.

Lo spettacolo ha inizio alle ore 21 (la domenica alle 18). Ingresso 10 euro. Informazioni al 347.1806809

Un uomo politico, appena eletto Presidente del Consiglio, proprio nel giorno del suo insediamento, riceve la notizia che un tumore non gli lascia che pochi mesi di vita. Decide, allora, di dedicarsi a realizzare gli ideali in cui credeva fin da ragazzo, in tutta semplicità, al di là di ogni convenienza e prudenza politica. Così, scende in piazza e comincia a parlare con la gente, con tutti quelli che incontra. E lo fa apertamente, senza più nessuna di quelle cautele di cui i politici sono soliti rivestire i loro pensieri, ma semplicemente dicendo quello che pensa, chiamando le cose col proprio nome: pane il pane, vino il vino. E la gente lo ascolta. Per la prima volta, un uomo politico annulla la distanza abissale che c’è tra il palazzo e la gente comune, il popolo. E il popolo è dalla sua parte.

Ma questo suo modo di fare si scontra, inevitabilmente, con le resistenze di tutti i partiti della coalizione di governo, allarmati all’idea di non poter più continuare a “spartirsi la torta”… E così, considerato ormai una pericolosa scheggia impazzita, in una sorta di riunione segreta, come dei gangster, dei mafiosi della vecchia Chicago, i suoi ex-amici decidono di eliminarlo. Ma prima che questo accada, il Presidente riceve una notizia che ribalta completamente la situazione: la diagnosi infausta è solo il frutto di un banale errore, di uno scambio di cartelle. In realtà egli sta benissimo. Questo, però, non lo rallegra. Anzi, lo getta in uno stato di ansia e di disperazione. Tutto il coraggio che aveva manifestato “in punto di morte” scompare all’idea di avere ancora una vita davanti, con le sue meschinità, i compromessi, le ipocrisie…

Nessuno saprà mai se il Presidente, che muore cadendo dalla finestra, sia stato ucciso dai congiurati o sia fuggito dalla vita di propria iniziativa. L’ultimo suo pensiero, folgorante, sono poche parole da una poesia di Majakovski: “In questa vita non è difficile morire. Vivere è di gran lunga più difficile.”

Uno spettacolo diretto, senza fronzoli e sovrastrutture. Un racconto, tutto d’un fiato, di una vicenda immaginaria eppur così vicina alla nostra realtà, al momento politico che stiamo attraversando. Stati d’animo e sentimenti riportati in una confessione personale, un’autodifesa sincera e appassionata, prima del verdetto finale.

(da una lettera di Luigi Lunari al neo-eletto Presidente del Consiglio, pubblicata su Repubblica del 13 marzo 1987: “…com’è fatta la realtà che realizza i sogni della giovinezza? È davvero tutto come si pensava? Quanto comporta di delusione, di compromessi con gli altri e soprattutto con se stessi? Di quanto cinismo s’inquina l’ideale, oppure – che è forse lo stesso – quanta realistica e vissuta saggezza è necessaria per temperare l’intransigenza spietata dell’utopia giovanile? Che differenza c’è tra quello che si è sognato da giovani, e quello che si riesce a fare quando si arriva – in teoria – a poterlo fare?”…)