Polpa di pesce, di granchio, di aragosta, di gamberi e carboidrati, confezionati in forme colorate di arancioni e bianchi, bistecchine di mare, spiedini panati di pesce e persino ravioli «di mare» con ripieno di cernia. Elaborate leccornie di provenienza «ignota» che i militari della Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Bari hanno trovato e sequestrato nel corso di una serie di ispezioni condotte all’interno di attività commerciali all’ingrosso nella città di Bari e nei comuni dell’area costiera.
Gli uomini della Capitaneria hanno messo le mani ed i sigilli su complessive cinque tonnellate di prodotti ittici privi delle informazioni obbligatorie ai fini della tracciabilità secondo quanto previsto dalla legge.
Ai proprietari degli esercizi commerciali sono state inflitte ammende per un ammontare di 7.000,00 euro. Sui ravioli con ripieno di cernia sono state fatte analisi per verificare il loro contenuto ed accertare eventuali frodi alimentari. Fino ad una trentina di anni fa, il consumatore comprava un prodotto alimentare basandosi soprattutto sulla fiducia che riponeva nel produttore o nel dettagliante. Oggi il consumatore non acquista più solo dal negoziante di fiducia, ma sempre più spesso nel luogo a lui più facilmente accessibile, o in quello dove trova prezzi più bassi. Se da un lato questa situazione ha portato a notevoli vantaggi pratici, dall’altro ha aggravato la situazione di mancanza di informazioni precise e complete sull’origine degli alimenti e sulle aziende coinvolte nella filiera del prodotto
Dal gennaio 2005 è entrato in vigore la normativa sulla rintracciabilità degli alimenti che obbliga di esporre sui banchi di vendita delle pescherie i cartellini per la rintracciabilità delle varie fasi della produzione, trasformazione e della distribuzione. Già dal 2002 vigeva l’obbligo della etichettatura che impone l’esposizione del prezzo di vendita, della denominazione commerciale della specie, della denominazione scientifica della specie (facoltativa nella vendita al dettaglio), del metodo di produzione (pescato o allevato), della zona di cattura.
Cosa finisce nel piatto dei baresi? Chili e chili di cibi andati a male, formaggi surgelati, salumi in cattivo stato di conservazione, pasta scaduta, carne irrancidita e riciclata, pesce avariato. È sempre più intensa a Bari l’attività della Capitaneria di Porto e del Nas dell’Arma dei carabinieri, nel corso di tutto il 2009 e nel primo mese del nuovo anno hanno portato a rilevare numerose infrazioni, anche di carattere penale. La frode principale riguarda il ritrovamento di prodotti in cattivo stato di conservazione o comunque inadatti al consumo umano.
Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno
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