Tre braccianti – due donne e un uomo – sono rimasti intossicati mentre erano al lavoro in un campo di uva da tavola precoce, nelle campagne tra Mola e Conversano.
I tre lavoratori hanno accusato malori a causa della inalazione di pesticidi anticrittogamici mentre era in corso l’irrorazione dei vigneti con le macchine atomizzatrici. Causa del malore potrebbe essere stata il cambio di direzione del vento che avrebbe fatto convergere su di loro la nube, composta dai fitofarmaci miscelati con l’acqua, usati nel campo. I tre hanno accusato disturbi respiratori e irritazioni cutanee e si sono rivolti ai sanitari del pronto soccorso dell’ospedale «Jaja». Nessuno dei tre è stato ricoverato. Dopo le cure sono tornati alle proprie abitazioni ma potranno tornare al lavoro solo fra qualche giorno.
L’episodio riporta l’attenzione sul corretto uso dei prodotti fitosanitari in agricoltura ma soprattutto sulla sicurezza del lavoro nei campi. Non è la prima volta che un incidente del genere si verifica nei campi del Sud-Est Barese. I più recenti e clamorosi si sono verificati nelle campagne di Turi (due anni fa un centinaio di agricoltori dovettero ricorrere alle cure dei sanitari) e Noicattaro (lo scorso anno finirono in ospedale una cinquantina di braccianti, quasi tutte donne). La produzione di uva da tavola richiede la massima attenzione e l’atomizzatore è un attrezzo che va usato con estrema cautela.
«Esso divide in particelle – spiega Giovanni Campanile, agronomo e ricercatore – gocce d’acqua mescolate al medicinale. In questo periodo, i tendoni di uva da tavola vengono sottoposti a trattamenti contro le malattie funginee. Gli agrofarmaci, se non usati con attenzione – avverte l’esperto -, possono rivelarsi irritanti, nocivi e tossici». Quali precauzioni vanno usate? «La somministrazione – spiega Campanile – va effettuata da operatori muniti di tuta, casco e maschera protettiva, che deve essere cambiata periodicamente. La massima attenzione va osservata anche per la taratura degli atomizzatori e la loro periodica revisione».
«In questo periodo – spiega Donato Fanelli, produttore di uva da tavola e presidente nazionale dei Giovani imprenditori di Coldiretti – i produttori preparano le piante alla fioritura e intervengono con antiparassitari. L’attenzione deve essere massima. Incidenti come quello di Mola e quelli accaduti nel passato ci fanno capire come sia importante la formazione in agricoltura – sottolinea – ed è per questo che la nostra organizzazione ha promosso corsi sulla sicurezza sul lavoro (partono ai primi di maggio nei Comuni di Andria, Altamura e Conversano, ndr)».
Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno






Certo che l’uva rimane il prodotto che più di altri (forse solo il sedano è al suo pari) viene trattato in maniera massiva e Dio solo sa che residui di pesticidi sono presenti nell’uva che mangiamo.
Ma come possiamo stare tranquilli sui prodotti agricoli che consumiamo quando questi escono da una filiera di controlli e certificazioni (penso alla certificazione COOP una delle più rigide in materia) se vogliamo acquistare come si usa dire adesso a Km 0 frutta e verdura bypassando questi controlli??