Le acque, al porto di Mola, rimangono agitate. Permane lo stato di agitazione della marineria. Gli armatori e le cooperative di pesca hanno bloccato il mercato ittico, che rimane chiuso da tre giorni.
Su Lungomare Dalmazia, le saracinesche delle cooperative sono state abbassate. I manifesti e gli striscioni sono stati esposti sui cancelli del mercato, sulle saracinesche delle cooperative, sul molo di levante. Esprimono rabbia e sfiducia. Intanto nelle pescherie riaffiora qulche piccolo quantitativo di pesce «bandito» dalla nuova normativa europea: quello di piccola taglia, sogliole, alici, moscardini. Forse è stato pescato da qualche pescatore temerario o, come si vocifera, importato dalle aree di pesca non interessate dal divieto comunitario che impone reti a maglie larghe 50mm.
Per ripristinare ordine è scesa in campo la diplomazia. Ieri mattina il sindaco, Stefano Diperna ha incontrato, in una riunione tecnica, il prefetto di Bari, Carlo Schilardi e il comandante della Capitaneria di porto di Bari, ammiraglio Salvatore Giuffrè. La riunione ha avuto come oggetto la crisi in cui versa il settore ittico e la protesta della marineria di Mola che lunedì scorso ha restituito all’Ufficio Marittimo 50 licenze di pesca e i documenti di navigazione come segno di protesta contro le misure comunitarie entrate in vigore dal 1° giugno (rete a maglia larga e nuovo regime di sanzioni). Durante l’incontro sono stati affrontati i problemi che attanagliano il settore e le azioni che devono essere intraprese per evitare che decine di imprese e le sei cooperative di pesca di Mola chiudano i battenti e centinaia di lavoratori perdano il loro posto di lavoro. Il primo cittadino alla fine dei lavori ha dichiarato: «Ringrazio il Prefetto per avere accolto le istanze provenienti, nostro tramite, dalla marineria di Mola ed avere quindi indetto l'odierna riunione. Ringrazio Schilardi per la disponibilità a voler accogliere le istanze unitarie degli operatori della nostra città e delle altre marinerie del barese al fine di supportarle nei confronti delle istituzioni regionali, nazionali e della Comunità Europea. Spero che si possa sempre lavorare in sinergia ed unità per il bene della nostra comunità e per raggiungere quei risultati utili alla ricrescita economica del territorio».
«È emersa – spiega ancora Diperna – la necessità di coordinarci per coinvolgere tutte le marinerie pugliesi ad un tavolo unitario del quale faranno parte il prefetto, i sindaci, l’ammiraglio ed i parlamentari europei della nostra regione al fine di sostenere proposte alternative alla norma contraddittoria in vigore dal 1° giugno. Abbiamo chiesto un incontro urgente anche al ministro Galan. Tutti – rimarca Diperna – siamo consapevoli del fatto che l’Adriatico non è l’Atlantico e che in questo mare è adulto anche il pesce di taglia più piccola. Inoltre si è parlato di controlli. Non è possibile, infatti, che il nostro Paese abbia l’obbligo a rispettare il nuovo regolamento comunitario mentre altri Paesi non comunitari ma che rientrano nel bacino del Mediterraneo non solo pescano con reti di maglia più piccola e attenendosi alle vecchie norme, ma addirittura esportano il pescato nel nostro Paese. Così al danno si unisce la beffa».





