Mercoledì 16 giugno alle ore 18.30 presso la Scuola Secondaria di I grado "Luigi Tanzi" sarà presentato il cortometraggio "LEFKADA" – I marinai molesi scomparsi, a cura della prof.ssa Anna Consiglio e del prof. Gianluca Sciannameo.
Alla manifestazione interverrano Pasquale B. Trizio (storico della marineria e presidente della Lega navale di Bari), Isa Quaranta e Mario Ventura, per avviare un dibattito intorno ad una vicenda di storia molese ancora oggi velata di mistero.
Il progetto "Ciak, scuola in corto 1" rientra nella programmazione P.O.N. 2009/2010 dell'Istituto







I miei complimenti agli organizzatori: il recupero della storia è sempre un’iniziativa meritoria, specie se indirizzata ai ragazzi e rivolta a episodi meno noti di cui si rischia di perdere memoria.
Nonostante la lapide raffigurata nella locandina (e posta sul lungomare Dalmazia presso piazza XX Settembre, sulla parete dell’edificio ad angolo di fronte al torrione), che io sappia la comunità di appassionati di storia locale non ha sinora rivolto una specifica attenzione all’affondamento in circostanze poco chiare delle due paranze molesi nel 1930 a largo di Corfù, con 15 morti.
Mi spiace di non aver modo di assistere alla proiezione (che suppongo aperta alla cittadinanza) e colgo l’occasione per chiedere se sarà possibile vedere il cortometraggio in altre circostanze.
Si, effettivamente si tratta di due motopescherecci di Mola che erano partiti per la pesca lungo le coste della Palestina, Creta, Patrasso ed Epiro. All’inizio del 1930 le due imbarcazioni si allontanarono dal porto di Santa Maura (Patrasso) e scomparvero misteriosamente senza alcuna spiegazione plausibile. La stampa riportò così la notizia:
«Si apprende che il giorno 9 corrente nelle acque di Corfu’, naufragarono per cause non ancora accertate, le barche motopescherecce molesi “San Spiridione” e “Maria S.S. Addolorata”. Dei componenti i rispettivi equipaggi, in numero di 17 complessivamente, due sarebbero salvi perché per puro caso non si trovavano imbarcati ma erano rimasti a terra per riparazioni alle reti; di altri due sarebbero stati rinvenuti sulla spiaggia di Corfù i cadaveri riconosciuti di Giacomo Caragiulo e Antonio Vitulli. Il primo di essi, trovato completamente svestito ed aggrappato ad un remo, aveva tentato evidentemente senza riuscirvi di salvarsi a nuoto. Né degli altri tredici, né delle imbarcazioni, si è scoperta sinora alcuna traccia. Epperò non si nutrono ormai più speranze sulla loro sorte».
Per far luce su quel mistero la marineria locale potrebbe istituire una borsa di studio da destinare ad una tesi di laurea o qualcosa di simile.
Ciao Nicola,
grazie per l’apprezzamento. Il tema non è semplicissmo e tuttavia i ragazzi sono stati coinvolti in tutte le fasi del progetto, dall’ideazione alle riprese, dalle ricerche alla sceneggiatura. La vicenda, effettivamente poco frequentata dalla storiografia locale nonostante il vasto clamore suscitato presso i contemporanei – forse perchè a margine degli avvenimenti politici del Ventennio – risulta significativa e meritevole di approfondimento, al di là del già noto dato di cronaca, per i risvolti sociologici, gli scenari ed i contesti in cui è avvenuta. La presentazione del nostro modesto contributo è aperta a tutti, con l’auspicio che possa costituire un’occasione per riportare all’attenzione degli appassionati di storia una pagina dolorosa della marineria molese. Quanto alla possibilità di un eventuale replica, è stato richiesto all’ Amministrazione Comunale di valutarne la possibilità e la fattibilità , nei tempi e nei contenitori che saranno ritenuti opportuni.
Un grande plauso ai docenti e agli studenti per aver fatto uscire dal limbo questo lontano e tragico episodio della nostra storia. Chissà perché le nostre vicende legate al mare sono state molto spesso ignorate dagli storici locali. Eppure, il mare è parte così importante della vita di noi molesi.
A questo proposito, mi preme ricordare un altro episodio, molto più recente, che ha riguardato i nostri lavoratori marittimi, di cui spesso si è parlato ma che non ha mai portato ad un vero tributo alla memoria.
Si tratta della scomparsa della “Tito Campanella” avvenuta nel Golfo di Biscaglia il 14 gennaio 1984. E che ha visto, purtroppo, la perdita di due nostri marittimi: Domenico Daniele e Nicola Fiordaliso.
Personalmente, ne ho scritto nel mio libro “Il vento che arriva dal mare” e in un articolo su Città Nostra, e ne ho parlato nel corso di un incontro della rassegna “Storia sotto le stelle”, tenutosi la scorsa estate nel giardino di Enzo Linsalata.
Peraltro, nel corso di quell’incontro è arrivata una testimonianza importante da parte di un familiare di uno dei due marittimi tragicamente coinvolti.
La vicenda è molto complessa e meriterebbe ulteriori approfondimenti, tenuto conto che né le interrogazioni parlamentari svolte all’epoca dei fatti e neppure il procedimento giudiziario hanno fatto piena luce sull’accaduto.
C’è da rilevare che mentre per gli scomparsi nel 1930 dei due pescherecci molesi, com’è noto, esiste una lapide alla memoria, per quelli della “Tito Campanella” le Autorità locali non hanno mai sentito il bisogno di dedicare o richiamare alcunché.
Eppure a Savona, in occasione dell’anniversario della scomparsa di quella nave, si tiene ogni anno una messa in suffragio e un monumento è stato dedicato, nell’area portuale, al ricordo dei tre marittimi savonesi periti nel naufragio.