Ore 10 di un torrido lunedì di luglio. Un frequentatore della spiaggia antistante le ville abusive del Cozzetto ci invita a recarci sul posto per mostrarci il degrado provocato da una trentina di ville sotto sequestro, da una discarica a cielo aperto, da erbacce e stoppie altissime che hanno provocato un incendio e fatto evacuare alcuni residenti, alcuni dei quali vacanzieri che hanno scelto Mola per le proprie ferie.

Lo spettacolo sotto gli occhi del cronista è impressionante: sigilli violati, sacchetti traboccanti di resti alimentari, cassette di legno e polistirolo, erbacce, topi, carcasse di animali, vecchi mobili usati, pneumatici, rifiuti ingombranti, come lavatrici e frigoriferi. E ancora biancheria intima femminile, vecchie riviste, televisori, eternit e quel che resta di un’auto. Costeggiando le strade sterrate che collegano via Bari alla «Sciala», lo spettacolo al quale si è costretti ad assistere è poco edificante. «È un disagio che siamo costretti a subire ormai da anni», dice Franca De Biase, insegnante, con la sua bambina di 5 anni assidua frequentatrice della cala. I residenti hanno più volte chiesto a proprietari e Comune di bonificare l’area. Non se n’è fatto nulla per un rimpallo di competenze. Si sono dunque rivolti alla magistratura barese, la stessa che dal 1995 indaga sulle concessioni edilizie (titolare dell’inchiesta è il pm Roberto Rossi) rilasciate quasi a ridosso della battigia. Qui nei giorni scorsi il fuoco è stato appiccato e ha bruciato anche montagne di rifiuti sprigionando cattivi odori e generando una cortina di fumo nero che ha reso l’aria irrespirabile per ore. «L’unica soluzione – propongono i residenti – sarebbe chiudere lo spazio con una recinzione e bonificarlo in danno dei proprietari». Chiudere è necessario perché, in assenza di barriere e di un impianto pubblico di illuminazione, i ruderi si sono trasformati in rifugi per tossicodipendenti. Numerosi quelli sorpresi, arrestati e denunciati dai Carabinieri della tenenza cittadina, quotidianamente chiamati a sorvegliare la zona e a raccogliere le segnalazioni per la presenza di persone sospette. Tra le sterpaglie cresciute a dismisura si annidano persino topi e serpenti. Nessuno, a un mese dalla pubblicazione dell’ordinanza sindacale che impone la pulizia e la bonifica delle aree, per evitare incendi e altri inconvenienti, ha provveduto ad arare i terreni, a ripristinare le barriere e a riporre i sigilli alle ville sotto sequestro. «Non chiediamo molto – proseguono i residenti -, vorremmo la manutenzione ordinaria e, magari, un po’ di controllo in più». Alla mancata tutela del verde si aggiunge il problema della spazzatura che viene sistematicamente lanciata senza scendere dall’auto.

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiono