UNMILIONE. O se volete, 1.000.000. Firme, genti e numeri in cui è dolce
naufragare. La raccolte di firme per il referendum sull’Acqua Pubblica racconta di
entusiasmo e partecipazione dilagante in tutta la Nazione.
Ancora prima di trarre le
conclusioni di tipo politico, la vera nota lieta è rappresentata dalla partecipazione
degli italiani e la voglia di comprendere un po’ meglio un fenomeno reso volutamente
complesso, al di là degli aspetti politici.
NOVANTATREMILA. O se volete, 93.000. La Puglia c’è, tra i primissimi posti delle
regioni che hanno spinto fortissimamente perché la gestione delle acque torni ad
essere affare dei popoli, e non piazzetta da mercato privato.
MILLESETTECENTOCINQUANTUNO. O se volete, 1.751. Mola di Bari ha chiuso la
prima fase del suo impegno, nello stesso segno con cui aveva cominciato il 25 aprile
2010: nel segno dell’impegno. Tale è il risultato della raccolta firme a fini referendari
che il nostro paese ha prodotto. Con l’illusione di aver contribuito a rendere edotti i
nostri concittadini sul tema, prima ancora di attenderci un naturale sostegno.
Sarebbe lecito ora aspettarsi finalmente il giusto rilievo da parte dei mezzi di
comunicazione, fino ad oggi piuttosto sordi, ciechi e muti dinanzi ad un movimento
spontaneo dal basso – come si usa dire oggi – che ha portato in piazza e nelle strade
migliaia di volontari dell’acqua pubblica. Sarebbe lecito aspettarsi che quantomeno la
curiosità porti gli italiani a chiedersi cosa stia accadendo (in realtà cos’è già accaduto).
Il Comitato Cittadino molese ringrazia tutti coloro i quali hanno investito energie e
disponibilità a favore di un tema dal sapore universale e senza tempo, come solo
l’acqua può esserlo per gli esseri viventi, prima di tutto, a prescindere dal resto.
Diamo appuntamento alla cittadinanza ai prossimi appuntamenti concreti per fare in
modo che venga sottratta la gestione delle acque ai privati, attraverso il referendum
nazionale che si svolgerà nella primavera 2011.
Una firma dal gusto di libertà: perché si scrive acqua, ma si legge democrazia.
Enzo Calefato






