Ho seguito con interesse la discussione che Città Nostra (tanto sul mensile quanto sul web) ha alimentato a seguito della proposta avanzata dal Partito Democratico di intitolare la “nuova” Sala consiliare al prof. Saverio Fumai.

Nome su nome, cognome su cognome, la Lista si è velocemente allungata e contiene un po’ tutti, da Pier Delfino Pesce a don Bruno Aloia passando per i Sindaci Gianvito Pesce e Giovanni Padovano (tra gli altri). Tutti hanno addotto motivazioni più o meno sensate per avvalorare le proprie tesi. Io vorrei essere molto più banale. Sindacare sulle opinioni personali, infatti, è davvero difficile. Per questa ragione vorrei chiedermi, e chiedervi: la Sala consiliare deve avere per forza un nome?

Non mi hanno mai entusiasmato queste discussioni, soprattutto quando alla ricerca del nome si accompagna uno spirito politicamente e culturalmente “interessato”. Si vedono spesso nomi illustri sparpagliati sullo stradario come carte da gioco vittime degli equilibrismi della politica (e della diplomazia). Io ti regalo quella strada se tu mi concedi quest’altra. Spesso, però, il peggior modo per ricordare qualcuno è proprio quello di intitolargli qualcosa. Alla memoria. Tanto poi le coscienze ci mettono poco a dimenticare.

Allora, ha davvero senso dare un nome alla Sala consiliare? Magari, per fare qualcosa di più utile, si potrebbe indire un concorso tra i creativi molesi per trovare un “significato” a questa Sala. Per ricordare, a chi la frequenta, il legame stretto con la nostra Terra e con chi la abita (legame che spesso si dimentica). Si potrebbe organizzare una Manifestazione della creatività giovanile in cui si chiede di esprimere, attraverso varie forme artistiche (scrittura, pittura, scultura, graffiti…), una simbologia che ci appartiene e che ci renda partecipi della stessa Comunità e dei destini di ogni singolo cittadino.

La toponomastica non è importante. Anzi, a volte potrebbe anche essere dannosa e contraddittoria. Meglio lavorare sul senso delle cose, sul loro significato pubblico.