Si possono pagare 400 euro per un bed and breakfast che alla fine si rivela una «sola»? E ancora: può una masseria spacciarsi per resort di lusso e poi non garantire la presenza del portiere alle 10 di sera? Qualcuno direbbe che il rimedio arriva troppo tardi, ma l’importante è iniziare.
La Provincia ha deciso di avviare l’operazione trasparenza sugli hotel della nostra provincia con particolare attenzione alle «stelle» attribuite a una struttura ricettiva. Il dubbio, purtroppo fondato, è che all’interno del nostro sistema turistico ricettivo ci sia qualcuno (forse più d’uno) che abusi di un titolo che probabilmente non merita. Nell’era di Internet dove è possibile far apparire ciò che non è, può accadere che il nostro territorio non offra un buon biglietto da visita a chi si fida di una categoria di comfort.
Di esempi se ne potrebbero contare diversi, ma i più comuni riguardano taluni servizi che sono annunciati ( e poi si scopre non esistere) o, peggio, non garantiti nonostante il livello di «qualità» lo debba prevedere. E’ il caso dell’aria condizionata, della tv o del frigo bar e così via.
Per porre fine a questa deregulation, probabilmente alimentata da un’assenza di controlli adeguati, il vicepresidente della Provincia, nonchè assessore al turismo, Nuccio Altieri, ha deciso di avviare a partire dai prossimi giorni una campagna di monitoraggio e controlli sui vari hotel della Provincia, eseguendo sopralluoghi sia con i consiglieri provinciali della commissione turismo sia con la polizia provinciale.
Un’operazione di prevenzione, ma al tempo stesso di repressione: oltre alla multe, quegli esercizi che non risponderanno ai requisiti qualitativi previsti dalla «stelle» assegnate, saranno declassati e inseriti in una black list che verrà pubblicata sul sito dell’amministrazione provinciale. E così dalle stesse, qualcuno rischierà di passare alle… stalle.
(Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno)






Tolta la crosta della propaganda, mi pare che la “sola” sia proprio l’iniziativa della Provincia: già oggi l’attribuzione delle stelle agli alberghi propriamente detti avviene in base a requisiti specifici per i quali i controlli dovrebbero essere fatti da personale ad hoc, adeguatamente qualificato (e ovviamente non colluso, ma questa è un’altra questione).
Diverso è il caso di soluzioni alternative come agriturismo e bed and breakfast, per le quali l’Italia sconta l’assenza di specifiche classificazioni presenti ad es. in Francia o in Irlanda. Un’iniziativa della provincia in tale direzione potrebbe a mio avviso essere utile. viceversa, l’idea della blacklist mi pare – per usare un eufemismo – un po’ naif. In regime di libero mercato, un bed and breakfast che rispetti tutte le norme di settore – e che magari non abbia la qualificazione di B&B solo per ottenere contributi e agevolazioni di altra natura (esempio del tutto ipotetico, ovviamente…) – è libero di praticare il prezzo che preferisce, senza che un gruppo di consiglieri provinciali in gita possa stabilire se esso sia equo o no e pubblicare le proprie impressioni su un sito istituzionale, col rischio di fare più danni che benefici all’appeal turistico della Terra di Bari e la certezza di esporre l’istituzione in onerosissimi contenziosi.
A meno che l’idea non sia quella di regolamentare pure i prezzi: l’avesse proposto Vendola in questi termini, lo avrebbero accusato di voler realizzare in Puglia l’economia pianificata di memoria sovietica.
Vorrei aggiungere una tirata d’orecchie pure all’autore dell’articolo (indicato come N.P. sul sito della Gazzetta: l’incolpevole Nicola Lucarelli si è solo limitato a riportarlo qui), che scrive: “Nell’era di internet, dove è possibile far apparire ciò che non è”. A me pare proprio il contrario: soprattutto nel campo della ricettività turistica, il web rappresenta un’enorme opportunità, che consente di vedere le immagini e confrontare i prezzi, di leggere le recensioni degli ospiti e vedere le loro fotografie (spesso ospitate su siti indipendenti, come ad es. tripdavisor). Per fortuna, i tempi in cui si doveva scegliere un hotel a caso avendo solo la Guida Monaci, le Pagine Gialle o tutt’al più la Guida Michelin sono lontanissimi. Ma probabilmente l’articolista lo ignora.