di Nicola Rotondi

Ieri sera, presso il Castello Angioino, si è tenuto un incontro pubblico organizzato dalla Camera del Lavoro di Mola di Bari, riguardante gli effetti prodotti sulla scuola italiana dalla discussa riforma Gelmini.

Come da introduzione di Gianni Russo, segretario Regionale SLC CGIL Puglia, si tratta di un tema sensibile e attuale. “Abbiamo voluto parlare di qualità perché con questo termine ci possiamo confrontare. Oggi ci poniamo questo interrogativo: i provvedimenti Gelmini hanno portato qualità nel settore della scuola?”.

Russo ha ritenuto che la riforma Gelmini sia più che altro “una misura di contenimento della spesa pubblica”, per via delle modifiche introdotte al fine di realizzare un risparmio di 7,8 miliardi di euro, elencate in via sommaria dal rappresentante sindacale: una riduzione di circa 140000 posti di lavoro negli ultimi tre anni (“di cui 7082 in Puglia”); l’innalzamento del numero degli alunni per classe (“che non fa la qualità dell’istruzione e determina un problema di sicurezza”); la riduzione del tempo pieno nelle scuole elementari e del tempo prolungato nelle scuole medie; la reintroduzione del maestro unico; la scomparsa delle compresenze; tagli alle attività di laboratorio e riduzione degli insegnamenti.

Tra le idee buone di questa riforma, secondo Russo, c’è l’istituzione dei licei musicali e coreutici, sebbene si tratti di una volontà rimasta sulla carta, quanto meno in Puglia, poiché la loro onerosità ha permesso di realizzarne solo quattro.

Russo ha rimarcato la forte contraddizione, “che ha dato origine a vari contenziosi”, tra l’offerta formativa ricca d’indirizzi e la povertà delle risorse assegnate. In tal senso, l’ultima manovra finanziaria ha previsto che tutte le scuole elementari e medie devono essere soppresse e trasformate in “istituti comprensivi”, ossia un’unica struttura che le ingloba. “Non si era mai visto che una modifica dell’ordinamento scolastico venisse fatta da una legge di bilancio, anziché dal Parlamento. I nuovi comprensivi sotto i 1000 alunni perdono l’autonomia e figure come il preside titolare e il direttore amministrativo. Rispetto a questo provvedimento, la Puglia, insieme ad altre regioni, ha depositato un ricorso alla Corte Costituzionale. Contestualmente, c’è fiducia sull’introduzione di deroghe che dilazionino la norma in tre anni. Se così non fosse, solo a Mola due scuole su quattro perderebbero l’autonomia. In questa fase, Comune e Provincia devono esprimere un parere obbligatorio ma non vincolante, per permettere alla Regione di deliberare entro il 31 dicembre”.

 

Russo non ha trascurato la difficoltà degli enti locali nell’eseguire quanto di competenza gli spetta in questo settore, non dovuta alla volontà dell’amministratore, ma provocata dalla mannaia dei tagli trasversali su elementi come assistenza ai disabili, materiale didattico, mense, manutenzione edifici.

“Noi partiamo dal principio base di considerare la scuola pubblica nel suo ruolo iniziale: luogo in cui far coesistere tutte le differenze di censo, religiose, politiche, di nazionalità. Lanciamo un appello: uno dei momenti per ricostruire, passata la tempesta della crisi, deve essere il sicuro investimento in istruzione e formazione”.

E’ intervenuta in maniera esplicita Mimma Palmisano, Segretaria Provinciale FLC CGIL Bari e docente, parlando di “scempio, danno, macello e disastro perpetrato ai danni della scuola italiana” negli ultimi tre anni: “Siamo al terzo anno di tagli alla scuola, ma non l’ultimo, purtroppo. L’ultima polpetta avvelenata propinata dalla Gelmini è nelle pieghe del recente maxiemendamento alla legge di stabilità: un miliardo di tagli alla scuola, all’università e alla ricerca, per giunta inatteso”.
La Palmisano ha sintetizzato la preoccupante situazione in cui versa la scuola sin da prima dell’era Gelmini, elencando i titoli di alcuni libri che attestano “il tracollo verticale della percezione sociale del ruolo sociale dell’insegnante”. A questo si aggiungono i bassi stipendi dei docenti e del personale ATA, “tra i più bassi d’Europa e al limite della soglia di povertà”, e i drammi vissuti da chi attende da anni in graduatoria e a 50 anni è costretto a reinventarsi una vita.
“Da tre anni e mezzo c’è stato un progetto eversivo, scientifico, certosino per rendere la scuola quanto più possibile debole e ingovernabile, e, in definitiva, di scarsa qualità. I nostri salari e i nostri diritti sono penalizzati. Basti pensare alla detrazione che scatta già dal primo giorno di malattia. Come fa un docente ad andare in classe a parlare della bellezza del nostro Paese e delle istituzioni se sin dal primo giorno di malattia scatta la decurtazione sullo stipendio e lo Stato considera inutile il nostro lavoro?”.

Allarmante è l’impatto sulle famiglie e i bambini, costrette a “intervenire per finanziare il funzionamento ordinario della scuola. Per i ragazzi sembra quasi normale portare i soldi per la carta. Non ci si può aspettare l’eccellenza dalla scuola se è combinata in quel modo. S’innesca un senso di pressappochismo nelle famiglie e un senso di insufficienza nei ragazzi. Noi non lo possiamo permettere. Dobbiamo essere quelli che tutti i giorni parlano ai ragazzi di una speranza di futuro e del valore dello studio. Studiare o non studiare nella vita fa la differenza. Quella che ci vogliono raccontare è la favola brutta della precarietà e della mancanza di futuro fuori dalla scuola. Non è così e la scuola deve fare in modo di trasmetterlo ai ragazzi”.
La Palmisano ha posto sull’accento sul “mare di macerie” in cui la condizione degli operatori della scuola va alla deriva: “Tutti hanno subito le conseguenze di questi tre anni e mezzo, tradottesi in demotivazione, non solo psicologica, ma anche frutto di tante vessazioni, anche salariali. Il contratto è scaduto nel 2009 e rimarrà bloccato fino al 2014. Per lo stipendio medio di un docente, il blocco comporta una perdita di 8000 euro. Hanno congelato gli scatti di anzianità: per un collaboratore scolastico dallo stipendio medio di 20000 euro, significa rimetterci ogni anno 750 euro, cifra enorme per un bilancio familiare”.

Anche i recenti provvedimenti sulle pensioni, sul TFR, sulla mobilità, sugli istituti professionali mortificano gli operatori scolastici e rappresentano delle misure inique. “Ci possiamo arrendere a tutto questo? Assolutamente no: ci dobbiamo ribellare” è stato il monito della Palmisano, che ha inoltre espresso il proprio parere sugli accorpamenti scolastici che si abbatteranno sui dirigenti scolastici e sui DSGA (Direttore dei Servizi Generali e Amministrativi, ndr): “Tale operazione brutale creerà la strana figura del DSGA precario: costretto, nonostante l’anzianità di servizio, a cambiare sede. Sotto i 600 alunni la scuola non potrà avere né dirigente scolastico né DSGA. Come Camera del Lavoro e FLC di Bari abbiamo mandato una richiesta di moratoria, non ispirata da un giudizio preconcetto nei confronti degli istituti comprensivi, a tutte le amministrazioni comunali della provincia. L’istituto comprensivo è un progetto bellissimo e di continuità didattica che ha molto senso dal punto di vista pedagogico, perché il bambino entra a tre anni e viene seguito in tutto il suo percorso. Però, se si chiede di rispettare il termine rigido dei 1000 alunni, ma si pensa di realizzare istituti comprensivi da 1500 alunni, questo non è un progetto pedagogico, ma una cozzaglia”.

Invitato dalla Palmisano a esprimere un’opinione in qualità di Assessore all’Istruzione della Provincia di Bari, il Sindaco di Mola Diperna ha condiviso le preoccupazioni riferite dal punto di vista degli operatori della scuola. “Esiste una dualità di vedute sulla riforma Gelmini, da parte di chi vive la scuola quotidianamente e chi, a livello di governo o periferico, è chiamato ad applicare queste leggi e diventa un mero esecutore di ordini. Ci sono diversi aspetti critici nella gestione di quella legge. In funzione del mio assessorato, girando per le scuole della provincia di Bari mi trovo a constatare di persona gli aspetti che quella legge ha comportato. Alcuni ragazzi svolgono le lezioni in spazi ristretti e sacrificati”.

 

Diperna ha segnalato le difficoltà dovute a conflitti interni al mondo della scuola. “Per esempio, in due anni e mezzo di esperienza, ho avuto un’infinità di richieste per nuovi spazi, aule e laboratori; di contro, non ho registrato, dai dirigenti scolastici, la disponibilità di spazi. La popolazione scolastica diminuisce. Ad oggi, se gli spazi sono sufficienti, ci può essere tutt’al più un fenomeno di migrazione da una scuola ad un’altra. In questa logica, gli spazi dovrebbero continuare ad essere sufficienti. Tuttavia, pervengono ulteriori richieste di nuovi spazi. Quando due anni fa si è parlato di accorpamenti di istituti, nella stessa norma era previsto lo sdoppiamento di quegli istituti che invece superavano le 1000 unità. Nonostante ciò, ho ricevuto diffide esplicite da parte di quei dirigenti di sedi scolastiche al di sopra delle 1000 unite e fino a 1700 studenti”.
Diperna ha criticato l’atteggiamento di “quelle forze che prevalgono nella rottura del fronte comune, a prescindere dalle sigle sindacali, e fanno venire meno una logica di condivisione”, per poi focalizzare le difficoltà riscontrate nelle procedure burocratiche.
“Quando un rappresentante delle istituzioni riceve una segnalazione, non esiste a monte un pregiudizio nell’assenso o nel diniego, ma a volte si è costretti a misurarsi con la realtà.
Le linee guida regionali sono state trasmesse il 2 novembre. Il percorso, che porta prima i sindaci e poi gli assessori e le giunte provinciali a formulare l’atto conclusivo di proposta, ha un
iter da seguire che rende quel termine assolutamente impossibile da rispettare, se si vogliono fare tutti quei doverosi passaggi come il confronto con i singoli consigli d’istituto, la consultazione delle organizzazioni sindacali, il vaglio del consiglio provinciale e dell’ufficio scolastico regionale. Dieci giorni non possono essere sufficienti ad affrontare questi passaggi”.

 

Per quanto riguarda il territorio locale,“a Mola abbiamo indicato due comprensivi, a fronte di una proposta terza che prevedeva l’istituzione di un comprensivo e il mantenimento di un circolo didattico monco. Nell’interesse degli scolari e degli operatori, abbiamo inteso rispettare le linee guida regionali. Abbiamo condiviso la distribuzione geografica sul territorio: la “Luigi Tanzi” fa parte del comprensivo col 2° circolo mentre il 1° circolo è legato alla scuola media Dante Alighieri. Per mantenere l’equilibrio numerico, essendo obiettivo dell’amministrazione recuperare la scuola primaria “Arianna”, chiusa qualche anno fa, una volta ristrutturata e riaperta potrebbe essere abbinata al 2° circolo. In prospettiva della realizzazione del PIRP di Cerulli, non possiamo non prevedere una scuola materna, in funzione delle 230 famiglie che s’insedieranno in quella zona”.

Dal pubblico, ha preso la parola Mimmo Varrese, in rappresentanza dei Comunisti Italiani, per affermare che in Italia l’istruzione non è considerata una risorsa, a differenza di ciò che avviene nelle altre nazioni. Si è aggiunta anche l’opinione della Prof.ssa Giovanna Dattolo, che ha offerto un raffronto tra il passato e il presente nella scuola: “C’è un disagio profondo, dettato, oltre che dall’irrisoria gratificazione economica, dalla mancanza della gratificazione sociale. Il nostro lavoro, importante perché a contatto con i giovani, è fortemente dequalificato. Con la Riforma Gelmini, gli insegnamenti di scienze sono stati spazzati via. In questi 15 anni di lavoro, gli insegnanti di scienze si sono formati e hanno acquisito una professionalità. Abbiamo perso anche l’ITP (insegnante tecnico-pratico) e il tecnico di laboratorio. Se devo portare i miei studenti in laboratorio, mi risulta complicato organizzarmi, e mi ritrovo costretta a compiere il lavoro dell’insegnante, dell’ITP e del tecnico insieme”.

 

Una parentesi dialettica ha avuto come protagonisti il consigliere Stefano Gaudiuso e il Sindaco Diperna. Dopo una breve considerazione, tra garbo e polemica, sull’adesione di Diperna alle criticità manifestate da Russo e Palmisano (“troppo semplice prendere le distanze quando c’è una condivisione politica sull’impostazione della riforma”), Gaudiuso ha mosso una seconda osservazione: “Apprendo stasera che c’è stata una proposta di due istituti comprensivi, non passata attraverso la consultazione neppure rapida del Consiglio Comunale. Stesso dicasi per l’accorpamento delle due scuole medie. Credo che sia assolutamente un errore non coinvolgere il Consiglio Comunale, anche se condivido la sostanza della proposta dei due istituti comprensivi”.

 

Diperna ha replicato sostenendo che il Consiglio Comunale non ha competenza in merito. “L’unica proposta che è stata raccolta dall’amministrazione è pervenuta, all’unanimità, del consiglio d’istituto della scuola media Tanzi e della scuola media Dante. La scuola media Tanzi era sottodimensionata rispetto ai parametri indicati dalle linee guida regionali e quindi era l’unica a doversi esprimere su quella questione. L’amministrazione non ha fatto nessuna valutazione personale e unilaterale. Quest’anno, la legge è diversa. Credo di essermi attivato per tempo e su delega dell’Assessore Regionale con delega al diritto allo studio Alba Sasso, che mi ha interessato, come assessore provinciale, a fungere da sostenitore per l’applicazione di questa legge, in un rapporto di stimolo nei riguardi dei sindaci della Provincia di Bari. L’ho fatto in un’assoluta logica di collaborazione della Regione”.

 

Pino Gismundo, Segretario Generale Provinciale CGIL Bari, ha concluso gli interventi del tavolo dei relatori: “Le manifestazioni organizzate durante il periodo della riforma Gelmini dimostrano che non c’è disattenzione da parte degli strumenti su questo tema. Probabilmente, dobbiamo diventare credibili un po’ tutti noi e provare a intercettare i veri bisogni e capire quali sono gli strumenti con cui meglio ci relazioniamo. Attraverso la scuola si riconosce un diritto costituzionalmente garantito, attorno a cui ruotano i problemi. In questo Paese, quando ragioniamo di riforme ci preoccupiamo, perché negli ultimi anni la riforma è legata al recupero delle risorse anziché agli investimenti. Favorendo gli interessi privati, si massacra la scuola pubblica e si mette in discussione il diritto fondamentale dell’istruzione. Abbiamo partecipato a manifestazioni in cui erano presenti cittadini, genitori, giovani, lavoratori, personale della scuola, ma è stato negato un confronto anche lì. Quando si parla di riforme della scuola, non si può parlare solo di tagli, di razionalizzazione. Nella scuola pubblica bisogna investire. Se ognuno di noi facesse la sua parte, con una disponibilità a un confronto serio, non pregiudiziale, e ragionassimo rispetto al bene dei cittadini di questo Paese, faremmo una piccola parte del nostro lavoro e sono convinto che produrremmo anche lavoro. Dobbiamo acquisire il dato che abbiamo vissuto al di sopra delle nostre condizioni e che i figli staranno peggio dei padri. La scuola è lo strumento migliore per coinvolgere le giovani generazioni e fare in modo che ci sia una classe dirigente per il futuro. Noi della CGIL siamo presenti sul territorio e crediamo che queste iniziative siano utili per darci una mano e provare a capire come si esce dal guado nel quale ci siamo cacciati” .

 

Nonostante la presenza in sala, gli operatori della scuola molese si sono astenuti dall’intervenire: peccato! Il loro contributo poteva chiarire situazioni ed apportare nuovi elementi al dibattito.