Partly Cloudy Mola di Bari 33°

Main menu:

Nel ricordare il nonno dell’illustre storico molese non voglio ritornare sull’odiosa polemica attuata da Giovanni Pinto fatta, peraltro, nel momento più sconveniente possibile: nella presentazione della ristampa anastatica della celebre opera “Ricordi storici di Mola di Bari”.
Continua a leggere

Premessa. Esattamente un anno fa, tra il 15 e il 16 marzo 2009, come molti ricorderanno, è andata in onda su RAI 1 una fiction in due puntate avente per titolo “Pane e Libertà”, tutta incentrata sulla vita e sull’attività politica del grande sindacalista Giuseppe Di Vittorio (nativo di Cerignola), ottimamente interpretato dall’attore Pierfrancesco Favino.

Continua a leggere

II- Il Castello di Mola

Abbiamo visto come Anselmo descrisse la nostra città: “Mola parvum est oppidum, circumcirca fortibus muris cinctum, habens parvum fortalicium”[ un piccolo borgo, cinto da forti mura, con una piccola fortezza].

Continua a leggere

I- La descrizione di Giovanni Adorno

Sappiamo che Mola fu rifondata nel 1277 e che il suo era un piccolo borgo abitato da 150 famiglie circa. La vita dei nuovi abitanti fu certo stentata per i terreni da dissodare rimasti incolti da secoli, per la mancanza d’imbarcazioni, per l’assenza d’altre attività produttive.

Continua a leggere

Parte II

I lasciti, i legati, le donazioni e le disposizioni testamentarie dei fedeli molesi determinarono l’aumento progressivo del patrimonio del Capitolo e degli Ordini Religiosi presenti sul territorio. Alla metà del 1700: il Capitolo Collegiale possedeva 843 opere di terreni, così come indicato nella “Platea dei Beni Capitolari”; i Domenicani possedevano 862 opere; le monache di Santa Chiara avevano 137 opere; i francescani erano, per così dire, i più poveri, tanto che si occupavano di commercio che fu ritenuto attività di contrabbando.

Continua a leggere

De Santis, nel ricordare la Chiesa di San Domenico, afferma: “E’ la più ampia fra quelle che adornano il borgo; è ad una sola navata, senz’arte e senza fregi, e prospetta una vasta piazza, che prende nome da lei. Vi è annesso un Convento pur vasto, fondato fin dal 1577 per una famiglia di Predicatori sotto l’invocazione di S.M. del Carmine, sostituita più tardi da un’altra di Padri Domenicani”.

Continua a leggere

Carlo d’Angiò, per un comodo soggiorno durante le sue visite, fece costruire sue residenze che chiamò “Palatia” a Bari, Barletta, Brindisi, Melfi, Mola e Villanova.

Continua a leggere

Il 19 aprile era il giorno in cui morì il venerabile Cesare Sportelli. Qualcuno ha rievocato la ricorrenza? Ritengo di no, anche se si trattava di una domenica.
Continua a leggere

3

L’Associazione “Città Nostra” ha presentato ieri sera nella ristrutturata cappella-oratorio dell’Assunta il libro “Il venerabile Cesare Sportelli ed il suo mondo”.

Continua a leggere

Giovanni Miccolis – Durante la terribile peste che interessò Mola dal 19 gennaio 1691 al 13 marzo 1692 i territori dei paesi colpiti dal morbo furono isolati dal resto del Regno. Si trattò di un severissimo isolamento di Conversano, Mola, Castellana, Monopoli e Fasano dal resto della provincia per mezzo di un cordone di baracche controllate da soldati. La costa era sorvegliata continuamente da feluche che rendevano impossibile l’allontanamento dalla riva di qualsiasi barca. La quarantena era completata da un cordone di baracche controllate da soldati.Altra misura di sicurezza attuata dalle autorità fu una seconda delimitazione di territorio per un controllo totale del contagio e che comprendeva i territori di Bari, Bitonto, Palo, Modugno, Bitritto, Loseto, Cellamare, Turi, Rutigliano, Capurso, Triggiano e Noja. [vedere “Un triste periodo della storia di Mola”- Città Nostra n. 44].Il 5 aprile 1692 i sopravvissuti si raccolsero nelle chiese cittadine e tra canti di gioia salutarono la fine del terribile flagello; allo stesso tempo forse maledissero l’insensibilità del feudatario, Simone II Vaaz.Dimenticati i lutti, i molesi ripresero con tenacia a riorganizzare la loro esistenza e le loro attività. Costanza e fermezza ammirate dai cittadini dei paesi confinanti che definivano i molesi “capa tosta”. In breve la popolazione crebbe fino a novemila abitanti. Aumentarono le produzioni di carrube, olio, mandorle, legumi, fichi secchi. Si sviluppò il commercio dei prodotti agricoli dei paesi limitrofi. Furono costruiti frantoi che producevano olio pregiato. Le barche di Mola trasportavano i prodotti della terra in ogni porto dell’Adriatico e riportavano in patria derrate e manufatti di altri paesi. Molte famiglie borghesi si arricchirono e mostrarono il loro prestigio con palazzi grandiosi e splendide masserie.Il clero era anch’esso ricchissimo per i numerosi lasciti testamentari degli appestati. Possedeva notevoli proprietà terriere, tanti beni immobili, consistenti rendite. I francescani di Santa Maria del Passo si dedicavano anche alla commercializzazione, o per meglio dire al contrabbando di prodotti agricoli.L’Università di Mola chiese di passare sotto il Regio Demanio per allontanare gli odiati feudatari. Un obiettivo raggiunto nel 1755: i Vaaz perdettero la città di Mola, ma continuarono ad abitare nel castello e nei palazzi posseduti…..