di Nicola Lucarelli*

Dopo i tantissimi post pubblicati sui social, il 31 dicembre 2018 mi è stata recapitata, nella qualità di presidente e legale rappresentante dell’Associazione socio-culturale Città Nostra, una formale diffida del dott. Laterza Andrea Giorgio, a mezzo del suo legale.

La semplice decisione di un avvicendamento nel coordinamento della redazione della testata locale “Città Nostra” è divenuta “pubblica notizia” a seguito di quanto scritto ripetutamente ed ossessivamente sui social e sul nostro sito dal dott. Laterza, con successivi nostri chiarimenti, pertanto, mi sembra doveroso far conoscere anche la sua formale diffida. Ho pazientato fin troppo. Ora basta!

È ovvio che le richieste del dott. Laterza, che riteniamo pretese infondate, non fermeranno l’attività volontaristica di informazione svolta dalla redazione di “Città Nostra” in 17 anni di esistenza.

Ho dato incarico ad un legale di rispondere alla diffida recapitatami durante le feste natalizie. Lascio ai lettori ogni valutazione su tale azione e sul contenuto della diffida, che pubblico in calce.

Adesso, per chiarezza di chi legge, voglio precisare solo alcuni aspetti.

Il ruolo di “direttore editoriale” non esiste né per legge, né per contratto, né nel giornalismo (e, tra l’altro, nessuna riga dello statuto dell’associazione “Città Nostra” regola la vita e le attività della testata giornalistica). Esiste solo la figura del direttore responsabile (che è un giornalista iscritto all’Ordine).

Nel 2002, quando si avviò la testata “Città Nostra”, utilizzai questa dicitura per indicare la persona, diversa dal direttore responsabile, che coordinasse la redazione per la realizzazione del nostro mensile: nulla più.

Quel ruolo inventato lo tenni io dal 2002 al 2014, con spirito di servizio; come, con spirito di servizio hanno sempre collaborato tutti i redattori sino ad oggi.

Nel 2014, perseguendo un sempre maggior spirito di collaborazione, decisi di affidare al dott. Laterza questo impegno di coordinamento della redazione; per questo lo indicai come “direttore editoriale” dopo aver ricevuto la sua disponibilità.

Ma il cosiddetto “direttore editoriale”, ribadisco, è un semplice coordinatore dei redattori; non ha né il comando della testata, né la rappresenta e non ne è legalmente responsabile.

Nel corso degli ultimi anni, diversi redattori si sono dimissionati per incompatibilità con il dott. Laterza e, per evitare ulteriori “fughe”, alcuni mesi fa, dopo tempestose riunioni, i redattori rimasti, all’unanimità, mi hanno chiesto di sostituire il cosiddetto “direttore editoriale”, cioè chi li coordinasse nell’impegno che svolgono a Città Nostra; per questo, non potendo “perdere” tutti i redattori, ho accolto, condividendola, la loro istanza. Non avevo scelta: l’abbandono di tutti i redattori avrebbe determinato la chiusura del mensile e del sito web.

In data 12/11/2018 ho comunicato a mezzo raccomandata AR la decisione della Redazione al dott. Laterza, corredata dal documento sottoscritto da tutti i redattori. Non trovandolo in casa, il postino lascia nella cassetta delle lettere il relativo avviso, ma il destinatario (volutamente?) non ha mai ritirato la lettera dalle Poste, dove rimane in giacenza fino al 20/12/18 e successivamente riconsegnata al mittente il 21/12/18.

Oggi il dott. Laterza ritiene un suo diritto svolgere quel ruolo da me “inventato” –come ho già detto–, andando contro la volontà di tutti i redattori e dello scrivente.

D’altronde, il risultato da lui voluto determinerebbe la scomparsa della redazione esistente, quindi, che cosa andrebbe a coordinare?

E non solo, si vuole imporre come “direttore editoriale”, ma chiede anche il pagamento per questo servizio reso. Ma se tutti gli altri redattori, compreso lo scrivente, lo  svolgono gratuitamente da 17 anni, perché oggi “Città Nostra” dovrebbe addossarsi tale onere? In ogni caso, ribadisco che il nostro servizio a Città Nostra è volontario e mai è stato retribuito, come ben sa il dott. Laterza.

Con il logo di Città Nostra sono stati pubblicati diversi volumi nel corso degli anni, di vari autori (da ultimo Storia del Calcio Molese di Sebastiano Roca, che è stato presentato al Teatro Angioino il 7 gennaio), ma è la prima volta che un autore chiede danaro a Città Nostra per le vendite del libro, come fa il dott. Laterza con la sua diffida. È già una fortuna se si riesce con le vendite a coprire i costi della pubblicazione di questi testi di interesse prettamente locale.
Ebbene, l’Associazione “Città Nostra”, che ha sostenuto la spesa della stampa e della distribuzione, ha gestito la vendita solo di una parte del volume Mola di Bari. Dagli inizi del Novecento al Secondo dopoguerra, di cui il dott. Laterza è coautore, ricavandone un utile che è andato a sostenere finanziariamente le attività e le iniziative socio-culturali dell’Associazione. Iniziative di cui il dott. Laterza è stato spesso promotore ed attore.

Va pure sottolineato che per la stampa del predetto libro, il dott. Laterza non ha mai accampato diritti d’autore; non esiste un contratto che li preveda e neppure accordi verbali in tal senso.

Va sottolineato che nel contempo nessuna richiesta in merito è stata avanzata dalla famiglia del defunto dott. Giovanni Ricciardelli, coautore del libro. Un atto di generosità molto apprezzato da tutti noi. Peraltro una parte dei volumi è stata venduta anche personalmente dal citato coautore ed altra parte è al momento invenduta e giacente in deposito.

Un ultimo appunto. Chi ha divulgato pubblicamente le questioni interne all’Associazione su FB è stato proprio il dott. Laterza. Viste l’insistenza, le gratuite offese personali e le accuse al sottoscritto ed ai redattori, sono stato costretto a rispondere, contestando quanto da lui scritto. Di tutti i suoi scritti su FB e dei miei interventi conservo copia che esibirò nelle sedi opportune, se necessario.

Questa è la verità dei fatti che posso documentare in ogni sede.

Di seguito potete prendere contezza della DIFFIDA ricevuta il 31 dicembre scorso.

 

 

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