di Nicola Bellantuono

In questi giorni il tema della tassa per i rifiuti urbani (TARI) è tornato di attualità soprattutto perché i Comuni sono alle prese con la determinazione delle tariffe da applicare per l’anno 2019, che presenta non pochi grattacapi.

Come è noto, la legge impone che il 100% del costo previsto per il servizio integrato di igiene urbana sia a diretto carico dei cittadini, senza possibilità che esso venga parzialmente coperto, come in passato, con la fiscalità generale, ossia mediante gli introiti che il Comune ottiene da altre fonti (trasferimento dello stato, addizionali alle imposte, etc.). La scelta che pertiene alle amministrazioni comunali, ma solo entro i vincoli abbastanza stretti previsti dalla legge, riguarda il modo con cui ripartire il costo complessivo fra le diverse categorie di beneficiari del servizio: utenze commerciali, distinte per tipologia, e utenze domestiche, distinte per numerosità dei nuclei familiari e dimensioni degli immobili occupati.

In alternativa a questo metodo forfettario, che viene impiegato a Mola e nella maggior parte dei Comuni, sarebbe possibile anche applicare una tariffazione puntuale, che tassa i singoli cittadini in ragione della quantità di rifiuti prodotti. Una scelta siffatta richiederebbe tuttavia investimenti materiali ed organizzativi non indifferenti, che senza dubbio fanno accantonare l’eventualità che la tariffazione puntuale sia adottata nell’anno in corso.

L’importo della TARI (legato a doppio filo al costo complessivo del servizio e al numero di utenze servite) dipende però da diversi altri fattori: il costo dei servizi generali di igiene urbana (spazzamento delle strade, ad esempio), il costo del servizio di raccolta domestica (in termini di frequenza e capillarità), il costo del trasporto delle diverse frazioni ai rispettivi impianti di trattamento, quello di conferimento agli impianti per il trattamento delle varie frazioni, il costo di trasporto dagli impianti in discarica (per la sola frazione ad essa destinata), il costo di smaltimento in discarica (della stessa frazione), etc. C’è ovviamente anche l’introito dovuto alla vendita della frazione pregiata (carta, plastica, vetro e metalli) destinata alla vendita come materia prima seconda. Alcune di queste voci, ad esempio quelle connesse con la frequenza della raccolta, sono parametri stabiliti in sede di progettazione del servizio e restano sostanzialmente stabili per tutto il periodo di vigenza del contratto di appalto per il servizio di igiene urbana (che non include lo smaltimento). Altre voci, come quelle relative ai trasporti e ai siti di trattamento o di smaltimento, dipendono da fattori esterni al contratto e sono quindi suscettibili di variazioni. Per essere più chiari, negli anni recenti esse hanno subito gli incrementi più significativi.

Inoltre ciascuna voce ha un peso differente sia in termini di costo unitario (euro/tonnellata) sia in termini di quantità trattate. Ad esempio, per 100 tonnellate di frazione residua che arriva agli impianti di trattamento meccanico-biologico, 20 possono trasformarsi in gas e vapore, 3 sono reflui liquidi, 2 sono metalli, 40 sono destinati a incenerimento e 35 vanno in discarica. Sono solo queste ultime quelle per le quali l’accordo di ieri ha fissato la tariffa di 100 euro/tonnellata identica per tutti gli impianti della Regione, congelandola sino al 2020. Sinora le tariffe per lo smaltimento erano diversificate da discarica a discarica. Inoltre di norma venivano sostenute non direttamente dai Comuni, ma dagli impianti di trattamento delle varie frazioni di rifiuti che generavano scarti da destinare a discarica, comparendo quindi indirettamente, sotto forma di costi ribaltati, nelle tariffe per il trattamento a carico dei Comuni.

In questo senso, l’accordo di ieri va senza dubbio alcuno in una direzione favorevole ai Comuni e quindi ai cittadini. Tuttavia, considerata la numerosità delle variabili in gioco, non è possibile prevedere in che misura l’accordo di ieri sulla tariffa di smaltimento in discarica avrà effetti sull’importo della TARI per famiglie e imprese.

È pertanto prudente esprimersi non in termini di futuro sconto, ma di minore incremento della tassa (le parole sono importanti per chi è disposto a leggerle: nel nostro titolo di ieri abbiamo segnalato il contenimento del salasso, non che l’aumento è stato scongiurato). Tanto più che resta immutata la criticità, segnalata dal comunicato dell’ANCI e richiamata ieri da Città Nostra, dovuta alla sentenza di fine dicembre. Con quella sentenza, il Consiglio di Stato ha accollato ai Comuni i maggiori oneri per il trasporto dei rifiuti che, dopo essere stati trattati nell’impianto di contrada Martucci, dal 2013 sono stati smaltiti altrove a causa del sequestro della discarica di servizio annessa all’impianto. Sugli esiti della sentenza del Consiglio di Stato, che non riguarda solo il futuro ma mette in gioco anche tutti gli anni pregressi, come sottolineato da Gianfranco Grandaliano, commissario dell’AGER la partita resta ancora apertissima e potrebbe riservare spiacevoli sorprese.

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