di Giovanni Torres

Quando la politica perde il contatto con la realtà e diventa pura propaganda fatta di annunci e promesse di qualunque tipo si corre il rischio di ritrovarsi nelle stesse identiche situazioni del passato nonostante l’elezione di un nuovo sindaco. In questi giorni si parla tanto di TARI, il Sindaco Colonna ci ha comunicato che la TARI dovrebbe aumentare quest’anno. Il motivo di questo incremento sarebbe da imputare principalmente all’aumento del costi di smaltimento del rifiuto indifferenziato e organico.

Mi preme ricordare che il 6 febbraio la Regione Puglia e l’AGER hanno raggiunto un accordo con i gestori delle strutture: il prezzo per il solo smaltimento in discarica (circa il 35% del costo complessivo dello smaltimento del rifiuto indifferenziato) resterà bloccato sino al luglio del 2020, in pratica si continuerà a pagare 100 euro a tonnellata come nel 2018. Quindi in buona sostanza una minima parte dell’incremento preventivato dal Sindaco Colonna sembra essere rientrato.

Ovviamente non basterà a scongiurare l’aumento della TARI. Ma è proprio vero che non si può fare nulla per limitare il danno nei confronti dei cittadini? Ovviamente no, e il Sindaco Colonna dovrebbe informarsi bene, evitando di fare come i suoi predecessori, sulle varie opportunità che ci consente la normativa statale. Ma andiamo con ordine.

A partire dal 2013, la normativa statale ha imposto a tutti i comuni, prima con la TARES e poi con la TARI, la copertura integrale dei costi del servizio e smaltimento dei rifiuti. Ciò che volutamente si omette è che il relativo importo della tanto odiosa tassa è data dal tipo di metodo di calcolo che si decide di scegliere di applicare nel Piano Economico Finanziario (PEF) che si approva ogni anno.

A partire dal 2013 tutti i Sindaci che si sono susseguiti hanno commisurato la tariffa tenendo conto dei criteri determinati dal “metodo normalizzato” di cui al D.P.R. n. 158 del 1999 (comma 651 della legge 147 del 2013). Questo criterio di modulazione delle tariffe è determinato con parametri fissi e rigidi in un intervallo prestabilito di coefficienti. Questo provoca una notevole sproporzione tra le tariffe delle diverse categorie e utenze. L’Ente seguendo questo modello di calcolo ha pochissimi margini di manovra di intervenire sulle tariffe e a farne le spese sono s empre più i cittadini e le attività commerciali.

La normativa vigente offre però ai Comuni un metodo alternativo di calcolo della tariffa. In alternativa a tale metodo, il comma 652 della legge 147/2013 permette ai comuni, nel rispetto del principio comunitario “chi inquina paga”, di ripartire i costi tenendo conto delle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie in relazione agli usi e alla tipologia delle attività svolte nonché al costo del servizio sui rifiuti.

In parole povere, l’applicazione di questo metodo consentirebbe di contenere in maniera decisa i divari tra le differenti categorie, riducendo la sperequazione esistente tra le diverse tariffe, in modo più razionale ed equilibrato, pur mantenendo il rispetto della copertura integrale dei costi di servizio e smaltimento dei rifiuti. Operando in questo modo, si darebbe ossigeno ai tanti cittadini e alla tante attività commerciali che da ormai cinque anni vedono la propria tassa aumentare.

L’aumento del costo complessivo è praticamente inevitabile ma si può e si deve intervenire nella rimodulazione della tariffa TARI. Credo fortemente nello spirito costruttivo del neo Sindaco Colonna e auspico che abbandoni la logica dello scaricabarile attivandosi concretamente per evitare l’ennesimo salasso nei confronti dei cittadini molesi.


Grazie a Giovanni Torres per alimentare il dibattito sulla TARI, nato sulle pagine di Città Nostra. Come accennato in un precedente articolo, la legge in effetti offre ai Comuni modalità alternative di ripartizione dei costi del servizio di igiene urbana, fermo restando l’obbligo che siano gli utenti beneficiari a coprire, nel loro complesso, l’intero ammontare.

I criteri per l’adozione della tariffazione puntuale sono stabiliti dal Decreto del Ministero dell’Ambiente del 20 aprile 2017: sebbene tale sistema presenti indubbie criticità operative, perché richiede idonei sistemi di misurazione dei rifiuti conferiti da ciascuna utenza, e accresca anche rischio di abbandoni irregolari, esso è il più coerente con la gerarchia gestionale dei rifiuti: riduzione, riuso, riciclaggio, recupero energetico, smaltimento in discarica. Come richiamato da uno studio della Banca d’Italia di dicembre 2018, dove si adotta la tariffazione puntuale si riduce l’ammontare complessivo di rifiuti, aumenta sensibilmente la raccolta differenziata; non da ultimo, il costo del servizio cala sino al il 20%.

L’adozione di una tariffa puntuale è per i Comuni un passaggio delicato e laborioso, ma costituisce un’opportunità ineludibile per la conversione a un’autentica sostenibilità ambientale. (N. Bellantuono)

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