LA TORRE DELLE STELLE E IL RACCONTO DI RITA GUASTAMACCHIA

Un importante aggiornamento in merito al ritrovamento in contrada “Titolo” a Mola.

di Vito Didonna

La rotonda in contrada Titolo a Mola

Il 27 luglio scorso, nel Castello Aragonese, in un interessante confronto sull’antipapa Giovanni XXIII, ho avuto modo di parlare con mons. Luigi De Palma, studioso delle “rotonde” in Terra di Bari. Nel colloquio, mostrandogli le foto della Torre delle Stelle, mi ha sorpreso affermando che le costruzioni presenti a San Materno risalivano all’800 circa, nell’Alto Medioevo, e testimoniavano già in quel periodo una intensa presenza a Mola di una comunità radicata da profonda ritualità templare.
Quindi la scoperta della Torre delle Stelle in contrada “la masciola” a Mola, se da una parte ha significato la sorpresa per una memoria ritrovata, dall’altra tuttavia ha posto una serie di interrogativi a cui ho cercato di trovare una risposta ascoltando testimonianze viventi e consultando soprattutto i documenti dell’Archivio Notarile e dell’Archivio di Stato di Bari.
Il manufatto rurale individuato nel mese di maggio ha la forma di una comune torre di campagna di venti metri quadri circa. Le torri sono molto diffuse nelle nostre campagne e utilizzate nel passato come ricovero nelle calure estive o anche, se provviste di cisterna come in questo caso, per far fronte a piccoli innaffiamenti di verdure o anche per uso potabile. Quindi una tipologia questa completamente diversa dalle rotonde medievali collocate un tempo sulla collina di San Materno. La nostra torre però reca sulle quattro facciate emblemi (stelle, soli, croci e raffigurazioni sacre) simili alla rotonda fotografata da Sebastiano Tagarelli nel 1969. Come spiegare queste incongruenze storiche e stilistiche?


Dando per scontato che il manufatto non poteva avere una datazione simile a quella delle rotonde, ho ritenuto opportuno indirizzare le mie ricerche sulle carte catastali e notarili per risalire prima di tutto alla serie di proprietari e soprattutto alla registrazione dell’immobile sui documenti in modo da collocarlo nel tempo. Ebbene partendo dall’attuale proprietario sono giunto a Cristino Vitantonio di Mola che il 15 gennaio del 1893 acquista da Brunetti Maria in Rago il terreno con ulivi e suscelle (carrube): l’atto è registrato dal notaio Nicola De Santis di Mola. In questo atto non compare la torre che invece viene registrata successivamente dal notaio Luigi Affatati nel 1938, quando lo stesso Cristino Vitantonio dona il suo terreno alla figlia Maria Pellegrina “…vi si comprende l’assoluta e piena proprietà della torre ivi esistente” e accatastata nel foglio 9 n.53 come fabbricato rurale.
Quindi molto probabilmente tra il 1893 e il 1938 Cristino Vitantonio ha costruito il manufatto che si vede oggi utilizzando le pietre istoriche rivenienti dalle contrade di San Materno e Titolo dove erano presenti le rotonde templari.
A questo punto ho cercato, incuriosito, di sapere qualcosa in più sul personaggio che ha realizzato questa opera di ricomposizione e scopro che Cristino Vitantonio era a Mola un grosso appaltatore di strade di campagna “cazzabrecciaio” e impresario edile con una spiccata religiosità.

Atto del notaio Affatati con la descrizione della torre

Agli inizi del Novecento la campagna di Mola stava vivendo un periodo di trasformazione agraria, in molte terre coltivate a ulivi e secolari alberi di carrube venivano impiantati i vigneti e sicuramente sulle colline di S. Materno e Titolo la boscaglia che avvolgeva e nascondeva le rotonde templari venne abbattuta e con lei anche i manufatti storici. Cristino Vitantonio probabilmente, per la sua attività e la sua forte religiosità, ha avuto modo di entrare in possesso delle pietre più pregiate di queste piccole edificazioni medievali, utilizzandole nella costruzione della Torre delle Stelle. Quindi l’edificio rurale scoperto non è una costruzione del tardi ‘600 come si era pensato prima, bensì la realizzazione bizzarra di un uomo di fede “cazzabrecciaio” che nel 1900, così facendo, ha salvato le pietre monumentali.
Molte testimonianze orali e fotografiche in questi mesi mi hanno aiutato a ricostruire la vicenda…voglio ricordare l’appassionata narrazione di Rita Guastamacchia. Mi reco alla Masseria Serra dell’Isola dove, tempo fa, ricordavo di aver visto in una vecchia fotografia, una strana costruzione che recava sulla facciata stelle e croci simili a quelle riscontrate nella Torre delle Stelle. La signora Guastamacchia mi accompagna nel corridoio e mi mostra la vecchia foto di fine ‘800 della “capa de cocuzze” così chiamata per la sua altezza: la rotonda alta circa 8 metri era presente ancora agli inizi del ‘900 nelle proprietà della sua famiglia nelle terre di Titolo. Nella sua appassionata affabulazione racconta come la rotonda medievale fosse nel passato oggetto di numerose gite fuoriporta da parte dei molesi che si facevano fotografare in gruppo davanti alla strana costruzione e i bimbi giocavano a nascondino nella cavità ipogeica. Poi tutto è scomparso nelle trasformazioni agrarie della contrada Titolo, alberi d’ulivo e carrube centenari eradicati per far posto ai tendoni dell’uva.

La testimonianza di Rita Guastamacchia

E ancora la signora Maria Rago che, ricordando il suo antenato Cristino Vitantonio di Vito Orazio, lo descrive pur nella sua dinamica attività di imprenditore, attento tuttavia a salvare le reliquie del passato religioso di Mola, forse anche convinto e consigliato dai numerosi prelati presenti nella sua famiglia.
Ma la prova del nove potrebbe venire dalla lettura e interpretazione della mappa del Regno di Napoli del Rizzi Zannoni, rilevata nel 1800: nella località S. Paterno (S.Materno) c’è l’indicazione della masseria Zuccarino ma anche il simbolo di una croce a significare forse la presenza di un cimitero… quello delle “rotonde” templari? E su questo dato mi riservo una ulteriore riflessione nel prossimo articolo.
A questo punto della mia ricostruzione allora, ritengo di aver acquisito una grande certezza e cioè che la Torre delle Stelle edificata da Cristino Vitantonio nei primi anni del 1900 consegna a Mola un vissuto medievale dimenticato e cancellato negli annali storici della città. Per questo non può subire lo stesso destino delle rotonde abbattute per far posto all’uva da tavola…la sua preservazione sarà nel futuro la testimonianza della religiosità, della tensione morale verso il Santo Sepolcro di Gerusalemme e della presenza dei Cavalieri Templari nel territorio. Le autorità politiche locali, quindi, le istituzioni che sovrintendono alla conservazione del patrimonio storico ma anche gli attuali proprietari devono conseguentemente riconoscere la specificità del manufatto che, anche se è un falso storico, conserva tuttavia sacre testimonianze del passato.

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