Ultime Notizie

DUE INCIDENTI E UNA RIFLESSIONE

7 Luglio 2008 0 Commenti - Articolo letto 460 volte.

Nicola Lucarelli

E’ tempo di vacanze, di riposo, di mare e di sole. Verrebbe voglia di trattare argomenti “leggeri” e senza grandi pretese. Ma quanto accade sotto i nostri occhi, giorno dopo giorno, non può non interessare chi, come voi, avendo scelto di leggere “Città Nostra” e, quindi, intellettualmente e culturalmente più elevati rispetto ad altri concittadini amanti del gossip, delle dediche fotografiche e delle notiziole di secondo ordine, desidera essere informato ed aggiornato su eventi e situazioni che investono la nostra vita ed il futuro dei nostri figli.

Partiamo da due fatti di cronaca.

Una donna percorre in bici la pista ciclabile, appena realizzata in via Delfino Pesce; ad un incrocio viene investita da un’auto e finisce al Policlinico. Un bimbo di sei anni, con la mano in quella della mamma, attraversa via De Gasperi, angolo corso Italia, e viene investito anche lui: ricoverato al Di Venere in prognosi riservata. All’apparenza possono “passare” per due “normali” incidenti stradali. Così non è. Tante possono essere le cause che provocano queste disgrazie: mancato rispetto delle norme, velocità, distrazione, imprudenza, uso di alcolici o droghe, ecc…Non è ammissibile, però, che altre cause o concause siano da addebitare all’inefficienza, all’ignavia, alla superficialità, alla scadente progettualità di chi, con il proprio lavoro o incarico politico, ha il dovere di porre in essere tutte le misure necessarie per prevenire gli incidenti e salvaguardare l’incolumità dei cittadini.

I TERMOVALORIZZATORI

7 Luglio 2008 0 Commenti - Articolo letto 415 volte.

Giovanni Miccolis

 

E’ un piacere confrontarsi con l’amico ing. Raffaele Di Marino, del quale non ho voluto mettere in dubbio la grande competenza professionale e l’onestà intellettuale. L’argomento esaminato, tuttavia, è pieno di incognite e ingenera preoccupazioni comprensibili per il futuro. Le tecniche utilizzate per lo smaltimento dei rifiuti comportano notevoli cambiamenti dell’ambiente, già deteriorato dal riscaldamento urbano, dal traffico, dalle lavorazioni industriali, e così via. Gli inceneritori non rappresentano il “metodo” più innocuo per smaltire i rifiuti: è stato voluto sinora dalle grandi società europee e non contrastato dalle amministrazioni locali, perché non sufficientemente noti i rischi. La “Veolia Environnement” è la più grande impresa del settore – quella che ha realizzato anche l’impianto di Brescia – sostenitrice, comunque, di attività benefiche che mirano a debellare il cancro: è socia, tra l’altro, della Fondazione Veronesi. Proprio per questo l’affermazione del grande ricercatore che ha dedicato tutta la sua vita a debellare il terribile morbo è stata accolta con sospetto da Beppe Grillo. Il prof. Veronesi affermò in una trasmissione televisiva che gli inceneritori non creano alcun pericolo per la salute dei cittadini, dichiarazione fatta certamente in buona fede (“la mia posizione risale ai tempi in cui ero ministro della Sanità… nelle discussioni con gli esperti circa il problema dei rifiuti essi mi informarono che i termovalorizzatori di ultima generazione sono una necessità e i rischi per il Paese sono trascurabili”), ma non ha accolto l’invito per un pubblico dibattito con altri esperti del settore.

 

IL FALLIMENTO…CONTINUA!!!

7 Luglio 2008 0 Commenti - Articolo letto 1.257 volte.

Marco Sciddurlo

 

Il 30 maggio scorso è stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale, il bando di gara dei «Lavori di sistemazione del fronte mare urbano lato nord – 1° lotto funzionale consistenti nella realizzazione di aree pedonali, strade, parcheggi e pista ciclabile, impianti idrici, fogna nera e bianca, pubblica illuminazione, opere di difesa a mare». Qualcuno esclamerà che era ora, dopo tante promesse… In realtà, a leggere bene il bando di gara, esso non è altro che il naturale sbocco di una politica amministrativa dalla suadente propaganda, ma dalla inefficiente e negletta azione concreta. Il bando, pubblicato all’“ultimo minuto”, conferma ancora una volta l’incapacità della nostra amministrazione cittadina, che in questi anni ha gestito e sperperato milioni e milioni di euro senza portare alla nostra comunità alcun concreto e duraturo effetto benefico. Sembra che il suddetto bando sia stato emanato più per consentire al nostro Sindaco ed alla sua amministrazione di “salvarsi la faccia” a fronte dell’insuccesso e del fallimento dell’Urban 2 molese, che a risollevare le sorti dell’economia di Mola e a garantire una migliore vivibilità sul nostro territorio. E tutto ciò anche a scapito delle casse comunali e delle tasche dei cittadini, come tra un po’ si dirà (sia ben chiaro, si tratta di opinioni, pertanto opinabili.Il fallimento continua…, e ciò anche a causa    dell’accidioso, incomprensibile e colposo silenzio di tutto il Consiglio comunale.

 

 

MATTEO SPINELLI ED I SUOI “DIURNALI”

7 Luglio 2008 0 Commenti - Articolo letto 2.790 volte.

  L’autore della prima opera volgare italiana in prosa

                                                                                             Giovanni Miccolis

 Mola è citata in alcuni antichi documenti, il più noto dei quali fu redatto da Matteo Spinelli, che nacque a Giovinazzo nel 1230, nel palazzo (casa-torre) ora conosciuto come Spinelli- Sagarriga, essendo stato il fabbricato acquisito da quest’ultima famiglia nel 1700.

Le notizie sulla sua vita si ricavano dal giornale (Diurnali) da lui stesso redatto e relativo agli avvenimenti dal 1247 al 1268 ( «Lo iorno di San Pietro de lo mese di Junio 1253 intrao in Napole Papa Innocentio…In quisto tempo Matteo era di XXIII anni» – par. 55). Egli fu sindaco della città di Giovinazzo e Legato presso Manfredi e Carlo I ed, essendo al loro servizio, ne seguì le milizie nei vari spostamenti. Da Federico II fu investito del feudo di Lavello, terra assegnata in seguito da Carlo I d’Angiò a Galard d’Ivry dopo la rivolta ghibellina del 1268. Suo fratello Eustasio (nato ca. 1245) nel 1276 ebbe il comando d’alcune navi da Carlo I e forse morì in quello stesso anno. Suo zio Coletta fu nel 1250 sindaco di Giovinazzo («Messer Coletta Spinello de Jovenazzo mio Zio, Sindico della Terra» – par. 32). Un suo discendente omonimo (Messer Matteo…Dottore in leggi, Ciambellano Regio, Maestro Razionale della Gran Corte e della Criminale d’Eboli), morto a Napoli il 25-1-1339, fu sepolto nella chiesa di San Domenico .

Altro celebre discendente fu Niccolò (Napoli 1325 – Padova 1406), diplomatico e uomo politico napoletano, famoso per la sua dottrina (dottore in legge, Canonico della Cattedrale di Napoli, Abate reggente di diverse chiese) il quale, quando abbandonò la carriera ecclesiastica per sposarsi, fu: diplomatico della Repubblica di Bologna e poi Consigliere di Giovanna I, quindi Gran Cancelliere del Regno di Sicilia dal 1366; 1° Conte di Gioia, Signore di Roccaguglielma, Toritto, San Giovanni, Tricarico, Celo e Pescosolido (feudi confiscati dai Durazzo nel 1381); Maestro Razionale della Contea di Provenza; Siniscalco del Piemonte e della Contea di Provenza; Ambasciatore angioino a Roma, Avignone e Firenze; Ambasciatore del Papa a Firenze. Alla caduta di Giovanna I fu imprigionato da Carlo III di Durazzo in Castel dell’Ovo nel 1381; quando fu liberato, espatriò e fu al servizio di Gian Galeazzo I Visconti, duca di Milano, del quale fu consigliere e ambasciatore in Francia nel 1394. Nel 1378 fu il promotore dell’elezione dell’antipapa Clemente VII e uno degli autori del seguente Scisma d’Occidente. Nella chiesa di S. Pietro a Majella di Napoli esiste la cappella della famiglia Spinelli di Giovinazzo con l’iscrizione:”…Memoriam Spinellorum A Juvenatio Una Cum Eorum Cinere Collapsam, A Nicolao Spinelli, Qui Reginae Ioannae P.ae A Poculis Fuit Giole Comite, Matteo Spinello, Dicto De Juvenatio…” (“Tesoro Lapidario Napoletano” di Stanislao d’Aloe, pag. 241).

Poiché i fatti narrati nei Diurnali si fermavano al 15 agosto 1268 («Lo iorno di Santa Maria di mezo Agosto» – par. 210), Daniel Papebroch (1628–1714), grande Bollandista che realizzò una traduzione in latino dell’opera (“Diarum rerum gestarum in regno Napoletano”), ipotizzò la morte di Spinelli nei combattimenti contro Corradino. Angelo di Costanzo (1507-1590), nel “Proemio alla Storia di Napoli” annotò: «In volermi porre a scrivere mi vennero in mano gli annotamenti di Matteo da Giovinazzo che scrisse del tempo suo dalla morte di Federico II, sino a’ tempi di Carlo II». Da tale affermazione alcuni storici dedussero che soltanto una parte dell’opera si salvò, altri che la dichiarazione del di Costanzo era del tutto generica, o completamente errata.

Il manoscritto di Spinelli fu la prima opera in prosa volgare e fu ritenuto il più importante documento storico dei fatti accaduti nel 1200: un riconoscimento unanime da parte di tutti gli storici e letterati italiani e stranieri. Altro elemento importante che si riscontra nell’opera di Spinelli, è che il dialetto pugliese ebbe grande rilevanza nel passaggio dal latino al volgare e fu parlato in tutto il Regno delle Due Sicilie quale lingua ufficiale. Nella grandiosa opera dell’abate Ferdinando Galiani (1728-1787)“Del dialetto napoletano”, stampata a Napoli nel 1789, è riferito che «i Diurnali di Matteo Spinello ci fanno conoscere primieramente, che in Giovinazzo, e nella Puglia parlossi allora quel dialetto, che oggi è passato alla capitale».  Lo dichiarò Giuseppe Maria Galanti (1743-1806) nella “Nuova Descrizione Geografica e Politica delle Due Sicilie”: «Il dialetto pugliese era comune a tutto il Regno, e dicevasi pur Siciliano, perché si parlava nella corte del Re di Sicilia». Lo affermò Cesare Balbo (1789-1853) ne La Vita di Dante” (Firenze, 1853). Anche Francesco de Sanctis (1817-1883) nella Storia della Letteratura Italiana”  ammise che «…si leggono non senza diletto i Diurnali, o come oggi si direbbe, giornali di Matteo Spinelli, la più antica cronaca italiana, non solo per la semplicità e naturalezza del racconto in un dialetto assai prossimo al volgare, ma per la vaghezza de’ fattarelli, che pare un favellatore e non uno storico». Quest’ultima osservazione si riferiva al fatto che Matteo descrisse episodi di piccola importanza rispetto agli avvenimenti dell’epoca, come quello del 13 marzo 1248: «nella Città di Trani uno Gentiluomo de li meglio, che si chiamava Messer Simone Rocca, aveva una bella mogliere, et alloggiava in casa sua uno Capitano di Saracini, chiamato Phocax: se ne innamorao, e a mezzo notte fece chiamare  Messer Simone; et come quello aperse la porta della camera, intrao per forza, et ne lo cacciao da là senza darli tempo, che si cauzasse et vestisse, et ebbe da  fare carnalmente con la mogliere». A Simone che chiedeva giustizia l’imperatore rispose ironico: «Simone, dove è forza, non è vergogna» (- par. 2).

Galiani, nell’opera già citata, sostenne della cronaca di Matteo da Giovinazzo che «la naturalezza, e la facilità dello stile semplice, e niente ricercato, farà pruova, che lo Spinello scrisse per appunto come parlava»; ed aggiunse che «Alfonso d’Aragona…deliberò, che messa da parte la corrotta, e straziata Latina lingua, di cui fino allora erasi  fatto uso, ed abbandonato del pari il Toscano Dialetto, come non nostro, s’inalzasse il volgar Pugliese ad esser la lingua nobile della Nazione».

Altra difesa meticolosa del dialetto pugliese la svolse Giuseppe Biamonti nelle “Lettere di Pamfilo a Polifilo sopra l’Apologia del libro della Volgare Eloquenza di Dante”  (Firenze, 1821).

Tuttavia, sull’aspetto storico dei Diurnali, gli storici riscontrarono numerosi errori cronologici ed alcuni sostennero addirittura che si trattava di un falso documento redatto nel 1500. Sull’argomento si scatenò nei secoli scorsi una polemica rovente tra i difensori della bontà del documento ed i detrattori. Nel merito il duca Honoré Théodoric d’Albert de Luynes (1802-1867), famoso archeologo, nell’opera “Commentaire Historique et Chronologique sur Les Ephémérides intituléès Diurnali di Messer Matteo di Giovenazzo” (Paris, Firmin Didot, 1839) rilevò che i critici dei Diurnali avevano omesso di considerare che a quel tempo in Puglia l’anno civile cominciava dal primo settembre dell’anno precedente e volle commentare i singoli passi dell’opera dell’autore pugliese ricostruendo l’esatta cronologia degli eventi narrati. Affermazioni contestate da Camillo Minieri Riccio (1813-1882) nella “Cronaca di Matteo Spinelli da Giovenazzo. Ridotta alla sua vera dizione ed alla primitiva cronologia con un comento in confutazione a quello del Duca di Luynes sulla sua stessa cronaca  e stampato a Parigi nel 1839”- [Bologna, Seab, 1978, ristampa anastatica dell’edizione del 1865]. Bartolommeo Capasso (1815-1900), il famoso archivista napoletano, inserendosi nel dibattito sull’autenticità dei Diurnali, ne sostenne decisamente la falsità in una memoria apparsa negli “Atti dell’Accademia di archeologia, lettere e belle arti”. Un intervento che infiammò molti intellettuali meridionalisti, che ritennero fosse stato gravemente oltraggiato l’onore del Regno Napoletano e scrissero articoli polemici sulla stampa quotidiana. Tutto questo suscitò la curiosità della regina Margherita (1851-1926), che chiese chiarimenti a Giosuè Carducci, in visita nell’estate 1889.

Giovanni Bernardino Tafuri (Nardò, 1695-1760) nella “Censura sopra i giornali di Matteo Spinello da Giovenazzo” affermò: «Nel considerare poi, che negli esemplari MSS. che corrono nel nostro regno, si trovano degli errori di cronologia di molto rimarco, m’induco a sospettare che gli esemplari medesimi per negligenza ed ignoranza di chi li trasse primieramente dall’originale, sieno stati in più luoghi corrotti nelle note numerali degli anni». Lo stesso Tafuri fornì una copia al Muratori, il quale la inserì nella grande opera “Rerum Scriptores Italicorum”. La traduzione di Papebroch, contenuta ne “Propyloeum ad Acta Santorum Maji”, si trova a Viterbo. Una ricopiatura dell’originale si ritrova nella “Bibliotheca Sicula” e nella “Raccolta di tutti i più rinomati scrittori del Regno di Napoli”. Una copia era in possesso della famiglia Gesualdo ed un’altra della Biblioteca Nazionale di Francia. Effettivamente tra le varie trascrizioni dell’opera vi erano delle diversità, ma rimaneva il problema dell’errata cronologia degli avvenimenti sul quale il duca de Luynes ritenne di aver risolto il problema ricostruendo le date degli avvenimenti con l’anno civile pugliese e con quelle usualmente conosciute.

 

Anche Mola è citata nell’opera di Matteo da Giovinazzo. Nel gennaio 1255 l’amministratore della chiesa di Foligno, in nome di Alessandro IV, invitò Manfredi a sottomettersi al Papa tramite il legato cardinale Ubaldino  («Et lo Papa fece prestamente Legato Apostolico lo Cardinale Ubaldino, et fece fare gente per tutte le Terre della Chiesa »par. 80. Il cardinale Ottaviano degli Ubaldini è accanto a Federico II nell’Inferno di Dante). Nel frattempo Manfredi attraversò la Terra di Bari per recarsi in Capitanata lasciando presidi armati in ogni località attraversata («Alli 17 di Giugno [1255] lassao gente a Monopoli, a Mola, a Polignano, a Bari, a Molfetta, Trani, Barletta, et se ne tornao malato in Terra de Lavoro»- paragrafo 84). Una circostanza ritenuta del tutto erronea dagli storici locali, poiché la nostra città fu “rifondata” da Carlo d’Angiò nel 1277, dimenticando tuttavia che Mola è citata in altri documenti precedenti alla sua rifondazione.

Alla fine del primo millennio la Terra di Mola si presentava come segue:

– alcune famiglie di pescatori costituivano l’antico nucleo del borgo abitato nel tratto costiero compreso tra il Torrione ed il Castello; un nucleo di piccola importanza che non ebbe mai l’appellativo di castrum o civitas, attribuito ai centri più rilevanti [soltanto nell’opera di Guidone si ritrova la denominazione di oppidum Moles ; «Item terno miliario a litore civitas ampia extitit Celia, oppidum Moles, Turris Caesaris » (In nota: Moles hodie Mola) – pag. 466];

– nei territori limitrofi vi erano antiche comunità degli “abitatori” di grotte, nonché contadini e mezzadri attorno ad una casa signorile e ad una chiesa per le funzioni religiose.

I rari documenti esistenti attestano la presenza di una comunità a Mola. E’ noto un atto notarile del 1077 con il quale un certo Mele, figlio di Colaianni di Bari, assegnò a suo figlio Stefano le proprietà possedute a Mola (pertinenti in  Maule). Altro documento del 1123, riportato nel “Codice Diplomatico Barese”, riferisce di un certo Grimoaldo Alfenarite che donò alla Basilica di S. Nicola diversi poderi ed una chiesa esistenti in Mola (in partibus Mauli). In Mola forse morì nel 1150 il misterioso Agosmundus [nome formato forse da due parole: una greca agos (colpa, peccato) ed una latina mundus (mondo)], seppellito nella chiesa Matrice, così come attesta la lapide murata nella Cappella del Santissimo. Nelle terre di Mola esisteva già un clero nel 1171 dipendente dall’arcivescovo di Bari (De Santis, nei suoi “Ricordi Storici”, riportò il documento con il quale il clero di Mola era ammesso alle funzioni della festività dell’Assunta nel turno del 18 agosto, unitamente a quello di Santeramo, Sannicandro e Binetto). Durante la dominazione normanna e quindi sveva il piccolo porto di Mola era utilizzato per gli spostamenti sull’altra sponda dell’Adriatico o per i viaggi in Terrasanta, così come riferì Giannone nella sua “Istoria civile del Regno di Napoli” («…nel Regno di Ruggiero, de’ due Guglielmi e degli altri re suoi successori…in congiunture di viaggi e di spedizioni navali i porti più frequentati e scelti a tal fine erano  que’ di Vesti, Barletta, Trani, Bisceglia, Molfetta, Giovenazzo, Bari, Mola e di Monopoli»pag. 509, edizione a cura del molese Lionardo Panzini [Leonardo Pansini] – Milano, 1824). Nel “Cartularium Cupersanense” si parla di un certo Chirico, figlio di Giovanni da Mola, che conferisce alcuni privilegi alla sua futura moglie, davanti a giudici ed al notaio, il giorno 31 gennaio 1244.

Matteo Spinelli non fu un personaggio importante od un illustre letterato. Il suo giornale, tuttavia, rimane un documento di grande rilevanza, sia per conoscere gli avvenimenti storici compresi tra la morte di Federico II ed il regno di Carlo I d’Angiò e sia per attestare, in modo inequivocabile, che la Puglia era in quel tempo terra di potere e di cultura. Il primo regno normanno si ebbe in Puglia (Questo Regno da che fu stabilito da’ Normanni fu chiamato Regno di Puglia… fino all’anno 1501, in cui fu diviso in due parti. Le Provincie di Puglia, Basilicata e Calabria furono tenute da Ferdinando Re di Spagna; il resto, che separato dalla Puglia, chiamossi ‘Regno di Napoli’, fu tenuto da Ludovico XII, Re di Francia. Dopo quattro anni tutte le provincie furono sotto la dominazione di Ferdinando, il quale forse per mostrarsi possessore di queste ultime, che la capitale contenevano, chiamar si volle ‘Re di Napoli’. [Saggio sulla popolazione del Regno di Puglia…pag. 39- Luca de Samuele Cagnazzi]). Dalla Normandia venne in Italia Tancredi, conte di Hauteville (Altavilla), e suo figlio Guglielmo Bracciodiferro fu primo conte di Puglia. Ultima degli Altavilla fu Costanza, moglie di Enrico di Svevia e madre di Federico II.

Il tallone d’Italia era, con i suoi lussureggianti boschi ed i suoi castelli, l’ambiente preferito dei sovrani; nei palazzi reali di Foggia e di Bari, alle tavole imbandite dei castelli della Terra di Bari, si declamavano poesie in volgare. La sede dello studio del volgare fu realizzata nella capitale del regno, a Palermo, ma in tante parti della Puglia fiorivano “cenacoli di poeti”. Lo stesso Federico II si dilettava in componimenti poetici e le sue due più belle liriche (Poi che ti piace amor” e “De la mia disianza”) forse furono dedicate alla sua dolcissima Bianca, madre di Manfredi. Quest’ultimo sposò Elena Angelo Comneno il 2 giugno 1259 a Trani e si trattenne per qualche tempo a Barletta dedicandosi agli ozi ed alla poesia. Lo Svevo era forte, coraggioso, esuberante e, come il padre Federico II, fu poeta della celebre Scuola Siciliana. Di lui scrisse un cronista: “et sciebat bene cànere et cantiones invenire”( e sapeva cantare bene e inventare canzoni).  Spesso si univa di notte a musici e trovatori e passeggiava per le strade cantando romanze d’amore: «Lo Re venne a Barletta, et ‘nce fece stantia molti mesi; et nelle feste di Natale se ´nce fece gran triunfo, perché ogni iorno se ne fecero balli, dove erano Donne bellissime d’onne sorte, et lo Re presentava equalmente a tutte, et non se sapea, quale chiù li piacea» (par. 136); «Lo Re spisso la notte esceva per Barletta,  cantando Strambuotti  et Canzuni, che iva  pigliando lo frisco,  et  con isso ivano dui Musici Siciliani, ch’erano gran Romanzaturi » (par. 140).

                                                                                                

 

GLI ORGANI DI GOVERNO E BUROCRATICI DEL COMUNE

7 Luglio 2008 0 Commenti - Articolo letto 602 volte.

L’attribuzione delle competenze istituzionali e procedurali

                                               parte

                                        Giuseppe Liotine*

 

Premesse

Fino all’emanazione della legge 08.06.1990 n° 142, l’ordinamento dei comuni era regolamentato prima con leggi dello Stato e poi, con la formazione delle Regioni, anche con leggi regionali; ed i comuni erano quasi soggetti a tutela degli enti statali, ai quali il testo unico della vecchia legge comunale e provinciale del 1934 ed il vecchio regolamento di attuazione attribuivano estesi controlli sulle procedure operative.

L’ordinamento dei comuni era articolato osservando la concezione amministrativa napoleonica, che attribuiva al Sindaco ogni funzione e competenza di vertice nello svolgimento dei vari servizi comunali: il Consiglio aveva funzioni di indirizzo e controllo della attività politica e amministrativa del comune, mentre la Giunta ed il personale dell’amministrazione, anche a livello dirigenziale, aveva compiti di collaborazione con l’attività del Sindaco, il quale aveva solo facoltà di delegare funzioni entro limiti subordinati alla sua potestà.

Tutte le deliberazioni del comune costituivano attività adottate sotto peculiare responsabilità del Sindaco e la loro esecutività era subordinata a preventivo parere, sia di legittimità che di merito, in un primo tempo  della Giunta Provinciale Amministrativa (GPA) operante presso la Prefettura, e poi del Comitato Regionale di controllo (Co.Re.Co) operante presso la regione di appartenenza.

L’ordinamento tecnico, amministrativo e finanziario dei comuni, che era stato concepito quando i servizi erogati alla collettività erano molto contenuti per quantità e per difficoltà tecniche, si era, dopo l’ultimo conflitto mondiale, notevolmente espanso con la crescita della società: si erano moltiplicati i servizi e l’attività tecnica dei comuni, che rendevano sempre più onerosi e variegati gli impegni ed il controllo dell’attività collaborativa del personale di gestione.

L’ambizione dei singoli in tali condizioni, davano luogo a frequenti contestazioni, con conseguenti crisi di governo che condizionavano negativamente l’azione realizzativa dell’attività programmata. Ai frequenti accadimenti di situazioni di crisi, seguirono forti istanze dei cittadini responsabili, che impegnarono i vertici dell’amministrazione ad elaborare nuovi principi e disposizioni in materia di ordinamento degli enti locali, e diedero luogo all’emanazione della legge 08.06.1942 n° 142 che, con le successive modifiche costituzionali volte ad adeguare la legislazione statale e regionale ai principi di autonomia e decentramento, conclusero la complessa storia legislativa delle autonomie locali con l’emanazione del testo unico in materia di enti locali (TUEL) 18.08.2000 n°267, che costituisce tappa fondamentale per la sistemazione delle autonomie locali ed il riordino ed attribuzione delle competenze, nettamente distinte fra gli organi di governo ed il personale dirigente dei comuni.

 

IL DESTINO DEI RIFIUTI: IL DIBATTITO CONTINUA

7 Luglio 2008 0 Commenti - Articolo letto 452 volte.

Raffaele Di Marino

 

A conclusione del mio ultimo articolo, venuto fuori da una positiva “provocazione” dell’amico Miccolis (ti devo dire, caro amico, che non sono ingegnere ma soltanto un chimico industriale) mi presi l’impegno di approfondire l’argomento del trattamento biologico a freddo, comunemente chiamato TMB, facendo le mie modeste ricerche, visto che mi sono, per oltre trent’anni, occupato di depurazione dei liquami e soltanto di striscio, perché mi dovevo occupare di fanghi di depurazione, ho incrociato il problema dei rifiuti solidi con tutto ciò che comporta.

Nella mia esperienza ho avuto l’occasione di imparare che non esiste un’unica soluzione a un problema complesso come quello di rifiuti, ma vi sono diverse soluzioni, faticose, costose e che comunque devono essere assunte tempestivamente, con coraggio e responsabilità per cancellare un male del nostro ambiente. Quello che non si deve assolutamente fare è di mettere la testa sotto la sabbia come gli struzzi o peggio ancora, dopo avere delegato alle istituzioni pubbliche problemi che cominciano da noi, ci “divertiamo” a fare il tiro al bersaglio prendendo di mira i soliti politici, perdendoci in polemiche sterili riguardo alla soluzione del problema ma, devo sospettare, efficace per chissà quale altra intenzione.

Qualche giorno fa mi sono trovato per caso ad ascoltare un pezzo della trasmissione televisiva di Michele Santoro, “Anno Zero”, discutevano di rifiuti e discariche, e quelle poche frasi che ho ascoltato mi hanno lasciato molto amareggiato perché, vedere intelligenze così profonde utilizzate così male argomentando su una situazione così delicata come quella dei rifiuti a Napoli, con il chiaro intento di fare consapevolmente disinformazione , bandendo la cultura dai loro argomenti. Non è stato, almeno per me, uno spettacolo piacevole.

Ritengo che l’ultima cosa che i cittadini devono ricevere è proprio la distorsione dell’informazione; hanno bisogno invece di essere aiutati a leggere la realtà, perché chi cerca percorsi miranti a individuare soluzioni compatibili con la salute dell’uomo e dell’ambiente, lo fa per tutti e non per se stesso; lo fa non perché appartiene a un altro pianeta, e si vuole divertire a dare qualche fregatura ai poveri terrestri, ma perché vuole mettere a disposizione onestamente tutte le sue conoscenze, senza creare panico per risolvere una delicatissima questione che sta mettendo a repentaglio la vita stessa del pianeta.

 

 

 

 

 

 

 

LA FORZA DI EOLO

7 Luglio 2008 0 Commenti - Articolo letto 420 volte.

Dopo l’industria della “monnezza”, per Mola anche il nucleare? Eppure l’alternativa c’è.

L’energia eolica è una valida alternativa “pulita” ed eco-sostenibile alle fonti basate sul consumo di combustibili tradizionali (petrolio, carbone), ai termovalorizzatori  e all’efficiente, ma rischiosa, energia nucleare. In sostituzione delle fonti energetiche inquinanti prospettate per il nostro territorio, Mola potrebbe chiedere a Stato e Regione l’installazione di un impianto eolico off-shore: da posizionare cioè al largo della nostra costa, azzerando ogni rischio ambientale e ottenendo notevoli benefici occupazionali. E a Manfredonia, sull’esempio degli impianti del mare del Nord, è già stato presentato il progetto.

Andrea G. Laterza

E’ ormai certo. Il governo Berlusconi procede spedito con i suoi programmi di reintroduzione in Italia dell’energia nucleare. Sono in corso di individuazione i siti ottimali per l’insediamento delle centrali di ultima generazione. E ormai non è più una sorpresa per nessuno: secondo notizie della stampa nazionale, circolate prima delle ultime elezioni politiche, anche Mola rientrerebbe tra le località di cui insistentemente si parla.

Mola, “territorio bersaglio”

Tuttavia, la reale portata della notizia ha più che altro il sapore di una “provocazione” in funzione anti-nucleare, escogitata da un esponente Verde della Regione Toscana, poiché alcuni parametri davvero non tornano. Intanto, una centrale nucleare necessita di grandi spazi a disposizione e possibilmente dovrebbe sorgere in una località isolata e facilmente evacuabile.

Il territorio molese, per contro, è piuttosto angusto e densamente urbanizzato. Inoltre, una centrale nucleare ha bisogno di una cospicua fonte di acqua per il raffreddamento dell’impianto: solitamente le ubicazioni ottimali sono nell’intorno dei fiumi e dei laghi. Il territorio molese non dispone di queste fonti di acqua dolce e, quindi, l’unica possibilità sarebbe rappresentata dal raffreddamento con acqua di mare, così come si fa, ad esempio, con le centrali nucleari britanniche. Tuttavia, secondo il periodico “La nuova ecologia”le centrali nucleari britanniche, a causa del raffreddamento ottenuto mediante l’aspirazione dell’acqua marina, sarebbero responsabili di un’ecatombe: miliardi di piccoli pesci e crostacei, ma sopratutto larve o uova, vengono infatti risucchiati ogni anno dalle pompe delle centrali e uccisi durante il processo di raffreddamento. E in alcune aree del Regno Unito il prezzo da pagare per questo disastro è quasi il 50% del pescato. Un impianto britannico risucchia infatti circa 60 metri cubi d’acqua marina al secondo, mentre quelli francesi – dislocati lungo il canale della Manica – arrivano a 120 metri cubi”.  

In ogni caso, per l’ubicazione di una centrale nucleare,  Mola presenta il non trascurabile vantaggio di trovarsi in una zona a rischio sismico prossimo allo zero e con un rischio idrogeologico relativamente basso, pur se le classificazioni attuali del PAI (Piano di assetto idrogeologico) non tengono conto, come dovrebbero, dell’ultima alluvione del settembre 2006, che tanti sfaceli ha provocato al nostro territorio. Infatti, non è difficile ricordare il cedimento del ponte sulla Gravina di Monsignore e l’allagamento di una vasta area nell’intorno della linea ferroviaria.

PDL: UNA UNITÀ D’INTENTI È POSSIBILE

7 Luglio 2008 0 Commenti - Articolo letto 1.327 volte.

Intervista a Michele Palazzo, consigliere comunale di “lungo corso”

                                                                  Nicola Lucarelli

 

Michele Palazzo è uno dei consiglieri comunali di “lungo corso” della politica molese. Dopo l’esperienza nella Democrazia Cristiana, è stato assessore nella Giunta Maggi. Sempre rieletto nelle elezioni successive per l’UDC. Uscito dal partito di Casini tre anni fa insieme con Nicola Tanzi ed altri, è tra i fondatori del Movimento dei Moderati che, in tappe successive, ha aderito ai Circoli della Libertà della Brambilla e successivamente al Popolo della Libertà. Lo abbiamo sentito su diversi temi ed in particolare sulla situazione del Centro-destra molese, che da qualche anno vive una situazione di crisi nei rapporti fra le diverse anime politiche.

 

Tra due anni circa si torna votare per eleggere il Consiglio comunale e il Sindaco di Mola. A più di metà consigliatura quali sono i risultati acquisiti dalla tua parte politica, in quanto minoranza?

In questi anni il risultato interessante che abbiamo raggiunto è sicuramente il consolidamento del nostro gruppo “Movimento dei Moderati per Mola”: un numero sempre crescente di cittadini, movimenti e associazioni condivide il nostro stesso percorso, partecipando alle  assemblee o frequentando la nostra sede, in via Bovio n° 58, per rappresentare le loro esigenze e per fare politica nel vero senso della parola. Abbiamo maturato un percorso comune con tutti gli iscritti e simpatizzanti che ha portato la nostra formazione politica ad interloquire anche a livello regionale e nazionale, contribuendo attraverso le numerose manifestazioni non solo locali, alla vittoria nell’aprile scorso del centro-destra e al buon risultato del PdL a Mola.

In Consiglio Comunale abbiamo costituito, insieme al candidato sindaco del centro destra Nicola Tanzi, un gruppo con forte unità d’intenti, operando in modo da valutare attentamente e coerentemente con le nostre idee i provvedimenti che vengono portati all’attenzione dell’Assemblea. Votando a favore o contro, assumendoci sempre precise responsabilità nei confronti dei cittadini. Abbiamo spesso suggerito la procedura più opportuna da adottare, nel rispetto della legge, per evitare inutili perdite di tempo burocratico. Sviste che potevano configurare un danno ai cittadini non sono certamente passate inosservate al nostro gruppo consiliare. A volte siamo stati incompresi, ma il tempo ci ha dato puntualmente ragione. Chi pensava ai “Moderati” come ad una opposizione a tutti i costi e senza progetto è  stato clamorosamente smentito.  Diverse istanze portate da noi all’attenzione dell’Amministrazione hanno visto una felice soluzione di alcuni problemi, non ultimo il movimento di opinione promosso, con la raccolta di ben 4500 firme, contro i parcheggi sotterranei in piazza.

Come ritieni che si possa operare nei restanti due anni?

Il nostro Movimento è fortemente convinto che questi due anni che rimangono devono essere utilizzati nel concepimento di un progetto, ovviamente di centro destra, serio e credibile. Che coinvolga realmente i cittadini, le associazioni e la società civile nelle scelte degli uomini e dei programmi. Bisognerà lavorare senza demagogia e personalismi, tutti insieme, tenendo ben presenti i nostri errori strategici commessi nelle ultime tre tornate amministrative e le relative disattenzioni e pecche dovute alla arrogante convinzione di anteporre il candidato al programma. La politica si deve aprire alla gente, deve imparare ad ascoltare. Solo con questo metodo democratico può nascere un programma reale e condiviso, non “un libro dei sogni”, come accaduto in questi anni di gestione del centro-sinistra. Un programma quindi reale e non fittizio o da “libro dei sogni”.

Qual è il tuo giudizio sull’operato dell’Amministrazione Berlen e sui suoi programmi futuri?

Il giudizio ovvio è negativo. Anche se, comunque, mancano meno di due anni alla conclusione della consigliatura. Mi auguro seriamente che nell’immediato si  realizzino i progetti  attesi e propagandati da anni. Noi, ma soprattutto i molesi, stiamo aspettando che veramente qualcosa accada. Il futuro sta diventando troppo breve per questa amministrazione. Dicono di aver consapevolmente abbandonato l’ordinario per gestire i grandi progetti, ma non si vedono né l’uno e né gli altri; continuiamo ad aspettare. Se qualcosa si realizzerà, saremo i primi a gioire, come cittadini e come rappresentati dei molesi. Diversamente, come sembra più probabile, sarà il giudizio dei cittadini ad essere inesorabile.

Un segnale clamoroso è già venuto dai molesi in occasione delle Politiche di Aprile con il grande successo del centro-destra. La nostra gente non può continuare a rinnegare la sua convinzione “moderata”, ma noi abbiamo il dovere di proporre una politica seria mirante a far crescere l’economia del Paese, da tempo fra gli ultimi in Puglia.

A giorni dovrebbero partire i lavori per il fronte mare nord: qual è la posizione del tuo gruppo sul futuro completamento del Progetto Bohigas?

Innanzitutto parlare ancora del progetto Bohigas è improprio. Infatti del progetto iniziale è rimasto quasi nulla ed è stato completamente stravolto e riadattato dai pur bravi e competenti tecnici comunali. Di Bohigas rimane solo il ricordo delle buone intenzioni e il plastico  servito soprattutto come ottimo strumento di propaganda. Se questa doveva essere la fine del famoso progetto, si conferma l’idea che ho sempre espresso, e cioè che  si potevano coinvolgere architetti ed ingegneri locali, che molto meglio conoscono la realtà paesaggistica, culturale e sociale di Mola, magari attraverso un concorso di idee. Nel contempo avremmo dato risalto a professionisti locali che l’Università di Bari forma brillantemente, senza andare a pescarne uno fino in Spagna che a mio modo di vedere, durante il percorso, ha ritenuto Mola ben poca cosa rispetto alla sua fama di architetto. Ricordo bene le motivazioni che mi indussero a votare a favore del progetto Bohigas:

          a) mettere ordine nel triangolo i cui vertici erano:  Piazza XX Settembre,                porto Colombo e base del molo di Levante.

          b) rendere fruibili spazi enormi inutilizzati del fronte mare; risaltare beni architettonici di notevole interesse che passavano inosservati;

c)       togliere spazio alle auto per restituirlo ai pedoni;

     Il tutto volto a favorire lo sviluppo economico della città in termini turistici. Mola sarebbe cambiata. I lavori che partiranno e non proprio a giorni, non vanno assolutamente in quella direzione. Oggi il mio voto sarebbe stato contrario e non mi ritengo un “tirapiedi” del nostro comune.

Un tuo giudizio su quanto è stato realizzato con Urban 2…

Il comune di Mola ha ottenuto i finanziamenti Urban 2 poiché è stato considerato afflitto da forte disagio sociale: la disoccupazione giovanile è la più alta fra tutti i comuni della provincia; il reddito procapite dei molesi è fra i più bassi della regione. Le attività commerciali continuano a chiudere e non si fa nulla per salvaguardare coloro che fra mille difficoltà tentano di andare avanti, pur di non emigrare. I giovani, soprattutto laureati, si trasferiscono al nord, abbandonando il paese di origine. Di insediamenti industriali, artigianali, agroalimentari e commerciali neanche l’ombra. La pesca e l’agricoltura vivono da anni ormai momenti difficili. Il turismo… neanche a parlarne. Il giudizio che esprimo insieme al mio gruppo su quanto è stato realizzato da Urban è negativo. Non è servito a nulla, se tutte le condizioni che hanno consentito di ottenerlo sono ancora tutte là, nulla è cambiato. Eppure i 22 milioni di euro sono stati quasi tutti spesi, restano 4 milioni di euro che serviranno per iniziare i lavori del fronte mare, a cui andranno aggiunti altri milioni di euro in mutui a carico dei cittadini. Non è sicuramente un risultato positivo per Mola. Altri comuni, a noi prossimi, senza i milioni di Urban hanno saputo realizzare cose concrete e non sogni. In alcuni di essi la disoccupazione è solo un triste ricordo.

Perché il Centro-destra, o meglio il Popolo della Libertà, non riesce ad esprimersi a Mola con una sola voce?

Il PdL non riesce ancora ad esprimersi con una sola voce poiché non si è voluto riconoscere al candidato sindaco della Casa delle Libertà alle ultime comunali ruolo di rappresentante o portavoce della coalizione come si era sempre fatto e cercato in passato. Le politiche di Aprile avrebbero potuto ricompattare la coalizione. Evidentemente i tempi non erano maturi.

Quali margini di incontro esistono per ricompattare il Popolo della Libertà molese? Quali rischi ci sono nel caso di divisione perdurante in vista delle prossime consultazioni elettorali?

Ritengo che i margini siano ampi e non è certamente nostra intenzione dividere il Popolo della Libertà molese. Soprattutto non vogliamo assumerci questa responsabilità. Sicuramente c’è stato un vizio di comunicazione nel centro destra locale. L’innesto di nuovi elementi, dotati di grossa personalità non è stato visto come una risorsa ma è stata interpretata come fenomeno destabilizzante di una dirigenza forse un po’ cotta da tre sconfitte consecutive alle amministrative.  In effetti, le conseguenze sono state destabilizzanti, ma ne avevamo bisogno.  Una scossa era salutare. In tutti e tre i casi abbiamo voluto anteporre la capacità di rastrellare voti da parte del candidato sindaco  ad una  progettualità.   Si potrebbe ripartire proprio da quegli errori senza necessariamente trovare il colpevole. La cosa positiva da parte nostra è la mancanza di pregiudiziali. Se si riterrà necessario aprire un tavolo di confronto, siamo disponibili. Diversamente ognuno andrà per la sua strada, assumendosi di conseguenza la responsabilità di un’ulteriore vittoria del centro-sinistra. Una unità d’intenti è sicuramente possibile, a partire da un programma condiviso nell’interesse dei cittadini: rivangare ogni volta le incomprensioni e i dissidi non serve a costruire il futuro. Chiaramente andare divisi alle prossime consultazioni elettorali significa determinare un’enorme possibilità di perderle. Le esperienze passate sono lì: siamo rimasti fuori sempre per una manciata di voti. Ma questo è chiaro a tutti.

E’ vero che avete già individuato un vostro candidato-sindaco?

Non abbiamo individuato ancora il “nostro” candidato sindaco. Certo personalità che abbiano le giuste capacità e che siano spendibili  ci sono tra di noi ma scendere nel particolare è presto. I nomi dovrebbero essere la diretta conseguenza di un progetto politico amministrativo globale e soprattutto condiviso. E’ il risultato di incontri programmatici  prima ancora di discussione in seno agli iscritti e simpatizzanti del nostro Gruppo politico. E’ un momento di partecipazione collettiva. Si potrebbero, visto che tempo ne abbiamo, organizzare delle primarie. L’errore più grosso che si possa commettere in politica è autoproclamarsi candidato, come si dice… “si entra papa e si esce cardinale”.

Su quanti voti potenziali potrebbe contare il vostro Movimento?

Non mi va di dare numeri. Partecipo a competizioni elettorali da decenni, un minimo  di esperienza ce l’ho per non azzardare. Ma la stessa esperienza mi aiuta a capire i “cavalli di razza”. Tra di noi  ne vedo sicuramente tanti. Si potrebbe azzardare l’ipotesi di più liste per contenerli tutti. Certo più il progetto sarà credibile e più avremo “cavalli di razza” nelle nostre liste. Ergo: senza i nostri Gruppi non si va lontano.

RIFIUTI: ECCO LE COMPOSTIERE

7 Luglio 2008 0 Commenti - Articolo letto 398 volte.

                                                  Antonio Mottola

Le immagini di cumuli di immondizie di ogni genere che marciscono nelle strade della Campania hanno dimostrato che le discariche non sono una soluzione efficace per risolvere il problema dei rifiuti, per il motivo che prima o poi si esauriranno. Il passo successivo sarà la costruzione di termovalorizzatori, ovvero di impianti simili a centrali elettriche che bruceranno queste immondizie per ricavare energia. I residui della combustione che sfuggiranno ai filtri (le polveri sottili dette nanoparticelle) le ritroveremo poi nell’aria che respiriamo con gravi conseguenze per la nostra salute.

La raccolta differenziata rappresenta pertanto l’unica soluzione eco-compatibile che può risolvere efficacemente il problema dei rifiuti. E soltanto con l’impegno e la buona volontà di tutti è possibile sottrarre alla discarica quella parte dei rifiuti che è possibile riciclare e riutilizzare. Tra le diverse iniziative attivate dall’Assessorato all’Ecologia del nostro Comune, e che si propongono di incentivare la raccolta differenziata, vi è il compostaggio domestico, una pratica che permette di trasformare la parte organica dei rifiuti in compost (una sostanza fertilizzante simile al terriccio e che possiede buone qualità nutritive per le piante). Chi intende attivare tale pratica dovrà dotarsi di una compostiera domestica da tenere in giardino. Quella da trecento litri, sufficiente per una famiglia media di quattro persone, è alta circa un metro. Ce n’è una al piano terra del Palazzo municipale di via De Gasperi a disposizione di chiunque voglia farsene un’idea. Si tratta in sostanza di un contenitore che, per forma e colore, assomiglia alle campane per la raccolta del vetro.

 

CI MANCAVA SOLO IL NUCLEARE

7 Luglio 2008 0 Commenti - Articolo letto 427 volte.

 

Le responsabilità storiche e l’occasione per Berlusconi   

Giovanni Amante

Sembra proprio che il nuovo governo faccia sul serio. Centrali nucleari in Italia, nonostante i cittadini abbiano espresso un chiaro “no” con il referendum del Novembre 1987.

Erano stati posti agli italiani tre interrogativi in materia di politica energetica, così sintetizzabili:

          volete che il CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) disponga la localizzazione sul territorio delle centrali nel caso in cui gli enti locali non si siano pronunciati nei tempi stabiliti?

          volete che i Comuni che ospitano centrali nucleari o a carbone siano indennizzati?

          volete che l’Enel partecipi ad accordi internazionali per la costruzione e la gestione di centrali nucleari all’estero?

Non si trattò di una maggioranza marginale: il rifiuto registrò percentuali altissime, circa l’80% per i primi due quesiti, poco più del 70% per il terzo. In realtà, l’Enel ha avuto vita facile nell’investire quasi due miliardi di euro per completare i lavori di realizzazione di due reattori sovietici in territorio slovacco, interrotti in seguito alla separazione dell’ex Cecoslovacchia (1993); ma di questo ed altro, ormai, non ci si meraviglia più.

Ciò che genera incredulità, invece, è la concreta intenzione di consentire le realizzazioni sul nostro territorio, e di riproporre la questione all’opinione pubblica (giornali e televisioni) intavolando dibattiti antistorici e ignorando le preferenze già espresse dai cittadini a riguardo.

PER NON ESSERE SOTTO GLI STANDARD

7 Luglio 2008 0 Commenti - Articolo letto 502 volte.

                    Alla Montessori due finanziamenti PON per 100.000 euro

            

                                                             Antonio Panzini

La Puglia, ahimè,  è fra le quattro regioni italiane (con Campania, Calabria e Sicilia) a detenere  un primato negativo :  è ritenuta al di sotto degli standard minimi europei in materia di apprendimento scolastico. La Scuola Elementare “M. Montessori” si è già attivata per assicurare ai suoi alunni questa opportunità attraverso il Piano Operativo Nazionale (P.O.N.). Infatti, il 1^ C. D. “Maria Montessori” ha già chiesto ed ottenuto entrambi i finanziamenti possibili: quello per l’allestimento di un laboratorio scientifico, che fa capo al F.E.S.R. (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) e quelli relativi alla formazione di docenti e alunni che fanno capo al F.S.E. (Fondo Sociale Europeo). Questi fondi sono assolutamente “blindati” e possono essere destinati esclusivamente alla formazione di docenti e alunni anche laddove altre situazioni risultassero gravemente deficitarie come, ad esempio, gli arredi o le strutture. Fondi che verranno così destinati : € 15.000 (F.E.S.R.) per allestire un laboratorio scientifico secondo gli standard europei; € 85.000 (F.S.E.) per il reclutamento, mediante pubblico bando, di docenti esperti esterni che hanno curato prima la formazione dei docenti interni e poi hanno tenuto lezioni nei corsi rivolti agli alunni. Inoltre, sono stati attivati tre corsi di formazione rivolti ai docenti che hanno voluto mettersi in gioco raccogliendo la sfida di una formazione tarata sugli standard europei. Inoltre sono stati attivati otto corsi destinati ai fortunati alunni,circa 200, provenienti da entrambe le scuole primarie del nostro circolo: 2 corsi di scienze, 2 corsi di informatica, 2 corsi di matematica e 2 corsi di italiano.

 

PIANETA CACCIA IN PUGLIA

7 Luglio 2008 0 Commenti - Articolo letto 410 volte.

Di Nicola Mazzucca

Non c’è alcun dubbio che affrontare l’argomento spinoso e controverso della caccia in Puglia , aldilà dei tradizionali circuiti delle pubblicazioni venatoria specialistiche, rischia di far tremare le vene ed i polsi anche la più navigato ed esperto redattore. Che si sente come il classico vaso di coccio, pressato tra le opposta spinte dei lettori, inevitabilmente divisi tra fieri avversari o appassionati seguaci della dea Diana, protettrice della fauna silvestre e signora degli animali. Un dato è tuttavia fuori discussione. Quando si tocca questo tasto difficilmente ci si distrae e si sbadiglia da entrambe le parti, con esito giornalistico non di rado più che apprezzabile, quanto a valore aggiunto informativo. Va detto che diversi sono gli approcci scientifici possibili riguardanti il tema in discussione: tecnico, psicologico, ecologico, culturale, storico, giuridico e sociologico. Per saperne di più abbiamo selezionato proprio quest’ultimo, nell’intento esplicito di delineare gli elementi di base della pratica venatoria oggi, nella nostra Regione. Senza escludere problemi, contraddizioni e prospettive collegate a tale fenomeno ed orientando l’attenzione non sul tormentone del ‘pro’ e del ‘contro’, ma esclusivamente sulla distaccata valutazione dei fatti verificabili e rigorosamente documentati. Compreso quello, ancora fresco di cronaca recente, dell’imprevedibile tracollo elettorale dei ‘verdi’, letteralmente cancellati dagli elettori italiani. In tale ottica interpretativa, ci siamo rivolti nell’intervista che segue al Presidente dell’”Associazione Nazionale Libera Caccia” di Locorotondo, Michele Lisi (classe1950), responsabile regionale CUPAV, Direttore Amministrativo dell’Istituto Tecnico Agrario Statale “Basile – Caramia”, nonché personalità competente ed impegnata, in grado di approfondire adeguatamente il quadro del  complesso problema della caccia a Sud.

 

L’ATLETICO A LISO

7 Luglio 2008 0 Commenti - Articolo letto 1.473 volte.

 

Di Sebastiano Roca

    E’ Nicola Liso il nuovo allenatore dell’Atletico Mola.  44 anni (è nato il 3.1.64) Liso ha consumato la sua carriera da calciatore nelle squadre del S. Paolo Bari, Altamura, Cassano, Acquaviva, Modugno e Toritto.

     Come allenatore ha diretto,  il Toritto in prima categoria conquistando il secondo posto, mancando, per via del regolamento che vietava il ripescaggio delle società con meno di tre anni di affiliazione alla F.I.G.C., la promozione nella categoria superiore. Successivamente, sempre in prima categoria è stato alla guida di Bitritto e Palo ed a seguire di Santeramo in seconda categoria e Modugno in prima; in entrambe le occasioni le sue squadre si sono piazzate al secondo posto. Ritornato a Toritto in prima categoria, Liso si è dimesso a metà torneo.

     Tatticamente Liso predilige il 4-4-2 anche se, come ha avuto modo di confidarmi, alla fin fine sono i calciatori che fanno il modulo e non il tecnico, facendo capire che un allenatore deve saper adeguare il proprio credo tattico ai giocatori che ha a disposizione.

     Nell’ambiente il neo tecnico molese è considerato una sorta di sergente di ferro; una cosa è certa, e cioè che non è incline a compromessi come dimostrano le sue dimissioni dalla guida del Toritto, per divergenze con la dirigenza, con la squadra in testa alla classifica.

     Ma su quali giocatori potrà contare il nuovo tecnico?  E’ indubbio che il caro carburanti che sta mettendo a dura prova i bilanci delle famiglie sotto forma di aumenti di prezzo, stia condizionando anche il calcio, almeno quello dilettantistico. Molte squadre stanno facendo fatica a programmare la prossima stagione per la mancanza di fondi e per qualcuna si parla addirittura di iscrizione al torneo a rischio. Per l’Atletico, grazie ai soliti cirenei, questo non sussiste anche se l’ipotesi di un campionato in trasferta per i lavori di ristrutturazione del Caduti di Superga, non lascia dormire sogni tranquilli alla dirigenza molese.

     Per quanto riguarda la rosa su cui potrà fare affidamento Liso, allo stato attuale si possono fare le seguenti previsioni: in porta è scontata la conferma di Leone come secondo, mentre andrà via uno fra Frappampina e Manzari; verosimilmente resterà chi avanzerà le minori pretese economiche.

     In difesa si registra l’addio di Cota che sarà sostituito da Scaletta, mentre non dovrebbero esserci novità per il centrocampo. Novità, invece, per l’attacco con la mancata riconferma di Tenzone e Chiodo e con il ritorno di Partipilo al quale si aggiungerà Ranieri.

     Questi, grosso modo, i movimenti principali anche se non è escluso che Divella e soci, sempre pronti a sorprenderci, non approfittino dei guai di qualche società per portare a Mola altra gente, specie se si tratta di giovani.