Il Calvario anni '30 (Don Pedro)

di Mario Ventura

Noi ragazzi ci svegliavamo presto, quella Domenica, per andare al Calvario a far benedire le palme. Le palme erano semplicemente i rami di ulivo e quella mattina i contadini ne portavano al Calvario intere fascine, dalle quali noi ragazzi attingevamo per la nostra provvista (con il beneplacito dei proprietari),

Rientrati a casa con una buona scorta di rami d’ulivo, le mamme ci davano uno dei quei fazzolettini colorati a quadroni e noi partivamo per il “giro delle palme”.

Avevamo l’obbligo di portare la palma ai vicini di casa: a quella di faccembrounde (dirimpetto), a quella d’apparàite (a fianco), alla comare, alle zie, ai nonni, ai cugini, ai parenti, agli amici.

Un giro che durava sino a mezzogiorno. A ciascuna di queste persone si dava la palma e si diceva la famosa frase:”Cume te piesce a segnerégghie” (“Come piace a vossignoria”), che voleva dire:”Dammi ciò che più ti piace”. E tutti ci davano quelle cose che avevano preparato per l’occasione; e il fazzoletto cominciava a riempirsi.

Una cosa importante in questo giorno era: fare la pace.

Se qualche famiglia era in lite con un’altra famiglia, era d’obbligo mandare la palma per i propri bambini in segno di pace.

Se due amici avevano litigato e non si salutavano più, ebbene, il più piccolo andava incontro all’altro con la palma in mano.

Non vi pare bello tutto questo?

Tutte le cose buone raccolte nel fazzoletto dovevano essere conservate perché dovevano essere consumate al papreiule (la Pasquetta). Ma si decimavano strada facendo, perché, noi ragazzi, di tanto in tanto, durante il giro, ci sedevamo a qualche pesèule (gradino) e cominciavamo a mangiarle. Molte volte, quando il giro era lungo, il fazzolettone si riempiva e allora noi andavamo di corsa a casa a svuotarlo in un canestro per poi ritornare a riprendere il giro.

A quei tempi (1930/1940 n.d.r.) si usava, in alcuni ambienti, che il fidanzato ufficiale regalasse alla fidanzata una bambola, che, dopo le nozze, la sposa teneva sul letto come soprammobile. In alcune case e presso alcune famiglie esiste ancora quella bambola adagiata sul letto.

Era in voga una canzone di Redi e Nisa che diceva:”Voglio offrirti una bambola rosa piccolina come te, è il regalo che si offre a una sposa piccolina come te

Oggi si regala l’uovo di cioccolata.

Il dovere di portare la palma non spettava solo a noi ragazzi. Anche gli adulti erano tenuti ad alcuni doveri: la fidanzata portava la palma alla futura suocera; le nuore e i generi alle suocere ed ai suoceri; i coniugi al compare e alla comare d’anello; i battezzati e i cresimati ai rispettivi padrini e madrine; i figli sposati ai propri genitori e…si stava molto attenti a non venir meno a questi doveri.

Dalla Redazione di Città Nostra un modesto omaggio ad un grande Amico e Maestro, in un momento di tristezza e di dolore. Noi gli siamo vicini con tutto l’affetto. Forza Mario!