di Michele Calabrese

“Passati i 40 anni, buttati a mare con tutti i panni” Così recita un proverbio nostrano, la cui datazione antica è facilmente deducibile dal significato piuttosto scoraggiante: ciò che è vecchio va gettato senza pietà! La datazione di questo proverbio nostrano risale certamente a un’epoca in cui l’aspettativa di vita era la metà di quella di oggi.

 

Per analogia, quanto si dice degli uomini si può trasferire ad altre situazioni umane; per esempio alle associazioni e gruppi culturali che spuntano come funghi nelle nostre città ed hanno all’incirca un’aspettativa di vita mediamente di qualche anno.

L’Accademia del Canto di Mola invece ha superato agevolmente le nozze d’oro ed è giunta alla venerabile età di 60 anni: Venerabile, però , non è il termine appropriato, in quanto l’associazione musicale molese è vivace più e meglio dei primi anni, e lo ha dimostrato la sera  di martedì 10 luglio dando il via alle manifestazioni del sessantesimo compleanno con un concerto nel Palazzo Roberti.

Il programma della serata è la sintesi storica dei sessant’anni di attività, il compendio di un lavoro più che decennale, lo specchio veritiero di un’attività artistica degna di ammirazione.

Per la storia, la data di nascita dell’Accademia molese risale al 1952, anche se allora era semplicemente una schola cantorum, formata da alcuni adolescenti racimolati dal Maestro Diomede dai bar e dalla strada.

Il fatto offre lo spunto ad una breve analisi sociologica. La vita e l’ambiente molesi in quel lontano 1952 erano ancora sotto la cappa del periodo postbellico: Indicibili le sofferenze: Il paese stava ancora sanando i guasti dovuti all’occupazione delle truppe alleate. La disoccupazione e la miseria erano al massimo storico: gran parte della gente fuggiva altrove in cerca di lavoro, soprattutto in Argentina e negli USA, magari come clandestini. La pesca e l’agricoltura stentavano a riprendersi; un timido accenno alla ripresa si aveva con i proventi degli imbarchi dei marittimi sulle navi mercantili,  delle rimesse degli emigranti, delle prime sperimentazioni dei tendoni di uva da tavola. Ma la vita sociale e culturale languiva: fu proprio di questo periodo, purtroppo,  la costruzione di uno scatolone di cemento a ridosso del castello angioino, e non si levò una sola voce di protesta di fronte a quello che fu un vero e proprio stupro: la violenza di un cinema che invase i locali dello splendido castello ! Il verso virgiliano “Sunt lacrimae rerum” era quello che più si addiceva alla situazione  Insomma, c’era da piangere.

Il Maestro Nicola Diomede, da 60 anni dirige l'Accademia

Ebbene, il maestro Diomede ebbe il coraggio di accendere quella piccola favilla che col tempo (nel 1972 assunse la denominazione attuale)  sarebbe diventata la gloriosa Accademia del Canto: Infatti, se inizialmente il gruppo corale esplicava la sua attività limitatamente al servizio liturgico delle parrocchie, che allora erano solo tre, in seguito ampliò il suo campo promuovendo l’ascolto dei capolavori della grande musica:la Missabrevis et solemnis (KV220); il Regina coeli (KV 108) e il Requiem di Mozart; il Messia di Haendel;la Via Crucisdi Listz;la Passionedi Cristo secondo Marco di Perosi  e tante altri capolavori della Musica.

Tra gli eventi memorabili della storia del gruppo corale molese dobbiamo ricordare il primo concerto dato nel restaurato teatro comunale;  (1972); il concerto eseguito a New York per i nostri emigranti che suscitò l’entusiasmo anche di spettatori di etnie diverse (2006); la rassegna di canti patriottici per ricordare le pagine di storia della prima guerra mondiale; e dulcis in fundo i concerti di canti del Risorgimento in occasione della celebrazione del 150mo anniversario dell’Unità d’Italia.

Innumerevoli, poi, le occasioni (festività religiose, inaugurazioni, convegni, etc.) in cui il gruppo corale con la sua partecipazione conferiva solennità e importanza all’evento.

Di notevole livello artistico le esecuzioni dell’oratorio “Le ultime sette parole di Cristo”, di Teodoro Dubois  e il “Te Deum” di M.A.Charpentier, popolarissimo, ma solo per la sigla televisiva dell’Eurovisione.

Nell’evoluzione storica dell’Accademia sono da ricordare  diverse tappe importanti come l’introduzione delle voci bianche, quella delle voci femminili e la partecipazione di strumentisti locali che arricchì il complesso armonico del gruppo oltre a valorizzare i giovani talenti di Mola.

Degna di nota è l’apertura dell’anno giubilare dell’Accademia (2001) con la Celebrazione Eucaristica in lingua latina, officiata da don Fedele Sforza e, alla chiusura (2002), da S.E. Mons. Domenico Padovano, vescovo di Conversano-Monopoli. 

Il  risultato più importante , a parte i riconoscimenti entusiastici della popolazione, è quello di aver avvicinato alla musica gran parte dei giovani molesi. Si tenga presente che precedentemente, dal punto di vista musicale, Mola era carente: non aveva una sala concerto; il teatro era adibito a sala cinematografica; la piccola banda musicale cittadina, a differenza dei famosi complessi musicali di Conversano o Gioia del Colle, funzionava solo per le processioni e per i funerali.

 Molti giovani hanno scoperto nell’Accademia la loro vocazione; una volta usciti, si sono dedicati più attivamente alla musica e dopo il compimento degli studi regolari, sono entrati nel campo professionistico, spesso inserendosi  in strutture musicali di grande prestigio a livello nazionale

( Teatro Comunale di Bologna, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, palcoscenici dei teatri italiani, europei e degli USA) o come docenti di musica presso i conservatori e le istituzioni scolastiche..

La pluriennale formazione artistica, finalizzata oltre alla pratica canora anche all’arricchimento del bagaglio culturale  propriamente musicale, ha riversato i suoi benefici effetti anche su altre istituzioni musicali operanti anche in regioni più lontane, che hanno potuto attingere largamente al ricco patrimonio umano del gruppo corale molese.

Molti si domandano: come mai, a differenza di altre associazioni molesi, l’Accademia dura da tanti anni ed è  vivace e produttiva come nei verdi anni.

Va  prima di tutto sottolineato il grande amore per la musica, trasmesso dal maestro Diomede ai suoi collaboratori che lo hanno trasmesso a loro volta alla loro prole, creando così una sorgente perenne per l’avvenire.

In secondo luogo è da notare la poliedricità dei programmi che spaziano dalla grande opera lirica alla popolare operetta, dalla musica sacra agli inni patriottici, dai canti popolari ai classici della canzone napoletana.

Non bisogna però dimenticare che la preparazione dei concerti richiede un grande e soprattutto costante impegno che necessita di un certo sacrificio, se sacrificio significa anche rinuncia al vano chiacchiericcio e ai diversivi di tanta gioventù indolente.

Questa analisi, sia pure sommaria, è condivisa dalla gran parte dei cittadini molesi, ma al di là degli aspetti pratici e strutturali c’è qualcosa di più nobile che non va trascurato, difficile da far capire nel mondo attuale in cui i rapporti collettivi o interpersonali sono basati, ad essere ottimisti, sulla pratica del do ut des, sullo scambio di beni e favori, sul massimo profitto a scapito de più deboli.

I giovani dell’Accademia del Canto, quelli di ieri e quelli di oggi, vivono un grande splendido ideale: donare agli altri quanto di più bello e di sublime c’è al mondo: l’arte musicale, e ricevere come compenso la gioia di donare. Semplicemente!