Ultime Notizie

IL SAP PER NON DIMENTICARE

5 Giugno 2008 0 Commenti - Articolo letto 458 volte.

Di Massimo Montebove*

Nella mente e nel cuore di tutti noi il 1992 resta e resterà l’anno del dolore.

Un anno in cui la mafia, con gli omicidi di Falcone, Borsellino e
dei colleghi delle scorte, ha inferto un colpo durissimo allo Stato e a
tutti quegli uomini e quelle donne in divisa che, giorno dopo giorno, tra
mille difficoltà, difendono a rischio della loro la vita la legalità nel
nostro Paese. Sono ormai trascorsi tanti anni da quei terribili accadimenti
e altri orribili fatti – a cominciare dal famigerato “11 settembre 2001”
ci confermano e ci rafforzano nella necessità di tenere sempre alta la
vigilanza, perché la criminalità e il terrorismo, nelle loro forme più
disparate, hanno lo scopo di sovvertire la vita democratica delle nazioni
civili e, soprattutto, di propagare terrore ed insicurezza.
Per questo, unitamente alla necessità di combattere, v’è l’obbligo di non
dimenticare.
Il Sap, il maggiore sindacato autonomo della Polizia di Stato, la più
importante organizzazione europea – in termini di iscritti – delle polizie
civili del vecchio continente assieme agli amici del Sappe e del Sapaf, sin
dagli anni successivi al 1992 ha inteso promuovere una manifestazione, nella
giornata del 23 maggio (triste anniversario della strage di Capaci), per
commemorare il giudice Falcone, gli uomini della scorta e con loro tutte le
vittime della mafia, del terrorismo, del dovere e di ogni forma di
criminalità, in memoria non solo dei Servitori dello Stato, ma anche di quei
tanti giornalisti, politici e semplici cittadini che hanno subito violenza
pagando con la vita. Un’iniziativa non solo rituale, ma che funge da stimolo
per far sì che quello che è avvenuto non abbia più a ripetersi e per
ottenere i giusti riconoscimenti per le vittime ed i loro familiari.
Oltre alla legge 302/90 e alla 407/98, grazie all’azione della nostra
organizzazione sindacale, che da qualche settimana vede al vertice nazionale il dott. Nicola Tanzi, sono stati ottenuti importanti risultati con la
338/2000 e la 206/2004. Ma la nostra battaglia non finisce qui e resta ferma
la rivendicazione di un Memorial Day nazionale, per il quale abbiamo
depositato nelle mani del Presidente del Senato una petizione ai sensi
dell’art. 50 della Costituzione,  finalizzata a conseguire un intervento
specifico normativo.
L’iniziativa prende il nome di Memorial Day, si svolge ormai dal 1993 ed ha
ottenuto negli ultimi tre anni il prestigioso riconoscimento della Medaglia
d’Argento del Presidente della Repubblica. Decine e decine di commemorazioni
si svolgono, organizzate dal SAP, in tutte le principali città italiane nel
mese di maggio, assieme a convegni, concerti, tornei sportivi e appuntamenti
per ricordare tutte le vittime della criminalità e del terrorismo.
Momenti clou come sempre a Roma il 23 maggio – anniversario della strage di
Capaci – con la commemorazione all’Altare della Patria e a Palermo.
Il Memorial Day anche quest’anno ha visto arrivare a Palermo, sempre il 23 maggio,
due imbarcazioni SAP partite da Trieste e Genova, che hanno solcato i mari
Tirreno e Adriatico per giungere nel porto del capoluogo siciliano, accolte
da studenti e cittadini che non vogliono e non possono dimenticare il
sacrificio di Falcone, di sua moglie e degli Agenti della scorta.

                                                                                  *Ufficio Stampa SAP- Roma


Foto, informazioni e tante altre notizie su www.pernondimenticare.cc, wwwsap-nazionale.org e www.rottapercapaci.org

A MODO MIO …

5 Giugno 2008 0 Commenti - Articolo letto 976 volte.

Omaggio a Vittorio Suglia

 

di Alberto Berardi

 

Tre giorni prima, il 22 maggio, incontrai il fratello Santino all’uscita della Scuola elementare E. De Filippo. Da pochi giorni ero venuto a conoscenza delle sue precarie condizioni di salute. Gli chiesi se Vittorio gradiva le visite, perché desideravo vederlo. Dal suo comprensibile ritegno, recepii che non era il caso. Ciò che Santino non mi fece capire fu che suo fratello era ormai al capolinea. Senza insistere oltre, lo pregai però di portargli un bacio filiale da parte mia. Solo allora Santino si sciolse un po’ e disse che lo avrebbe fatto senz’altro, sperando in un momento di lucidità del fratello.

Poi, come una saetta, la sera della domenica mi raggiunse la notizia: Vittorio aveva salutato tutti: la fedele compagna di una vita, la signora Franca, i figli, i diletti nipoti e tutti i parenti ed amici.

 

Di Mister Vittorio Suglia sappiamo tutto e su di Lui tutto è stato scritto. Cosa posso dire io di più di quanto non si sappia?

È stato il mio primo allenatore quando avevo appena sedici anni. Ero un ragazzo calcisticamente selvaggio, istintivo e tutto da plasmare nel mio ruolo di centravanti. Per tirare usavo esclusivamente il piede destro, mentre il sinistro mi serviva per mantenere in equilibrio il corpo. Lui fu il primo ad intuire le mie potenzialità e si prese cura di me come una chioccia il suo pulcino. Mi martellò come un fabbro per farmi calciare col sinistro (“un centravanti con un solo piede non serve a niente: tu farai molti gol col sinistro, te lo garantisco!”). E così fu.

            È stato un grande allenatore ed un grande maestro di vita. Ciò che solo in pochi sanno di Vittorio è che intendeva il gioco del calcio una metafora della vita. Sosteneva con ferma convinzione che ad ogni ruolo calcistico coincideva uno specifico obiettivo da raggiungere lungo il percorso accidentato della nostra esistenza. Per quanto riguardava il mio ruolo affermava: “Tu sei centravanti e perciò destinato a ricevere un sacco di botte; ti ritroverai spesso per terra. Il tuo compito è rialzarti senza battere ciglio. Guai a te se reagisci. L’unica reazione che mi aspetto da te è rialzarti e fare gol. Quello è tuo traguardo. Hai capito bene?”. Si, Mister, l’ho capito bene. Anche dopo che ho smesso di giocare a calcio….

            Le sere dei giovedì precedenti le partite si dedicava alle lezioni teoriche (con gesso e lavagna murale), ma soprattutto alle lezioni del regolamento del gioco. Ecco: la sua prerogativa era il rispetto assoluto delle regole: “Chi non conosce le regole o chi le conosce e non le rispetta, non ha diritto di protestare!”. Altra metafora della vita, a ben vedere…

            Ecco io voglio ricordare Vittorio così: Maestro di vita. Il Suo ricordo di allenatore sarà raccontato da altri. Lui ci teneva, e come!, ad essere chiamato Mister, soprattutto sul rettangolo di gioco. Era un riconoscimento della sua autorità calcistica (che, per il vero, nessuno ha mai revocato in dubbio). Forse, l’unica eccezione l’ha fatta con me. Un giorno mi chiamò in disparte: “Alberto, tu non mi devi chiamare mister”. Credetti ad una specie di punizione per chissà quale colpa e rimasi interdetto. Lui intuì al volo il mio stato d’animo ed aggiunse: “Per te, io sono soltanto Vittorio”. Mi rincuorai. Altri vi racconteranno della sua memoria prodigiosa, delle mille battaglie calcistiche e regolamentari vinte grazie alla sua competenza.

            Ciao, Mister. Ritroverai i compagni di squadra dei tuoi anni verdi: il coriaceo Di Giorgio, i fratelli Pesce, Massimeo, Saracini, Susca, Nicolino Rizzi, l’infallibile rigorista noiano. Ritroverai gli allievi delle tue prime esperienze da allenatore: il capitano per antonomasia, Palanca; Palumbo (alias: il sinistro al fulmicotone); Lorenzo e Pierino Bellomo, bravi ancorché di poche parole; i fratelli Panarosa: Nanuccio e Peppino (difensore, quest’ultimo, sia dell’area di rigore che dei … centravanti brutalmente picchiati dagli avversari) e tutti quelli che ora mi sfuggono alla memoria.

            Grazie Vittorio… Ci hai solo preceduti. Sono sicuro che anche in Paradiso sarai un ottimo allenatore. I tuoi calciatori rimasti quaggiù si aspettano tutti di essere convocati da Te. Con una preghiera: fai tutto con calma, con molta calma. Prenditi tutto il tempo che vuoi. Noi sapremo aspettare.

 

 

“UNIVERSO DONNA” …TRA LE DUE GUERRE

5 Giugno 2008 0 Commenti - Articolo letto 904 volte.

Di Alberto Berardi

Il nostro gruppo di amici ha un appellativo curioso: “I SOLIDI”. Perché? Ve lo spiego: dovete sapere che la mamma di uno di noi (pace all’anima sua), signora gentile ed energica allo stesso tempo, come la maggior parte delle donne nate nel secolo scorso, amava esprimersi in italiano per distinguersi dalle coetanee che conversavano in un molese che non esiste più oggi. Si era in epoca nella quale l’italiano era un lusso per i (pochi) blasonati, i benestanti ed i galantuomini, vale a dire coloro che potevano permettersi di vivere di rendita, perché allergici alla pratica del lavoro, affidando questa noiosa incombenza ai (molti) nullatenenti ed alla classe operaia cara a Marx. La cara signora, dicevo, soleva denominare gli amici del figlio, nel suo italiano alquanto approssimativo, con un neologismo forse involontario, ma quanto mai calzante: I solidi (chissà, forse, intendeva additarci come: “i soliti rompiscatole”). Mai neologismo, però, è stato più appropriato per un gruppo veramente granitico e unito oltre ogni difficoltà. E quando un Solido “chiama”, gli altri rispondono all’unisono. Senza discussioni. Che Dio abbia in gloria quella cara persona, ricordata dal gruppo come la mamma di tutti noi.

Giorni fa, Peppino L., il Solido per eccellenza mi ha telefonato per segnalarmi una mostra organizzata dalla direttrice dell’Ecomuseo del Poggio delle “Antiche Ville”, l’adorabile e nel contempo vitalissima Signora Fanny Massimeo, nell’ambito della VI rassegna di: “Baricentro di Cultura in Collina”. Cosa c’entro io con l’Universo Donna? chiedo al Solido. Non ha voluto sentir ragioni. Dovevo andare e ricamarci su un bell’articolo! Passi, ma l’Universo donna di cui si tratta è situato nel periodo fra due guerre mondiali e, per mia fortuna, non ho conosciuto né la prima né la seconda, di guerre. Niente da fare! Mi piaccia o no, devo andare, eppoi, sono o non sono stato un militare?

(Continua su Città Nostra in edicola)

IL SOLE CHE ALLEGGERISCE LE TASSE

5 Giugno 2008 0 Commenti - Articolo letto 454 volte.

I vantaggi fiscali dei sistemi solari termici   

Di Giovanni Amante

La caduta del governo Prodi e le recenti consultazioni politiche del 13 e 14 Aprile determinano, per evidenti motivi, una serie di interrogativi in termini di politica energetica nazionale. I recenti impegni sottoscritti a livello comunitario continuano, in ogni caso, ad imporre all’Italia una serie di manovre attuative tese al raggiungimento di livelli ottimali di efficienza energetica e sfruttamento delle fonti rinnovabili.

A onor del vero, uno dei provvedimenti più positivi della scorsa legislatura ha riguardato, in particolar modo, il mercato del solare termico. Per sistema solare termico si intende un impianto che produce energia termica attraverso l’esposizione all’irraggiamento di uno o più collettori solari.

(Continua su Città Nostra in edicola)

UN DIBATTITO INDISPENSABILE

5 Giugno 2008 0 Commenti - Articolo letto 454 volte.

 Trasformazione dei rifiuti solidi: da una possibile polemica a una proposta seria di approfondimento

Di Raffaele Di Marino

Devo essere molto grato all’amico Giovanni Miccolis, perché, con il suo intervento sul giornale mi ha dato la grande soddisfazione di sapere che quello che scrivo quantomeno è letto. Certamente non posso pretendere che gli altri condividano quanto scrivo; d’altra parte non sarebbe nemmeno utile, dal punto di vista dialettico, constatare che tutti sono d’accordo.

Ma cosa più importante, tuttavia, è che questo intervento mi dà la possibilità di chiarire ulteriormente qualcosa a cui tengo molto e che vale certamente la pena di essere precisato. Da oltre trent’anni mi occupo per professione di ambiente, o meglio di difesa dell’ambiente, e chi mi conosce sa che ho informato da sempre il mio modo di lavorare, sullo studio e sull’approfondimento dei temi, cercando di farmi coinvolgere il meno possibile dalle varie sirene, generalmente quasi sempre politiche e poco aggiornate, che si sentono cantare da ogni parte.

(Continua su Città Nostra in edicola)

NO, NON SIETE CITTADINI DI MOLA!

5 Giugno 2008 0 Commenti - Articolo letto 457 volte.

Di Angelo Mancini

E’ sempre difficile, ma non impossibile il cammino verso il potenziamento del turismo. Ed è stato provato ancora una volta dal cospicuo numero di forestieri che sono stati graditi ospiti della città, nel periodo estivo.
Ma questa considerazione positiva, purtroppo e in non pochi casi, ha trovato rilievi da parte di questi turisti. Non per gravi e pesanti carenze, ma per episodi forse minimalisti, pur tuttavia da non trascurare.
E siamo soprattutto di nuovo alle conseguenze degli anonimi, imbrattatori notturni, o degli incivili che ormai non rispettano più alcuna regola…
Ci vien fatto, perciò, di rivolgerci alle loro mentalità con semplici interrogativi.
Siete figli di questa città quando “spennellate” con vernice nera il castello, le chiese, le abitazioni, la stazione ferroviaria?
Siete figli di questa città quando sporcate fino a cancellarle le indicazioni, le pensiline di attesa dei bus o le paline con gli orari delle loro corse?
Siete figli di questa città quando insozzate le pareti di antiche costruzioni che sono però meta di attenzione da parte dei turisti, indignati per tanta ignoranza?
Siete figli di questa città quando piegate i cartelli stradali, danneggiate fonti luminose o addirittura “dipingete” i fari dei semafori?
Siete figli di questa città quando riversate in terra i contenuti dei cassonetti dei rifiuti?

Siete figli di questa città quando continuate ad ignorare la necessità della raccolta differenziata?
Siete figli di questa città quando scorazzate di notte (ma anche di giorno) lungo certe vie con auto o moto, mettendo in pericolo pedoni ed altri utenti della strada?
Siete figli di questa città quando danneggiate cabine telefoniche, lampioni, mezzi e strutture pubbliche?

Siete figli di questa città quando abbandonate rifiuti sulle spiagge e nei giardini?
Siete figli di questa città quando create delle discariche abusive, oltraggiando l’ambiente e minacciando la salute pubblica?
Siete figli di questa città quando strappate i manifesti pubblici o divellete i tabelloni per le affissioni?
No! non siete figli di questa città, ma siete solo dei gran figli…

Non siete cittadini di Mola. La vostra cittadinanza è usurpata.

VOGLIA DI GELATO

5 Giugno 2008 0 Commenti - Articolo letto 438 volte.

a cura dell’ Adoc Puglia

 

Il caldo si avvicina e si ha sempre più voglia di bevande o alimenti che rinfrescano. Cosa c’è di meglio di un buon gelato?

La maggior parte degli italiani, secondo dati Istat, preferisce di gran lunga un buon gelato artigianale, piuttosto che il preconfezionato. Ma prima di valutare il gelato, accertarsi che “il personale alla cassa non utilizzi gli attrezzi destinati al banco”, come stabilito dal Regolamento CE 852/04 (“Pacchetto igiene”) dichiarano all’Adoc Puglia.

Contemporaneamente, è indispensabile considerare il prodotto per poter valutare la qualità. “Il colore dei vari gusti – sostengono ancora all’Adoc – non deve essere troppo vivo e acceso, perché denoterebbe una eccessiva presenza di coloranti. Per un gelato alla fragola, ad esempio, non ci si può trovare di fronte ad un colore rosso vivo; mentre il cucchiaino da introdurre nel gelato, deve pian piano adagiarsi proprio per l’assenza di addensanti, emulsionanti o grassi idrogenati”.

Sostanzialmente, “il gelato deve sciogliersi ed il cucchiaino deve inclinarsi”. Se il gelato, invece, non è molto freddo, è probabile che non sia stato lavorato artigianalmente perché solo una elevata quantità di aria, tipico dei gelati industriali, permette di fare un gelato meno freddo.

(Continua su Città Nostra in edicola)

 

 

 

Le caratteristiche di un buon gelato artigianale:

Colore

Non deve essere vivo ed intenso

Cucchiaino

Deve inclinarsi in breve tempo

Temperatura

Deve essere freddo al palato

Cremosità

Non ci devono percepire grumi di ghiaccio

Senso di pesantezza

Non deve provocare un senso di sazietà esagerato, perché denota ricorso a troppo zucchero o materie grasse

Tabella 1: alcuni utili consigli per orientare le scelte del gelato.

SIAMO CONDANNATI A PRODURRE ORTOFRUTTA

5 Giugno 2008 0 Commenti - Articolo letto 425 volte.

Di Vitangelo Magnifico                                              


La grande crisi alimentare in atto ha fatto emergere tutte le deficienze strutturali dell’agricoltura italiana e di quella meridionale in particolare, per non parlare di quella molese.

Già dopo la seconda guerra mondiale, con l’evolversi dell’industria, il quaranta percento degli addetti all’agricoltura cominciò ad abbandonare le campagne dove restavano prevalentemente vecchi e donne. Ora, dopo mezzo secolo, con appena il tre percento della popolazione dedicata a tempo pieno all’attività primaria  ci troviamo di fronte a vette di specializzazioni molto elevate, che fanno della nostra agricoltura una delle più progredite al mondo che fornisce prodotti sicuri per la salute umana e per l’ambiente che pochi Paesi possono vantare.

(Continua su Città Nostra in edicola)

STRAORDINARIO BINOMIO D’AMORE

5 Giugno 2008 0 Commenti - Articolo letto 1.070 volte.

Di Nicola Lucarelli

A Nicola Lattarulo, operatore turistico barese da oltre 40 anni, l’onorificenza di “Maestro del Turismo”

 

Una vita dedicata al turismo con particolare attenzione verso l’area, che come noi si affaccia sul comune Mare Adriatico. Stiamo parlando di Nicola Lattarulo, che nel corso della sua lunga attività professionale ha seguito passo passo lo straordinario sviluppo turistico, culturale e sociale di quella che fino al 1992 era la Jugoslavia di Tito e che, dopo gli anni bui della dissoluzione dello stato federale e della sanguinosa guerra tra le diverse etnie, ha prodotto la nascita di ben cinque repubbliche (Serbia, Slovenia, Croazia, Bosnia, Montenegro e Kossovo). Tutte quasi pronte ad entrare nella Comunità Europea, seguendo l’esempio della Slovenia. Già nel 1965, Nicola Lattarulo ricopriva il ruolo di capo agenzia della famosa “Morfimare” di Bari, che con la c/f “Sveti Stefan” della Montenegro Lines di Bar, gestiva il collegamento tra la regione Montenegrina e la Puglia. Toccò a lui nel 1969 l’organizzazione logistica di un evento straordinario per Mola e i molesi: il gemellaggio tra la nostra Città e la dirimpettaia Tivat, promosso dalla Pro Loco del cav. Nicola Parente. La “Sveti Stefan”, pur fra non poche difficoltà, riuscì ad entrare nel porto di Mola, dove imbarcò la nostra folta delegazione. Successivamente, in occasione della Sagra del Polpo (V edizione) la visita fu ricambiata dal Sindaco e dall’Amministrazione di Tivat, che per una settimana furono ospiti graditi di Mola.

(Continua su Città Nostra in edicola)

 

 

CROAZIA, UN MARE DI COLORI

5 Giugno 2008 0 Commenti - Articolo letto 550 volte.

Una vacanza intelligente per non…svenarsi!

di  Katia Rizzi

 

Anche per la prossima estate, Città Nostra promuove le vacanze in Croazia con particolare attenzione alla città di Dubrovnik ed alla sua straordinaria riviera. Il perché è presto detto: a fronte di una situazione economica non certo florida, è possibile, comunque, godersi una bella vacanza senza sperperare un patrimonio in località che offrono mare pulito e limpido, bellissimi paesaggi, attrazioni storiche e culturali, considerevoli capacità ricettive. Nel 1929 George Bernard Show scrisse:”Coloro che cercano il paradiso in terra, devono venire a Dubrovnik” Ed aveva ragione, perché in tanti, dopo esserci stati, s’innamorano di quella splendida città e di quella terra.

Dubrovnik si raggiunge in nave da Bari: la traversata dura sette ore circa ed è possibile imbarcare anche l’auto al seguito (consigliabile per una maggiore libertà di movimento). La tratta è gestita dai traghetti della “Jadrolinjia” con frequenza quasi giornaliera.

Oltre a centinaia di alberghi di ogni categoria, c’è un’eccezionale disponibilità di appartamenti e ville da prendere in fitto. Sia negli hotels che negli alloggi privati, il periodo di permanenza non può essere inferiore ai sette giorni. Gli appartamenti, tutti con cucina e bagni, sono da due, quattro e sei posti-letto. Sono completamente attrezzati e molti dispongono di aria condizionata e TV satellitare. La lingua ufficiale è il croato, ma si parla diffusamente l’inglese, il tedesco e l’italiano. Dubrovnik è una piccola città (i residenti sono circa 30mila) con un centro storico straordinario, circondato da due chilometri di mura, completamente chiuso alla circolazione automobilistica. Poi c’è la parte moderna, che offre agli ospiti ogni confort. Tutta la costa, sia a nord che a sud, è costellata da piccoli paesi, borghi e frazioni (Trsteno, Slano, Srebreno, Mlini, Cavtat, ecc…) dove sempre all’offerta ricettiva si abbina quella dei servizi (Poste, banche, supermercati, piccoli negozi, farmacie, pronto soccorso, ristoranti, trattorie, panifici, ecc…).

Le spiagge in Croazia sono tutte libere, comprese quelle di pertinenza degli alberghi. Per godere appieno dell’offerta turistica, i periodi migliori sono dal 15 Giugno al 31 Luglio e dal 20 Agosto in poi. E’ consigliabile prenotare nave e soggiorno con largo anticipo: ad Agosto, i posti-auto sui traghetti sono spesso esauriti. Chi prenota prima, sceglie il meglio!

La moneta è la Kuna, equivalente a circa €. 0,13 (€.1,00=Kune 7,55), ma l’euro è utilizzato quasi ovunque. In ogni caso non ci sono problemi di cambio.

Gli ingredienti a base della cucina croata sono il pesce, la carne, le insalate, le verdure, le patate. Da qualche anno è possibile anche ordinare sia la pasta che la pizza. A Cavtat, per esempio, la trattoria “Atlas”, sul lungomare, ha nel menu la pizza “Mola di Bari” o “Nicola”, ma anche dell’ottima pasta al forno.

La Croazia non è ancora nella Comunità Europea, ma per accedervi è sufficiente anche la carta d’identità, non scaduta e valida per l’espatrio, oppure il passaporto. Per i minori di 14 anni è prescritto il certificato d’identità da richiedere al Comune e vidimato dalla Questura, oppure il passaporto. Per chi decide di portare l’auto al seguito, servono oltre la patente, la carta di circolazione, l’assicurazione e la carta verde. L’auto deve essere di proprietà di uno dei passeggeri in possesso di biglietto d’imbarco. In Croazia i carburanti costano in media il 20% in meno rispetto all’Italia.

Tra l’Italia e la Croazia esiste una convenzione per l’assistenza sanitaria, per cui è opportuno richiedere l’apposito modulo alla USL e portare con sé la tessera sanitaria. Per altre informazioni, potete telefonare a “Città Nostra” o visitare il sito www.citta-nostra.it.

 

ARRANGIARSI…..IN PELLICCIA

5 Giugno 2008 0 Commenti - Articolo letto 475 volte.

Di Vittorio Capotorto

Nei cinque grandi boroughs di New York (giusto per ricordarli: Bronx, Manhattan, Queens, Brooklyn e Staten Island) sono pubblicati con regolarità giornali di “quartiere”, settimanali, quindicinali e mensili di vari tipo, che vengono distribuiti gratuitamente. Manhattan in particolare ne offre tanti, fra i quali, oltre al famosissimo The Village Voice, ci sono AM e METRO, due specie di quotidiani che “escono” in media tre giorni la settimana.

Naturalmente sono abbondantemente sovvenzionati dalla pubblicita’, che raggiunge sicuramente milioni di persone e che serve a pagare, oltre le spese “produttive”, editori e giornalisti professionisti, visti gli articoli, anche se brevi, pubblicati. I volontari molesi di Città Nostra qui farebbero bei soldi!

Da qualche tempo, però, i due quotidiani più diffusi da queste parti, il New York Post (abbastanza scandalistico e che costa infrasettimanalmente 25 cent, il sabato 50 cent e la domenica 1 dollaro, quando propone molti inserti), ed il più “elevato” Daily News, ogni tanto offrono un’edizione mattutina del giornale gratis. E cio’ in concomitanza con l’anniversario-lancio di qualche prodotto o avvenimento importante (infatti la prima pagina, la seconda, la penultima ed l’ultima di copertina sono un foglio aggiunto, appunto di pubblicità).

Ebbene tempo addietro, di pomeriggio, mi è capitato di comprare uno di questi giornali – il piu’ diffuso New York Post per la precisione – da una signora afroamericana che li vendeva all’incrocio della Terza Avenue con la 60ma Strada, praticamente “in centro”. Sottolineo il comprare, perche’ la signora aveva prelevato al mattino alcuni pacchi del giornale in offerta gratis, aveva tolto il foglio aggiunto, e vendeva gli stessi…..come se niente fosse (infatti dimenticavo di dirvi che qui chiunque vende tranquillamente giornali per strada…senza licenza).

Già di per sè la cosa è stata per me curiosa, anche se con la globalizzazione i napoletani di Forcella forse fanno scuola; ma ciò che mi ha più sorpreso è stato il vedere che la signora in questione, per l’occasione, vendeva i giornali avvolta in una “luccicante” pelliccia (indipendentemente dalla sua autenticità).

Una piccola stizza invece mi è venuta quando ho scoperto, sfogliando più tardi il quotidiano (che fra l’altro spesso ha più di una edizione), che lo avevo avuto gratis al mattino, in un’altra zona della città.

Il ghigno dipinto sul mio viso si è però subito trasformato in sorriso, perchè sono volato a Napoli, con la mente, pensando ad un mio amico attore di qui, che aveva comprato, appunto nel cuore pulsante della metropoli partenopea, un paio di belle scarpe fiammanti, che a casa, nell’aprire il pacco confezionato con cura, si era trasformato in un paio di……. mattoni.

UNA POLEMICA:GIUSEPPE DE SANTIS

5 Giugno 2008 0 Commenti - Articolo letto 860 volte.

 Di Giovanni Miccolis

Dalle pagine di questa rivista l’amico Aniello Rago ha esaltato l’opera del suo professore di storia don Giovanni Pinto e, tra i meriti dell’illustre docente, ha voluto citare “l’ipotesi di studio” che conclude “l’introduzione storica”, in altre parole la presentazione della ristampa anastatica dei “Ricordi Storici di Mola di Bari”. Una teoria, una congettura, che porta a considerare l’avv. Giuseppe de Santis un “ladro” del lavoro e delle ricerche di suo nonno.

(Continua su Città Nostra in edicola)

UN “BANALE” PROBLEMA DI SICUREZZA

5 Giugno 2008 0 Commenti - Articolo letto 470 volte.

Dopo aver informato un’infinità di volte, oralmente e per iscritto, gli organi competenti dell’estrema pericolosità degli arredi scolastici in dotazione ad una delle classi prime della “E. De Filippo”, l’unico canale rimasto ancora intentato è quello della stampa locale. Spero che una lettera aperta, di protesta, ottenga lo scopo di sensibilizzare i cittadini molesi, se non altro come genitori, verso questo problema che mina profondamente la credibilità e la serietà dell’attuale Amministrazione comunale. Dopo aver inviato al Dirigente Scolastico, in quanto diretto superiore, foto dettagliate di sedie scheggiate, di pareti con intonaco cascante, di finestre con vetri sottilissimi, che per altro non si chiudono a norma di sicurezza, di armati e cattedre fatiscenti e non funzionali, mi sono state date risposte comuni quanto banali del tipo “Siamo tutti nelle stesse condizioni”, “La scuola non ha soldi a sufficienza”, “La responsabilità è del Comune”. Emerge un qualunquismo ed un’indifferenza sostanziale che lascia basiti! Sembra che le persone che debbano assumersi le responsabilità del problema siano esse stesse impotenti. Siamo all’assurdo! E dov’è la responsabilità pedagogica? Questo paese “dormiente” ha a cuore la salute dei propri bambini? Che valore dare ai retorici discorsi ed alle rassicuranti promesse che gli amministratori fanno in occasione di manifestazioni? Di chi è la responsabilità quando i bimbi si feriscono a causa di sedie rotte? Può essere moralmente accettabile il ricatto di chi dice:”O accettate questa situazione o saremo costretti a chiudere la scuola perché insicura?” – o usando il termine meno forte inidonea? – “Volete che i bambini rimangano a casa?” Personalmente ritengo sia preferibile chiudere temporaneamente la scuola per renderla sicura e prevenire gli incidenti, piuttosto che rischiare l’incolumità dei miei figli e dei miei alunni. Anche se, a volte, può essere sufficiente solo un po’ di buon senso, spesso schiacciato dalla logica della prevaricazione. Faccio un esempio: i bambini di prima classe, per ragioni di sicurezza, dovrebbero la priorità nella sistemazione in aule al piano-terra, onde evitare l’utilizzo delle scale…) Mi auguro che i genitori prendano coscienza del problema, perché sono loro, in prima persona, a dover pretendere per i propri figli ambienti sicuri e sani. E’ questa una battaglia giusta che va combattuta fino in fondo, anche per salvaguardare la dignità di tutti gli operatori scolastici. Pensare in grande, ai PON, ai vari progetti, in questa situazione di degrado a me sembra ridicolo. La qualità non può prescindere da un’organizzazione “sistemica”, in cui i tasselli funzionino all’unisono: strutture sicure, mensa efficiente, collaborazione fra scuola e territorio…Possiamo essere, invece, ipocriti ed asserire che la bravura dell’insegnante può sopperire a tutte queste carenze. Ma ci saremo presi in giro!

M. Ostuni – Insegnante pedagogista

“Siamo tutti nelle stesse condizioni”, ossia “mal comune, mezzo gaudio”, è la classica giustificazione dell’inefficienza del settore pubblico. La drammatica verità è nelle scelte che si fanno a monte. A Mola, come in tanti altri centri del Mezzogiorno, il concetto di priorità dei servizi essenziali è stato da molti anni ribaltato: troppo spesso scuola, sanità, cultura passano in secondo piano. Un esempio: si preferiscono spendere (io dico sperperare!) 80/90 mila euro l’anno per feste e festini piazzaioli. Quali sono le priorità per i molesi? I più attenti, ma minoritari, pensano alle strade dissestate, alla crescita economica ed occupazionale, alle strutture pubbliche fatiscenti, all’igiene ed all’ambiente. I più evidentemente preferiscono attrazioni e divertimento e la pubblica Amministrazione, che da queste iniziative pensa di recuperare consensi e potere, furbescamente li asseconda. Altro esempio: In Croazia, dopo la guerra con i Serbi del 1992/95, la ricostruzione partì dalle scuole e dagli ospedali. Una sensibilità che nasce dalla cultura e dall’attenzione ai servizi primari, che evidentemente in noi molesi è riposta in un angolo remoto della coscienza collettiva. Ma non disperi: pare che la Giunta Berlen abbia di recente deliberato un contributo di 90 mila euro da ripartire fra tutte le scuole di Mola: ricominci a battere i pugni, prima che la torta venga divisa. Si sa che gli ingordi fanno sempre la parte del leone! Ed a proposito di “mal comune mezzo gaudio”, sappia che i bimbi della Trinità e le loro famiglie si sono visti chiudere improvvisamente, per gravi carenze strutturali, la Scuola dell’Infanzia di via Massimeo. In realtà, un po’ tutte le scuole soffrono i risultati della scarsa attenzione degli amministratori in questi ultimi anni e quel contributo potrebbe trasformarsi presto in una goccia nel mare magnum dei problemi del settore.

Nicola Lucarelli

Ai Lettori

Ci continuano a pervenire lettere non firmate: Vi ricordiamo che non le possiamo pubblicare, anche se riguardano problemi di rilevante importanza e specie quando si fa riferimento a terze persone. Vi invitiamo ad assumerVi la responsabilità di quanto scrivete: è un fatto di civiltà e di correttezza.