Ultime Notizie

IL COMUNE CERCA UN GEOMETRA

21 Luglio 2008 0 Commenti - Articolo letto 475 volte.

 

 

Il Settore “Urbanistica – Assetto del Territorio” del Comune di Mola cerca un geometra; lo rende noto il capo settore Affari Generali del Comune.

 

Il professionista (Categoria C1 – Area Tecnica) sarà assunto dal Comune di Mola con contratto a tempo indeterminato e a tempo pieno tramite la formula della mobilità volontaria esterna, cioè con trasferimento da altra pubblica Amministrazione.

 

Il termine utile per presentare l’istanza di partecipazione alla procedura di mobilità volontaria esterna è fissato per le ore 12.00 del 22 luglio.

 

Possono rispondere al bando i lavoratori dipendenti delle Amministrazioni pubbliche aventi i seguenti requisiti:

§        rapporto di lavoro in corso a tempo indeterminato (a tempo pieno o parziale);

§        inquadramento nella categoria C del comparto Regioni-Autonomie Locali;

§        diploma di geometra.

 

L’Amministrazione Comunale, sulla base dei curricula pervenuti, provvederà a predisporre apposita graduatoria. Avrà diritto all’assunzione il candidato che avrà riportato il miglior punteggio nella suddetta graduatoria.

 

Modalità per la presentazione della domanda, criteri di valutazione e il dettaglio del bando presso l’albo pretorio del Comune di Mola, presso gli uffici del settore Affari Generali del Comune o nella apposita sezione del sito istituzionale del Comune all’indirizzo web

http://www.comune.moladibari.ba.it/servizi/bandiconcorsi.html

 

PUG MOLA, CONFERENZA DI COPIANIFICAZIONE

21 Luglio 2008 0 Commenti - Articolo letto 479 volte.

Clima proficuo e costruttivo e apprezzamento per il lavoro sin qui svolto nella conferenza di co-pianificazione dedicata al Piano Urbanistico Generale di Mola tenutasi nei giorni scorsi presso l’Assessorato all’Urbanistica della Regione Puglia.

 

La conferenza di co-pianificazione è lo strumento individuato dalla Regione Puglia (Legge Urbanistica della Regione Puglia 20/2001) come momento di cooperazione istituzionale, durante la formazione degli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica, tra tutti i soggetti pubblici titolari di competenze urbanistiche, quali gli enti pubblici territoriali, (Regione, Province, Comuni) e le amministrazioni preposte alla cura ed alla tutela degli interessi pubblici coinvolti (Sovrintendenze, Autorità di Bacino…) al fine di garantire la coerenza e l’efficacia dei Piani Urbanistici sia in fase di progettazione che in fase di realizzazione.

 

Davanti a una platea composta da rappresentanti di amministrazioni pubbliche territoriali (la Regione era rappresentata dell’Assessore all’Urbanistica Prof.sa Angela Barbanente e dal dirigente del settore urbanistica della Regione Dott. Nicola Giordano) ed enti pubblici interessati dal procedimento, l’Amministrazione ha illustrato, con un notevole supporto documentale, le linee di indirizzo per la redazione del Piano Urbanistico Generale.

 

 

 

NASCE IL GAL DEL SUD-EST BARESE:

21 Luglio 2008 0 Commenti - Articolo letto 472 volte.

 

 

Sette Comuni del sud-est barese al lavoro insieme per la costituzione di un Gruppo di Azione Locale (GAL). La Regione Puglia ha infatti inserito nel Piano di Sviluppo Rurale 2007 ‑ 2013 il quarto Asse LEADER ritenendolo componente imprescindibile all’interno di un forte orientamento alla programmazione dello sviluppo di strumenti di partenariato.

 

L’asse LEADER intende

·        favorire l’attuazione di strategie di sviluppo rurale attorno a uno o più temi prioritari capaci di rendere dinamiche le aree rurali;

·        creare nuove occasioni di occupazione e contribuire a generare dinamiche di sviluppo basandosi sulla storia e sui fattori competitivi;

·        favorire l’attuazione di strategie di sviluppo e di qualità costruite attorno ad uno o più temi prioritari,

·        sostenere la realizzazione di azioni integrate e complementari;

·        incentivare l’apertura delle aree rurali verso gli altri paesi europei e extraeuropei;

·        promuovere la diffusione di esperienze e conoscenze.

 

I Comuni di Mola di Bari, Polignano a Mare, Conversano, Rutigliano, Noicattaro, Casamassima e Acquaviva delle Fonti hanno firmato il 9 luglio scorso un protocollo di intesa che li impegna nella realizzazione di un Piano di azione locale condiviso per candidare il territorio del sud est barese, dalla campagna al mare, quale area di attuazione del programma Leader.

 

Nei prossimi giorni sarà avviata una fase di consultazione sul territorio per definire il partenariato e le esigenze da inserire nel successivo Documento Strategico Territoriale.

Il Comune di Mola ha assunto il ruolo di comune capofila in questa delicata fase di programmazione, anche per l’esperienza acquisita con il PIC Urban 2.

 

 

 

BLITZ DEI NAS AL CANILE DI MOLA

21 Luglio 2008 0 Commenti - Articolo letto 642 volte.

Lo scorso venerdì 11 luglio ispezione a sorpresa del Nucleo Antisofisticazioni Sanitarie del Comando dei Carabinieri di Bari al canile comunale di Mola di Bari.

 

Al temine del controllo gli agenti, oltre a constatare come la struttura sia dotata di tutte le autorizzazioni sanitarie e veterinarie necessarie, hanno accertato che i 248 cani ospitati nel canile “evidenziano -testualmente dal verbale – un buono stato di salute e appaiono custoditi in condizioni di generale benessere.”

 

Inoltre tutti gli animali, a esclusione degli ultimi arrivi, non ancora sottoposti a visita veterinaria, sono microchippati  regolarmente secondo le prescrizioni di legge.

 

“Siamo compiaciuti per l’esito positivo dell’ispezione a sorpresa – ha commentato il Sindaco di Mola Nico Berlen – ma tutt’altro che sorpresi.

Sappiamo perfettamente quello che accade ogni giorno in quella struttura e conosciamo bene il rigore, la professionalità, ma anche la passione e la grande umanità con cui è gestita dal personale della cooperativa Tasha.

Stiamo lavorando per fare del Canile Comunale di Mola una struttura all’avanguardia in Puglia per la custodia e la cura dei cani randagi, in grado di servire non solo il nostro paese, ma anche i comuni limitrofi, in modo da rendere più sicuro e più salubre tutto il comprensorio.

Anche per questo, nelle prossime settimane, proprio nel nostro canile, la ASL effettuerà una massiccia campagna di sterilizzazione dei cani randagi che riguarderà non soltanto Mola, ma anche i Comuni di Adelfia, Monopoli, Conversano e Noicattaro.”

 

RIAPRE IL CASTELLO

21 Luglio 2008 0 Commenti - Articolo letto 552 volte.

Mola riabbraccia il suo castello.

Al termine di un lungo complesso e accurato restauro, infatti, sabato sera, alle ore 21.00 con un a cerimonia pubblica, il Castello Angioino verrà restituito completamente alla vita sociale della città.

All’incontro prenderanno parte:

Nichi Vendola, Presidente della Regione Puglia;

Ruggero Martinez, Direttore beni culturali e paesaggistici della Puglia;

Giuseppe Andreassi, Soprintendente Archeologico della Puglia;

Francesca Radina, Soprintendenza per i beni archeologici della Puglia;

Gianbattista De Tommasi, Docente di architettura del Politecnico di Bari;

Nico Berlen, Sindaco di Mola di Bari.

 

I lavori di restauro, realizzati sulla base di un progetto del Comune di Mola, sono durati oltre due anni e mezzo e sono costati complessivamente 1.800.000 euro tutti finanziati nell’ambito dell’APQ (Accordo di Programma Quadro) Regione Puglia e Ministero per lo Sviluppo Economico.

 

I lavori hanno comportato il restauro completo e il recupero funzionale di tutti gli ambienti del castello, dai percorsi ipogei fin al terrazzo panoramico, passando attraverso i saloni e il cortile del piano terra e le sale espositive del primo piano, senza dimenticare la sistemazione del fossato.

Grazie a questo intervento è stato ripristinato l’originale accesso al castello dalla città vecchia, con la prospettiva di ristabilire il naturale rapporto tra la parte antica di Mola e il maniero.

 

“Per la comunità molese – ha detto il Sindaco di Mola Nico Berlen – è un giorno bellissimo.

Come amministratori siamo orgogliosi di avere portato a compimento un’impresa tanto complessa e delicata quanto importante dal punto di vista simbolico per la nostra città: nell’ambito del vasto programma di ammodernamento urbanistico della città che questa amministrazione sta realizzando, la riapertura del castello e la sua restituzione alla vita sociale dei molesi rappresenta una tappa fondamentale.

Voglio ringraziare sentitamente – ha proseguito il Sindaco – il responsabile del procedimento, Ingegner Grasso, lo studio De Tommasi per la progettazione e la direzione dei lavori e l’impresa ARCO che ha compiuto l’intervento. Il castello riprende da oggi il suo ruolo sia fisico che funzionale nell’ambito della politiche di valorizzazione e promozione culturale, invito tutti i cittadini ad abitarlo quotidianamente e a farlo vivere, giorno per giorno come luogo di incontro e sede di iniziative e discussioni.”

 

Costruito tra il 1277 e il 1279 per volere di Carlo d’Angiò, il castello angioino di Mola ha subito nei secoli varie vicissitudini cambiando spesso sembianze e proprietario. Agli inizi del XVI secolo subì una significativa opera di rifacimento da cui l’attuale caratteristica forma a poligono stellato. Possenti le mura a scarpata, costruite per resistere a un attacco con armi da fuoco, il fossato, in origine comunicante col mare, circondava l’edificio, che era collegato alla città per mezzo di un ponte.

7 Luglio 2008 0 Commenti - Articolo letto 578 volte.

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DUE INCIDENTI E UNA RIFLESSIONE

7 Luglio 2008 0 Commenti - Articolo letto 448 volte.

Nicola Lucarelli

E’ tempo di vacanze, di riposo, di mare e di sole. Verrebbe voglia di trattare argomenti “leggeri” e senza grandi pretese. Ma quanto accade sotto i nostri occhi, giorno dopo giorno, non può non interessare chi, come voi, avendo scelto di leggere “Città Nostra” e, quindi, intellettualmente e culturalmente più elevati rispetto ad altri concittadini amanti del gossip, delle dediche fotografiche e delle notiziole di secondo ordine, desidera essere informato ed aggiornato su eventi e situazioni che investono la nostra vita ed il futuro dei nostri figli.

Partiamo da due fatti di cronaca.

Una donna percorre in bici la pista ciclabile, appena realizzata in via Delfino Pesce; ad un incrocio viene investita da un’auto e finisce al Policlinico. Un bimbo di sei anni, con la mano in quella della mamma, attraversa via De Gasperi, angolo corso Italia, e viene investito anche lui: ricoverato al Di Venere in prognosi riservata. All’apparenza possono “passare” per due “normali” incidenti stradali. Così non è. Tante possono essere le cause che provocano queste disgrazie: mancato rispetto delle norme, velocità, distrazione, imprudenza, uso di alcolici o droghe, ecc…Non è ammissibile, però, che altre cause o concause siano da addebitare all’inefficienza, all’ignavia, alla superficialità, alla scadente progettualità di chi, con il proprio lavoro o incarico politico, ha il dovere di porre in essere tutte le misure necessarie per prevenire gli incidenti e salvaguardare l’incolumità dei cittadini.

I TERMOVALORIZZATORI

7 Luglio 2008 0 Commenti - Articolo letto 408 volte.

Giovanni Miccolis

 

E’ un piacere confrontarsi con l’amico ing. Raffaele Di Marino, del quale non ho voluto mettere in dubbio la grande competenza professionale e l’onestà intellettuale. L’argomento esaminato, tuttavia, è pieno di incognite e ingenera preoccupazioni comprensibili per il futuro. Le tecniche utilizzate per lo smaltimento dei rifiuti comportano notevoli cambiamenti dell’ambiente, già deteriorato dal riscaldamento urbano, dal traffico, dalle lavorazioni industriali, e così via. Gli inceneritori non rappresentano il “metodo” più innocuo per smaltire i rifiuti: è stato voluto sinora dalle grandi società europee e non contrastato dalle amministrazioni locali, perché non sufficientemente noti i rischi. La “Veolia Environnement” è la più grande impresa del settore – quella che ha realizzato anche l’impianto di Brescia – sostenitrice, comunque, di attività benefiche che mirano a debellare il cancro: è socia, tra l’altro, della Fondazione Veronesi. Proprio per questo l’affermazione del grande ricercatore che ha dedicato tutta la sua vita a debellare il terribile morbo è stata accolta con sospetto da Beppe Grillo. Il prof. Veronesi affermò in una trasmissione televisiva che gli inceneritori non creano alcun pericolo per la salute dei cittadini, dichiarazione fatta certamente in buona fede (“la mia posizione risale ai tempi in cui ero ministro della Sanità… nelle discussioni con gli esperti circa il problema dei rifiuti essi mi informarono che i termovalorizzatori di ultima generazione sono una necessità e i rischi per il Paese sono trascurabili”), ma non ha accolto l’invito per un pubblico dibattito con altri esperti del settore.

 

IL FALLIMENTO…CONTINUA!!!

7 Luglio 2008 0 Commenti - Articolo letto 1.236 volte.

Marco Sciddurlo

 

Il 30 maggio scorso è stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale, il bando di gara dei «Lavori di sistemazione del fronte mare urbano lato nord – 1° lotto funzionale consistenti nella realizzazione di aree pedonali, strade, parcheggi e pista ciclabile, impianti idrici, fogna nera e bianca, pubblica illuminazione, opere di difesa a mare». Qualcuno esclamerà che era ora, dopo tante promesse… In realtà, a leggere bene il bando di gara, esso non è altro che il naturale sbocco di una politica amministrativa dalla suadente propaganda, ma dalla inefficiente e negletta azione concreta. Il bando, pubblicato all’“ultimo minuto”, conferma ancora una volta l’incapacità della nostra amministrazione cittadina, che in questi anni ha gestito e sperperato milioni e milioni di euro senza portare alla nostra comunità alcun concreto e duraturo effetto benefico. Sembra che il suddetto bando sia stato emanato più per consentire al nostro Sindaco ed alla sua amministrazione di “salvarsi la faccia” a fronte dell’insuccesso e del fallimento dell’Urban 2 molese, che a risollevare le sorti dell’economia di Mola e a garantire una migliore vivibilità sul nostro territorio. E tutto ciò anche a scapito delle casse comunali e delle tasche dei cittadini, come tra un po’ si dirà (sia ben chiaro, si tratta di opinioni, pertanto opinabili.Il fallimento continua…, e ciò anche a causa    dell’accidioso, incomprensibile e colposo silenzio di tutto il Consiglio comunale.

 

 

MATTEO SPINELLI ED I SUOI “DIURNALI”

7 Luglio 2008 0 Commenti - Articolo letto 2.772 volte.

  L’autore della prima opera volgare italiana in prosa

                                                                                             Giovanni Miccolis

 Mola è citata in alcuni antichi documenti, il più noto dei quali fu redatto da Matteo Spinelli, che nacque a Giovinazzo nel 1230, nel palazzo (casa-torre) ora conosciuto come Spinelli- Sagarriga, essendo stato il fabbricato acquisito da quest’ultima famiglia nel 1700.

Le notizie sulla sua vita si ricavano dal giornale (Diurnali) da lui stesso redatto e relativo agli avvenimenti dal 1247 al 1268 ( «Lo iorno di San Pietro de lo mese di Junio 1253 intrao in Napole Papa Innocentio…In quisto tempo Matteo era di XXIII anni» – par. 55). Egli fu sindaco della città di Giovinazzo e Legato presso Manfredi e Carlo I ed, essendo al loro servizio, ne seguì le milizie nei vari spostamenti. Da Federico II fu investito del feudo di Lavello, terra assegnata in seguito da Carlo I d’Angiò a Galard d’Ivry dopo la rivolta ghibellina del 1268. Suo fratello Eustasio (nato ca. 1245) nel 1276 ebbe il comando d’alcune navi da Carlo I e forse morì in quello stesso anno. Suo zio Coletta fu nel 1250 sindaco di Giovinazzo («Messer Coletta Spinello de Jovenazzo mio Zio, Sindico della Terra» – par. 32). Un suo discendente omonimo (Messer Matteo…Dottore in leggi, Ciambellano Regio, Maestro Razionale della Gran Corte e della Criminale d’Eboli), morto a Napoli il 25-1-1339, fu sepolto nella chiesa di San Domenico .

Altro celebre discendente fu Niccolò (Napoli 1325 – Padova 1406), diplomatico e uomo politico napoletano, famoso per la sua dottrina (dottore in legge, Canonico della Cattedrale di Napoli, Abate reggente di diverse chiese) il quale, quando abbandonò la carriera ecclesiastica per sposarsi, fu: diplomatico della Repubblica di Bologna e poi Consigliere di Giovanna I, quindi Gran Cancelliere del Regno di Sicilia dal 1366; 1° Conte di Gioia, Signore di Roccaguglielma, Toritto, San Giovanni, Tricarico, Celo e Pescosolido (feudi confiscati dai Durazzo nel 1381); Maestro Razionale della Contea di Provenza; Siniscalco del Piemonte e della Contea di Provenza; Ambasciatore angioino a Roma, Avignone e Firenze; Ambasciatore del Papa a Firenze. Alla caduta di Giovanna I fu imprigionato da Carlo III di Durazzo in Castel dell’Ovo nel 1381; quando fu liberato, espatriò e fu al servizio di Gian Galeazzo I Visconti, duca di Milano, del quale fu consigliere e ambasciatore in Francia nel 1394. Nel 1378 fu il promotore dell’elezione dell’antipapa Clemente VII e uno degli autori del seguente Scisma d’Occidente. Nella chiesa di S. Pietro a Majella di Napoli esiste la cappella della famiglia Spinelli di Giovinazzo con l’iscrizione:”…Memoriam Spinellorum A Juvenatio Una Cum Eorum Cinere Collapsam, A Nicolao Spinelli, Qui Reginae Ioannae P.ae A Poculis Fuit Giole Comite, Matteo Spinello, Dicto De Juvenatio…” (“Tesoro Lapidario Napoletano” di Stanislao d’Aloe, pag. 241).

Poiché i fatti narrati nei Diurnali si fermavano al 15 agosto 1268 («Lo iorno di Santa Maria di mezo Agosto» – par. 210), Daniel Papebroch (1628–1714), grande Bollandista che realizzò una traduzione in latino dell’opera (“Diarum rerum gestarum in regno Napoletano”), ipotizzò la morte di Spinelli nei combattimenti contro Corradino. Angelo di Costanzo (1507-1590), nel “Proemio alla Storia di Napoli” annotò: «In volermi porre a scrivere mi vennero in mano gli annotamenti di Matteo da Giovinazzo che scrisse del tempo suo dalla morte di Federico II, sino a’ tempi di Carlo II». Da tale affermazione alcuni storici dedussero che soltanto una parte dell’opera si salvò, altri che la dichiarazione del di Costanzo era del tutto generica, o completamente errata.

Il manoscritto di Spinelli fu la prima opera in prosa volgare e fu ritenuto il più importante documento storico dei fatti accaduti nel 1200: un riconoscimento unanime da parte di tutti gli storici e letterati italiani e stranieri. Altro elemento importante che si riscontra nell’opera di Spinelli, è che il dialetto pugliese ebbe grande rilevanza nel passaggio dal latino al volgare e fu parlato in tutto il Regno delle Due Sicilie quale lingua ufficiale. Nella grandiosa opera dell’abate Ferdinando Galiani (1728-1787)“Del dialetto napoletano”, stampata a Napoli nel 1789, è riferito che «i Diurnali di Matteo Spinello ci fanno conoscere primieramente, che in Giovinazzo, e nella Puglia parlossi allora quel dialetto, che oggi è passato alla capitale».  Lo dichiarò Giuseppe Maria Galanti (1743-1806) nella “Nuova Descrizione Geografica e Politica delle Due Sicilie”: «Il dialetto pugliese era comune a tutto il Regno, e dicevasi pur Siciliano, perché si parlava nella corte del Re di Sicilia». Lo affermò Cesare Balbo (1789-1853) ne La Vita di Dante” (Firenze, 1853). Anche Francesco de Sanctis (1817-1883) nella Storia della Letteratura Italiana”  ammise che «…si leggono non senza diletto i Diurnali, o come oggi si direbbe, giornali di Matteo Spinelli, la più antica cronaca italiana, non solo per la semplicità e naturalezza del racconto in un dialetto assai prossimo al volgare, ma per la vaghezza de’ fattarelli, che pare un favellatore e non uno storico». Quest’ultima osservazione si riferiva al fatto che Matteo descrisse episodi di piccola importanza rispetto agli avvenimenti dell’epoca, come quello del 13 marzo 1248: «nella Città di Trani uno Gentiluomo de li meglio, che si chiamava Messer Simone Rocca, aveva una bella mogliere, et alloggiava in casa sua uno Capitano di Saracini, chiamato Phocax: se ne innamorao, e a mezzo notte fece chiamare  Messer Simone; et come quello aperse la porta della camera, intrao per forza, et ne lo cacciao da là senza darli tempo, che si cauzasse et vestisse, et ebbe da  fare carnalmente con la mogliere». A Simone che chiedeva giustizia l’imperatore rispose ironico: «Simone, dove è forza, non è vergogna» (- par. 2).

Galiani, nell’opera già citata, sostenne della cronaca di Matteo da Giovinazzo che «la naturalezza, e la facilità dello stile semplice, e niente ricercato, farà pruova, che lo Spinello scrisse per appunto come parlava»; ed aggiunse che «Alfonso d’Aragona…deliberò, che messa da parte la corrotta, e straziata Latina lingua, di cui fino allora erasi  fatto uso, ed abbandonato del pari il Toscano Dialetto, come non nostro, s’inalzasse il volgar Pugliese ad esser la lingua nobile della Nazione».

Altra difesa meticolosa del dialetto pugliese la svolse Giuseppe Biamonti nelle “Lettere di Pamfilo a Polifilo sopra l’Apologia del libro della Volgare Eloquenza di Dante”  (Firenze, 1821).

Tuttavia, sull’aspetto storico dei Diurnali, gli storici riscontrarono numerosi errori cronologici ed alcuni sostennero addirittura che si trattava di un falso documento redatto nel 1500. Sull’argomento si scatenò nei secoli scorsi una polemica rovente tra i difensori della bontà del documento ed i detrattori. Nel merito il duca Honoré Théodoric d’Albert de Luynes (1802-1867), famoso archeologo, nell’opera “Commentaire Historique et Chronologique sur Les Ephémérides intituléès Diurnali di Messer Matteo di Giovenazzo” (Paris, Firmin Didot, 1839) rilevò che i critici dei Diurnali avevano omesso di considerare che a quel tempo in Puglia l’anno civile cominciava dal primo settembre dell’anno precedente e volle commentare i singoli passi dell’opera dell’autore pugliese ricostruendo l’esatta cronologia degli eventi narrati. Affermazioni contestate da Camillo Minieri Riccio (1813-1882) nella “Cronaca di Matteo Spinelli da Giovenazzo. Ridotta alla sua vera dizione ed alla primitiva cronologia con un comento in confutazione a quello del Duca di Luynes sulla sua stessa cronaca  e stampato a Parigi nel 1839”- [Bologna, Seab, 1978, ristampa anastatica dell’edizione del 1865]. Bartolommeo Capasso (1815-1900), il famoso archivista napoletano, inserendosi nel dibattito sull’autenticità dei Diurnali, ne sostenne decisamente la falsità in una memoria apparsa negli “Atti dell’Accademia di archeologia, lettere e belle arti”. Un intervento che infiammò molti intellettuali meridionalisti, che ritennero fosse stato gravemente oltraggiato l’onore del Regno Napoletano e scrissero articoli polemici sulla stampa quotidiana. Tutto questo suscitò la curiosità della regina Margherita (1851-1926), che chiese chiarimenti a Giosuè Carducci, in visita nell’estate 1889.

Giovanni Bernardino Tafuri (Nardò, 1695-1760) nella “Censura sopra i giornali di Matteo Spinello da Giovenazzo” affermò: «Nel considerare poi, che negli esemplari MSS. che corrono nel nostro regno, si trovano degli errori di cronologia di molto rimarco, m’induco a sospettare che gli esemplari medesimi per negligenza ed ignoranza di chi li trasse primieramente dall’originale, sieno stati in più luoghi corrotti nelle note numerali degli anni». Lo stesso Tafuri fornì una copia al Muratori, il quale la inserì nella grande opera “Rerum Scriptores Italicorum”. La traduzione di Papebroch, contenuta ne “Propyloeum ad Acta Santorum Maji”, si trova a Viterbo. Una ricopiatura dell’originale si ritrova nella “Bibliotheca Sicula” e nella “Raccolta di tutti i più rinomati scrittori del Regno di Napoli”. Una copia era in possesso della famiglia Gesualdo ed un’altra della Biblioteca Nazionale di Francia. Effettivamente tra le varie trascrizioni dell’opera vi erano delle diversità, ma rimaneva il problema dell’errata cronologia degli avvenimenti sul quale il duca de Luynes ritenne di aver risolto il problema ricostruendo le date degli avvenimenti con l’anno civile pugliese e con quelle usualmente conosciute.

 

Anche Mola è citata nell’opera di Matteo da Giovinazzo. Nel gennaio 1255 l’amministratore della chiesa di Foligno, in nome di Alessandro IV, invitò Manfredi a sottomettersi al Papa tramite il legato cardinale Ubaldino  («Et lo Papa fece prestamente Legato Apostolico lo Cardinale Ubaldino, et fece fare gente per tutte le Terre della Chiesa »par. 80. Il cardinale Ottaviano degli Ubaldini è accanto a Federico II nell’Inferno di Dante). Nel frattempo Manfredi attraversò la Terra di Bari per recarsi in Capitanata lasciando presidi armati in ogni località attraversata («Alli 17 di Giugno [1255] lassao gente a Monopoli, a Mola, a Polignano, a Bari, a Molfetta, Trani, Barletta, et se ne tornao malato in Terra de Lavoro»- paragrafo 84). Una circostanza ritenuta del tutto erronea dagli storici locali, poiché la nostra città fu “rifondata” da Carlo d’Angiò nel 1277, dimenticando tuttavia che Mola è citata in altri documenti precedenti alla sua rifondazione.

Alla fine del primo millennio la Terra di Mola si presentava come segue:

– alcune famiglie di pescatori costituivano l’antico nucleo del borgo abitato nel tratto costiero compreso tra il Torrione ed il Castello; un nucleo di piccola importanza che non ebbe mai l’appellativo di castrum o civitas, attribuito ai centri più rilevanti [soltanto nell’opera di Guidone si ritrova la denominazione di oppidum Moles ; «Item terno miliario a litore civitas ampia extitit Celia, oppidum Moles, Turris Caesaris » (In nota: Moles hodie Mola) – pag. 466];

– nei territori limitrofi vi erano antiche comunità degli “abitatori” di grotte, nonché contadini e mezzadri attorno ad una casa signorile e ad una chiesa per le funzioni religiose.

I rari documenti esistenti attestano la presenza di una comunità a Mola. E’ noto un atto notarile del 1077 con il quale un certo Mele, figlio di Colaianni di Bari, assegnò a suo figlio Stefano le proprietà possedute a Mola (pertinenti in  Maule). Altro documento del 1123, riportato nel “Codice Diplomatico Barese”, riferisce di un certo Grimoaldo Alfenarite che donò alla Basilica di S. Nicola diversi poderi ed una chiesa esistenti in Mola (in partibus Mauli). In Mola forse morì nel 1150 il misterioso Agosmundus [nome formato forse da due parole: una greca agos (colpa, peccato) ed una latina mundus (mondo)], seppellito nella chiesa Matrice, così come attesta la lapide murata nella Cappella del Santissimo. Nelle terre di Mola esisteva già un clero nel 1171 dipendente dall’arcivescovo di Bari (De Santis, nei suoi “Ricordi Storici”, riportò il documento con il quale il clero di Mola era ammesso alle funzioni della festività dell’Assunta nel turno del 18 agosto, unitamente a quello di Santeramo, Sannicandro e Binetto). Durante la dominazione normanna e quindi sveva il piccolo porto di Mola era utilizzato per gli spostamenti sull’altra sponda dell’Adriatico o per i viaggi in Terrasanta, così come riferì Giannone nella sua “Istoria civile del Regno di Napoli” («…nel Regno di Ruggiero, de’ due Guglielmi e degli altri re suoi successori…in congiunture di viaggi e di spedizioni navali i porti più frequentati e scelti a tal fine erano  que’ di Vesti, Barletta, Trani, Bisceglia, Molfetta, Giovenazzo, Bari, Mola e di Monopoli»pag. 509, edizione a cura del molese Lionardo Panzini [Leonardo Pansini] – Milano, 1824). Nel “Cartularium Cupersanense” si parla di un certo Chirico, figlio di Giovanni da Mola, che conferisce alcuni privilegi alla sua futura moglie, davanti a giudici ed al notaio, il giorno 31 gennaio 1244.

Matteo Spinelli non fu un personaggio importante od un illustre letterato. Il suo giornale, tuttavia, rimane un documento di grande rilevanza, sia per conoscere gli avvenimenti storici compresi tra la morte di Federico II ed il regno di Carlo I d’Angiò e sia per attestare, in modo inequivocabile, che la Puglia era in quel tempo terra di potere e di cultura. Il primo regno normanno si ebbe in Puglia (Questo Regno da che fu stabilito da’ Normanni fu chiamato Regno di Puglia… fino all’anno 1501, in cui fu diviso in due parti. Le Provincie di Puglia, Basilicata e Calabria furono tenute da Ferdinando Re di Spagna; il resto, che separato dalla Puglia, chiamossi ‘Regno di Napoli’, fu tenuto da Ludovico XII, Re di Francia. Dopo quattro anni tutte le provincie furono sotto la dominazione di Ferdinando, il quale forse per mostrarsi possessore di queste ultime, che la capitale contenevano, chiamar si volle ‘Re di Napoli’. [Saggio sulla popolazione del Regno di Puglia…pag. 39- Luca de Samuele Cagnazzi]). Dalla Normandia venne in Italia Tancredi, conte di Hauteville (Altavilla), e suo figlio Guglielmo Bracciodiferro fu primo conte di Puglia. Ultima degli Altavilla fu Costanza, moglie di Enrico di Svevia e madre di Federico II.

Il tallone d’Italia era, con i suoi lussureggianti boschi ed i suoi castelli, l’ambiente preferito dei sovrani; nei palazzi reali di Foggia e di Bari, alle tavole imbandite dei castelli della Terra di Bari, si declamavano poesie in volgare. La sede dello studio del volgare fu realizzata nella capitale del regno, a Palermo, ma in tante parti della Puglia fiorivano “cenacoli di poeti”. Lo stesso Federico II si dilettava in componimenti poetici e le sue due più belle liriche (Poi che ti piace amor” e “De la mia disianza”) forse furono dedicate alla sua dolcissima Bianca, madre di Manfredi. Quest’ultimo sposò Elena Angelo Comneno il 2 giugno 1259 a Trani e si trattenne per qualche tempo a Barletta dedicandosi agli ozi ed alla poesia. Lo Svevo era forte, coraggioso, esuberante e, come il padre Federico II, fu poeta della celebre Scuola Siciliana. Di lui scrisse un cronista: “et sciebat bene cànere et cantiones invenire”( e sapeva cantare bene e inventare canzoni).  Spesso si univa di notte a musici e trovatori e passeggiava per le strade cantando romanze d’amore: «Lo Re venne a Barletta, et ‘nce fece stantia molti mesi; et nelle feste di Natale se ´nce fece gran triunfo, perché ogni iorno se ne fecero balli, dove erano Donne bellissime d’onne sorte, et lo Re presentava equalmente a tutte, et non se sapea, quale chiù li piacea» (par. 136); «Lo Re spisso la notte esceva per Barletta,  cantando Strambuotti  et Canzuni, che iva  pigliando lo frisco,  et  con isso ivano dui Musici Siciliani, ch’erano gran Romanzaturi » (par. 140).

                                                                                                

 

GLI ORGANI DI GOVERNO E BUROCRATICI DEL COMUNE

7 Luglio 2008 0 Commenti - Articolo letto 591 volte.

L’attribuzione delle competenze istituzionali e procedurali

                                               parte

                                        Giuseppe Liotine*

 

Premesse

Fino all’emanazione della legge 08.06.1990 n° 142, l’ordinamento dei comuni era regolamentato prima con leggi dello Stato e poi, con la formazione delle Regioni, anche con leggi regionali; ed i comuni erano quasi soggetti a tutela degli enti statali, ai quali il testo unico della vecchia legge comunale e provinciale del 1934 ed il vecchio regolamento di attuazione attribuivano estesi controlli sulle procedure operative.

L’ordinamento dei comuni era articolato osservando la concezione amministrativa napoleonica, che attribuiva al Sindaco ogni funzione e competenza di vertice nello svolgimento dei vari servizi comunali: il Consiglio aveva funzioni di indirizzo e controllo della attività politica e amministrativa del comune, mentre la Giunta ed il personale dell’amministrazione, anche a livello dirigenziale, aveva compiti di collaborazione con l’attività del Sindaco, il quale aveva solo facoltà di delegare funzioni entro limiti subordinati alla sua potestà.

Tutte le deliberazioni del comune costituivano attività adottate sotto peculiare responsabilità del Sindaco e la loro esecutività era subordinata a preventivo parere, sia di legittimità che di merito, in un primo tempo  della Giunta Provinciale Amministrativa (GPA) operante presso la Prefettura, e poi del Comitato Regionale di controllo (Co.Re.Co) operante presso la regione di appartenenza.

L’ordinamento tecnico, amministrativo e finanziario dei comuni, che era stato concepito quando i servizi erogati alla collettività erano molto contenuti per quantità e per difficoltà tecniche, si era, dopo l’ultimo conflitto mondiale, notevolmente espanso con la crescita della società: si erano moltiplicati i servizi e l’attività tecnica dei comuni, che rendevano sempre più onerosi e variegati gli impegni ed il controllo dell’attività collaborativa del personale di gestione.

L’ambizione dei singoli in tali condizioni, davano luogo a frequenti contestazioni, con conseguenti crisi di governo che condizionavano negativamente l’azione realizzativa dell’attività programmata. Ai frequenti accadimenti di situazioni di crisi, seguirono forti istanze dei cittadini responsabili, che impegnarono i vertici dell’amministrazione ad elaborare nuovi principi e disposizioni in materia di ordinamento degli enti locali, e diedero luogo all’emanazione della legge 08.06.1942 n° 142 che, con le successive modifiche costituzionali volte ad adeguare la legislazione statale e regionale ai principi di autonomia e decentramento, conclusero la complessa storia legislativa delle autonomie locali con l’emanazione del testo unico in materia di enti locali (TUEL) 18.08.2000 n°267, che costituisce tappa fondamentale per la sistemazione delle autonomie locali ed il riordino ed attribuzione delle competenze, nettamente distinte fra gli organi di governo ed il personale dirigente dei comuni.

 

IL DESTINO DEI RIFIUTI: IL DIBATTITO CONTINUA

7 Luglio 2008 0 Commenti - Articolo letto 440 volte.

Raffaele Di Marino

 

A conclusione del mio ultimo articolo, venuto fuori da una positiva “provocazione” dell’amico Miccolis (ti devo dire, caro amico, che non sono ingegnere ma soltanto un chimico industriale) mi presi l’impegno di approfondire l’argomento del trattamento biologico a freddo, comunemente chiamato TMB, facendo le mie modeste ricerche, visto che mi sono, per oltre trent’anni, occupato di depurazione dei liquami e soltanto di striscio, perché mi dovevo occupare di fanghi di depurazione, ho incrociato il problema dei rifiuti solidi con tutto ciò che comporta.

Nella mia esperienza ho avuto l’occasione di imparare che non esiste un’unica soluzione a un problema complesso come quello di rifiuti, ma vi sono diverse soluzioni, faticose, costose e che comunque devono essere assunte tempestivamente, con coraggio e responsabilità per cancellare un male del nostro ambiente. Quello che non si deve assolutamente fare è di mettere la testa sotto la sabbia come gli struzzi o peggio ancora, dopo avere delegato alle istituzioni pubbliche problemi che cominciano da noi, ci “divertiamo” a fare il tiro al bersaglio prendendo di mira i soliti politici, perdendoci in polemiche sterili riguardo alla soluzione del problema ma, devo sospettare, efficace per chissà quale altra intenzione.

Qualche giorno fa mi sono trovato per caso ad ascoltare un pezzo della trasmissione televisiva di Michele Santoro, “Anno Zero”, discutevano di rifiuti e discariche, e quelle poche frasi che ho ascoltato mi hanno lasciato molto amareggiato perché, vedere intelligenze così profonde utilizzate così male argomentando su una situazione così delicata come quella dei rifiuti a Napoli, con il chiaro intento di fare consapevolmente disinformazione , bandendo la cultura dai loro argomenti. Non è stato, almeno per me, uno spettacolo piacevole.

Ritengo che l’ultima cosa che i cittadini devono ricevere è proprio la distorsione dell’informazione; hanno bisogno invece di essere aiutati a leggere la realtà, perché chi cerca percorsi miranti a individuare soluzioni compatibili con la salute dell’uomo e dell’ambiente, lo fa per tutti e non per se stesso; lo fa non perché appartiene a un altro pianeta, e si vuole divertire a dare qualche fregatura ai poveri terrestri, ma perché vuole mettere a disposizione onestamente tutte le sue conoscenze, senza creare panico per risolvere una delicatissima questione che sta mettendo a repentaglio la vita stessa del pianeta.

 

 

 

 

 

 

 

LA FORZA DI EOLO

7 Luglio 2008 0 Commenti - Articolo letto 410 volte.

Dopo l’industria della “monnezza”, per Mola anche il nucleare? Eppure l’alternativa c’è.

L’energia eolica è una valida alternativa “pulita” ed eco-sostenibile alle fonti basate sul consumo di combustibili tradizionali (petrolio, carbone), ai termovalorizzatori  e all’efficiente, ma rischiosa, energia nucleare. In sostituzione delle fonti energetiche inquinanti prospettate per il nostro territorio, Mola potrebbe chiedere a Stato e Regione l’installazione di un impianto eolico off-shore: da posizionare cioè al largo della nostra costa, azzerando ogni rischio ambientale e ottenendo notevoli benefici occupazionali. E a Manfredonia, sull’esempio degli impianti del mare del Nord, è già stato presentato il progetto.

Andrea G. Laterza

E’ ormai certo. Il governo Berlusconi procede spedito con i suoi programmi di reintroduzione in Italia dell’energia nucleare. Sono in corso di individuazione i siti ottimali per l’insediamento delle centrali di ultima generazione. E ormai non è più una sorpresa per nessuno: secondo notizie della stampa nazionale, circolate prima delle ultime elezioni politiche, anche Mola rientrerebbe tra le località di cui insistentemente si parla.

Mola, “territorio bersaglio”

Tuttavia, la reale portata della notizia ha più che altro il sapore di una “provocazione” in funzione anti-nucleare, escogitata da un esponente Verde della Regione Toscana, poiché alcuni parametri davvero non tornano. Intanto, una centrale nucleare necessita di grandi spazi a disposizione e possibilmente dovrebbe sorgere in una località isolata e facilmente evacuabile.

Il territorio molese, per contro, è piuttosto angusto e densamente urbanizzato. Inoltre, una centrale nucleare ha bisogno di una cospicua fonte di acqua per il raffreddamento dell’impianto: solitamente le ubicazioni ottimali sono nell’intorno dei fiumi e dei laghi. Il territorio molese non dispone di queste fonti di acqua dolce e, quindi, l’unica possibilità sarebbe rappresentata dal raffreddamento con acqua di mare, così come si fa, ad esempio, con le centrali nucleari britanniche. Tuttavia, secondo il periodico “La nuova ecologia”le centrali nucleari britanniche, a causa del raffreddamento ottenuto mediante l’aspirazione dell’acqua marina, sarebbero responsabili di un’ecatombe: miliardi di piccoli pesci e crostacei, ma sopratutto larve o uova, vengono infatti risucchiati ogni anno dalle pompe delle centrali e uccisi durante il processo di raffreddamento. E in alcune aree del Regno Unito il prezzo da pagare per questo disastro è quasi il 50% del pescato. Un impianto britannico risucchia infatti circa 60 metri cubi d’acqua marina al secondo, mentre quelli francesi – dislocati lungo il canale della Manica – arrivano a 120 metri cubi”.  

In ogni caso, per l’ubicazione di una centrale nucleare,  Mola presenta il non trascurabile vantaggio di trovarsi in una zona a rischio sismico prossimo allo zero e con un rischio idrogeologico relativamente basso, pur se le classificazioni attuali del PAI (Piano di assetto idrogeologico) non tengono conto, come dovrebbero, dell’ultima alluvione del settembre 2006, che tanti sfaceli ha provocato al nostro territorio. Infatti, non è difficile ricordare il cedimento del ponte sulla Gravina di Monsignore e l’allagamento di una vasta area nell’intorno della linea ferroviaria.